Diario dello smarrimento di Andrea Di Consoli

Home / Recensioni / Diario dello smarrimento di Andrea Di Consoli

Il fanciullino è conservato intatto nell’animo dello scrittore Andrea Di Consoli, forse solo un po’ cresciuto, ora che è padre e uomo in evoluzione. Lo immagino riflettere e camminare per le strade, lungo i vicoli, attraverso i pertugi, in cui posa il suo sguardo di archeologo sociale ed esploratore senza meta. È un uditore di storie, colui che parla in questo diario, dove trovano spazio racconti di cuori e dolori altrui: indimenticabile a riguardo il paragrafo sulla “creatura nordafricana” in treno.

Diario dello smarrimento di Andrea Di Consoli (InSchibboleth edizioni, 2019, pp. 176, euro 15) è un libro colmo di pathos, che ci descrive un pezzo della storia d’Italia, senza vergognarsi di mostrare la sofferenza e il contraddittorio sentimento viscerale di appartenenza. L’Italia qui è protagonista, soprattutto il sud; c’è Napoli e poi ci sono Fratta e Rotonda, dove l’autore ha vissuto da bambino, nella Basilicata contadina; c’è la Roma che Di Consoli vorrebbe indietro, quella di Flaiano e altri, quella dei “falliti di lusso”. Ci sono i personaggi conosciuti a Saxa Rubra e, come in un film, Little Tony è un cameo, che simboleggia l’irrefrenabile paura della morte. La telefonata con Giancarlo Giannini, e l’ipotesi di un romanzo, protagonista: Luisa Corna. Nel testo trovano spazio immagini intense e interrogativi profondi. Nel suo domandarsi circa l’esistenza di Dio, l’autore scrive: “Se Dio esiste, Dio è i miei figli che dormono, protetti dal mio sguardo stanco. Nulla è più potente e fragile, di queste mie mani rosse sulla loro testa. Con gli occhi chiusi bevo il loro respiro buono e caldo”. Anche la notte è protagonista, benedetta dai rumori della strada, della caldaia, di quelle volte in cui i figli dicono una parola nel sonno. Mentre Di Consoli fuma in solitudine, come un Jean Gabin in bianco e nero. L’autore cerca la bontà che ha quell’unica forza che può generare la compassione: “il momento più alto di un uomo: quando, ricevendo il male, egli piange per la sofferenza del suo carnefice”. Di Consoli conosce e sa descrivere l’animo umano sin troppo bene; lo smarrimento, invece, parrebbe quello di un uomo fuori dal tempo, costretto alla contemporaneità molteplice ed enigmatica. La casa che una volta era quella in cui stavano anche i nonni è perduta. Oggi cosa è la casa? Lo stile è ora aulico, ora onirico, poi colloquiale e infine lucido, con una scelta di aggettivi precisi.Carl Gustav Jung sostiene che si scriva per se stessi; questo infatti è un libro che non ha un pensiero di stampo divulgativo, non è un diario dei luoghi comuni e in questo anche sta la sua cifra inconfondibile che mi fa sentire “le carezze” della letteratura. E se volete percepire, avere coscienza o “un ascolto abissale” sull’esistenza umana, queste pagine vi saranno care, anzi carissime. Con il Diario dello smarrimento possiamo dire addio alle emozioni virtuali.

Andrea Di Consoli, Diario dello smarrimento, 2019, pp. 176, euro 15, InSchibboleth edizioni, collana Margini diretta da Filippo La Porta.