Emmanuel Venet anteprima. Fila dritto, gira in tondo

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Dopo aver dato alle stampe L’interpretazione dei sogni, Sigmund Freud cambiò la storia della letteratura, prim’ancora che della prassi medica. Quando ancora non era del tutto chiaro il suo procedimento della cura attraverso il linguaggio, scrittori come Italo Svevo si dissero scettici sull’utilità terapeutica, ma subito entusiasti sul piano letterario. Schmitz intuì quanto, le teorie psicanalitiche, spalancassero le porte a soluzioni narrative che prima non erano immaginabili. Ogni comportamento, per quanto balzano, trovava nella psicanalisi la sua giustificazione.

Arthur Schnitzler era un medico, invece, e meglio ne comprese la prassi, la terapia, il giovamento. Contemporaneo e concittadino di Freud, era scrittore. Celebre il suo Doppio Sogno, ne divenne l’alter ego letterario. La stima tra i due fu tale che, per timore reverenziale, preferirono scambiarsi lettere piuttosto che diventare amici.

Non è possibile, oggi, immaginare la vita e l’arte scissa dal pensiero Freudiano. Lo sa benissimo il lionese Emmanuel Venet perché psichiatra, prima di tutto. Uno psichiatra che scrive. Prehistorica Editore porta in Italia il suo ultimo romanzo dal titolo Fila dritto, gira in tondo, tradotto da Lorenza Di Lella e da Giuseppe Girimonti Greco, con una postfazione di Éric Chevillard. Si tratta di un romanzo breve. Durante il funerale della nonna, il protagonista rievoca il suo passato e quello della sua famiglia, le loro contraddizioni, i difetti, soprattutto, i vizi e le pochissime virtù.

Affetto dalla sindrome di Asperger – una particolare forma di autismo ad alto funzionamento – quest’uomo di mezza età appassionato di Scrabble e d’incidenti aerei, non è in grado di mentire.

La sindrome diventa, per Venet, l’espediente perché il lettore si possa fidare della sua versione. Questa malattia che lo isola, che gli fornisce prodigiosa memoria, diventa il vetro ripulito da cui sono state cancellate le ombre, le venature e tutte quelle alterazioni che la vita impone perché la si possa sopportare.

La menzogna, la doppiezza, l’insopportabile alterazione delle versioni dei fatti, rappresentano il ballo sociale dal quale il protagonista è sottratto per costrizione. Unico amore Sophie Sylvestre, compagna di scuola e attrice fallita. Donna bellissima, idealizzata e frutto dell’unica aspirazione, della frustrazione e della passione che rendono umano questo novello Portnoy.

Pierangelo Consoli

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Non capirò mai perché, ai funerali, cercano sempre di farci credere che c’è una vita dopo la morte e che il defunto, da vivo, non aveva difetti. Se esistesse davvero un Dio misericordioso, sarebbe lecito domandarsi in virtù di quale capriccio ci lasci ad aspettare per decenni in questa val- le di lacrime prima di concederci la vita eterna; e se davvero gli uomini si comportassero in modo così virtuoso come ci viene detto a posteriori, allora l’umanità non conoscerebbe né le guerre né le ingiustizie che affliggono gli animi sensibili. Spesso mi obiettano che tendo a schematizzare le situazioni complesse per via della sindrome di Asperger da cui sono affetto, ma in realtà io mi limito a ragionare in modo logico, come tutti dovrebbero sforzarsi di fare.

A quarantacinque anni compiuti, uscito dall’infanzia da un bel pezzo e poco propenso, ormai, a gingillarmi con le illusioni, rivendico il diritto di avere un’opinione su questioni del genere. Nella fattispecie, questo è il quarto funerale cui assisto in vita mia, e per l’ennesima volta sono letteralmente disgustato dagli spropositi che mi tocca sentire. La prima volta, nel millenovecentottantacinque, seppellivano il cugino Henri a Saint-Léger-de-Vaux, vicino Givry. Il parroco, nell’elogio funebre, parlò di lui come di un infelice che aveva molto sofferto nel corso della sua vita terrena, ma io me lo ricordo come un uomo affabile e gioviale che andavamo a trovare una volta all’anno dal viticoltore per cui lavorava, e che era sempre felice di farci avere, grazie ai suoi magheggi, del Mercurey per quattro soldi. La seconda volta, cinque anni dopo, seppellivamo la signora Figueira, la portinaia del nostro palazzo, che il prete descrisse come una santa, quando tutti sapevano benissimo che spettegolava a più non posso e metteva in giro voci su tutti i condomini, a cominciare da me. La terza volta, nel duemilauno, piangevo nonno André, uomo davvero eccezionale e miscredente come pochi, che quello stupido del celebrante ha voluto far passare per un cittadino comune che aveva semplicemente esercitato un bel mestiere, mentre nonno André è stato uno dei dieci più grandi ingegneri del Genio Civile al mondo e avrebbe meritato i funerali di Stato.

Oggi è la volta di nonna Marguerite, che vorrebbero far passare per una donna generosa e gentile, revisionismo di cui nessuno intorno a me sembra indignarsi. Intendiamoci, non sono un fanatico della verità, mi sta benissimo che si trucchi una salma per renderla presentabile alla famiglia prima di avvitare il coperchio della bara, e che si eviti di passare in rassegna i difetti del defunto. Ma da qui a presentarlo sotto una luce completamente ingannevole c’è una bella differenza, su cui non sono disposto a transigere. A detta di chi mi sta intorno, farei meglio ad accettare compromessi di questo genere, e in linea di massima a piegarmi alle esigenze della vita sociale, ma io proprio non ci riesco. La sindrome di Asperger, un’anomalia dello sviluppo classificata tra i disturbi dello spettro autistico, e che somiglia all’idea che mi sono fatto del superuomo nietzschiano, mi rende asociognosico, ovvero incapace di piegarmi all’arbitrarietà delle convenzioni sociali e di ammettere il carattere sostanzialmente relativo dell’onestà. Sono pronto a riconoscere i miei limiti in questo ambito, tanto più che mi danno diritto a un vitalizio modesto ma provvidenziale. Nondimeno, sono convinto che sarebbe più sano preferire la verità alla menzogna, e che l’umanità dovrebbe impegnarsi ad aprire gli occhi ai creduloni e a punire gli approfittatori che alimentano il clima di doppiezza e di impostura nel quale, per nostra disgrazia, la nostra specie è immersa fin dalla notte dei tempi.

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