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Crocifissione, 2020, Courtesy Lorenzo Puglisi

Se vai al bar e chiedi un caffé e per quattro volte di seguito ti danno invece una banana non è un caso, significa che ti vogliono dare una banana. L’altro giorno centinaia di giovani si sono menati sulle rive del Garda. Tra le opzioni che iphone ti da per scrivere la e, ora come terza dopo quella con due accenti uno grave uno acuto è comparsa la e rovesciata o shwa. La e del nuovo fascismo linguistico e dunque sociale. Così come la Z degli invasori russi e della ideologia putiniana non è comparsa magicamente o per volontà popolare sui muri ucraini, così la e rovesciata simbolo della ideologia gender non è apparsa a seguito di uno stragrande uso popolare, ma perché imposta da certe élite turbocapitaliste che hanno bisogno di presunte “ideologie dei diritti” per sembrare buone. E rimbambire i più giovani. L’altro giorno un ragazzo mi ha detto: “quando ho visto che Amazon sponsorizza il gay pride mi sono fatto qualche domanda”.

Ecco, almeno il ragazzo qualche domanda se la fa. Molti invece si sorbiscono l’avvento di Eurovision di cui non ce ne fragava niente a nessuno da sempre, come manifestazione musicale imperdibile. La tremenda siderale diseducazione del gusto operata sui giovani – in nessuna scuola italiana spiegano il senso vero della parola arte e la letteratura è insegnata in modo da ucciderla- non avviene per caso. Con la complicità di migliaia di borghesucci insoddisfatti e frustrati ma a cui è stato assicurato uno stipendietto fisso, avviene il più grande e sistematico e statalizzato “furto del linguaggio dell’anima” ai nostri giovani. Il linguaggio che legga le anime e le offra in relazione dinamica e drammatica con il mondo. E come si vede nei bambini piccoli, se non si impara a parlare si diventa violenti, in quanto ansiosi. Alcuni menano, molti si calmano con le droghe, alcuni vagano come pazzi. Altri si cercano in metamorfosi dolorose e vane. Solo diritti e “benessere” come paradiso. Un ateismo feroce e sorridente. E si paga già un prezzo alto in dismissione dal lavoro, dall’impegno, dal senso di prospettiva. Stanno riuscendo a creare una generazione di consumatori solitari e rimbambiti. Ma sono i nostri figli. Spero in padri guerrrieri.

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