Antonello Saiz incontra Giovanni Bitetto, Alessio Forgione e Alfredo Palomba

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Cosa deve fare una buona libreria di progetto, una libreria che si prefigge di essere laboratorio culturale permanente all’interno di una città?

Prima di tutto riuscire a intercettare quanto di buono succede di interessante nell’editoria italiana. Se poi, questa vivacità, arriva da giovani talenti, che fino ad allora hanno fatto sentire la loro voce solo nel panorama delle varie riviste cartacee o in web, una buona libreria e dei bravi librai devono saper raccogliere la sfida ed essere coraggiosi.

Andare a cercare e proporre questi autori, sperimentando dove gli altri librai non hanno il coraggio di andarsi ad addentrare. In questo modo, quella che per altre librerie può essere considerata un’azione suicida, per noi diventa un percorso obbligato da seguire.

Non so se si può chiamare fiuto, ma, ad esempio, noi abbiamo messo in programmazione da sin da novembre ben tre giovani scrittori e volutamente sistemati uno dietro l’altro nelle presentazioni: Giovanni Bitetto, Alessio Forgione e Alfredo Palomba. Abbiamo stretto un patto coi lettori e a quel patto vogliamo tenere fede. Sapere, poi, che successivamente i tre libri da presentare, Scavare, Giovanissimi e Teorie della comprensione profonda delle cose, si sono piazzati in buone posizioni nella Classifica di Qualità de L’Indiscreto ci ha riempito di fiero orgoglio per le nostre scelte. Nel caso di Palomba è arrivata pure la candidatura al Premio Strega nei giorni imminenti la presentazione.

Tre giovani trentenni, o quasi perché Giovanni Bitetto, ad esempio, è nato addirittura nel 1992. Tre giovani autori, dalla forte personalità, capaci di sorprendere e spiazzare, sapendo, ognuno a suo modo, scavalcare la banalità ovvia di certi canoni precostituiti e sapendo regalare al lettore tre belle storie.

Perché alla fine quello che conta è saper proprio regalare belle storie al lettore, trovando il linguaggio giusto e la voce più appropriata e personale possibile. Tre libri parecchio diversi tra loro e ognuno con una sua inconfondibile voce. In una città sonnolenta come Parma, Capitale italiana della Cultura 2020 (per ora, dopo due mesi, molto sulla carta!) l’arrivo in città di tre giovanissimi autori, per noi, è servito come stimolo per smuovere le acque, introdurre elementi nuovi, e volerci infilare là dove gli altri non vogliono arrivano. E poco importa se chi fa Cultura in città e anche la stampa cittadina ignora tutto questo. La vera Cultura per noi rimane quella che viene fatta, attivamente, dal basso.

Prendiamo il caso del secondo romanzo di Forgione. Potevamo non invitare e avere in programma il libro di un ragazzo che è talento puro? Si intitola Giovanissimi e lo ha scritto questo ragazzo di Napoli che solo un anno e mezzo fa ha esordito col il suo primo romanzo. Romanzo che ha vinto, in ordine, il Premio Berto 2019, il Premio Intersezioni Italia-Russia, ed è stato menzionato dalla giuria del Premio Campiello e finalista al Premio Libro dell’anno di Fahrenheit.

Uscito per NN Editore nel settembre del 2018, il suo Napoli mon amour ha avuto un grande successo di critica e di pubblico e presto sarà pubblicato in Francia dalla casa editrice Denoël e in Russia dalla casa editrice Ripol Classic. Definito da più parti l’erede di Raffaele La Capria e del suo Ferito a morte, grazie a questo libro è stato invitato a palazzo Donn’Anna a un Reading in presenza del grande scrittore napoletano. Al teatro Mercadante di Napoli dal 23 aprile al 3 maggio 2020 andrà in scena anche l’adattamento teatrale a cura di Mariano D’Amora con la regia di Rosario Sparno.

In libreria, per la nostra cronaca, dobbiamo sottolineare che abbiamo parlato a lungo di questo romanzo che racconta la vita di un ragazzo di un quartiere di Napoli. Ma accanto al romanzo, grazie anche alla presenza di un abile interlocutore come Jacopo Masini, che da sei anni ci aiuta ad allestire serate frizzanti, ci siamo introdotti nel campo della letteratura alta citando Carlo Cassola de La ragazza di Bube ma anche quello di I vecchi compagni, Fausto e Anna, Un matrimonio del dopoguerra, Rosa Gagliardi, La visita. Poi, ovviamente, ci siamo soffermati a lungo su Raffaele La Capria, ma anche su Sofia Coppola con Lost in Translation e Marie Antoinette e il paio di Converse All Star (fatte indossare volutamente a Kirsten Dunst in modo da ritrarre Maria Antonietta come una tipica ragazza adolescente) e ancora il fumetto La Lupa di Lorenzo Palloni, e il disegnatore Leone Frollo.

Le serate con Giovanni Bitetto e Dario De Cristofaro su Scavare e con Alfredo Palomba e Andrea Donaera su Teorie della comprensione profonda delle cose, ovviamente, non sono state da meno. Il livello della discussione è sempre stato parecchio alto, per questi tre libri molto diversi, dicevamo, ma con tre voci originalissime.

Originali a tal punto da aver saputo trovare il giusto linguaggio per votarsi alle storie che hanno voluto raccontare: dalla scrittura veloce fluida e avvolgente di Forgione, passando a quella barocca e ricercata di Bitetto fino ad arrivare a quella efficacia e ironica e dissacrante di Palomba. Libri capaci di interrogare il lettore e anche di lasciare in bocca il sapore amaro che la riflessione obbligano ad avere. Storie che sono un regalo per i lettori.

Che siano i dolori violenti o le speranze del ragazzino quattordicenne di Forgione, o l’amicizia tra il filosofo e lo scrittore nichilista di Bitetto, o ancora gli orribili irregolari che popolano il libro di Palomba, l’invito ai lettori veri è di dare credito e fiducia a questi ragazzi. I critici, quelli veri, quelli importanti hanno scomodato per Forgione, oltre a La Capria anche Pasolini, per questo suo secondo libro.

Molte osservazioni, sicuramente vere, ma io credo che lui, come gli altri due ragazzi, abbiano una voce tutta loro e talmente autentica da potersi meritare già un posto di tutto rispetto nella letteratura italiana. Il loro modo di scrivere a me è piaciuto tantissimo, al netto che gli scrittori italiani non incontrano spesso il mio favore, perché li trovo ripetitivi e incapaci di osare. Lavorano come dannati su incipit meravigliosi poi a metà si perdono e terminano con quei finali aperti che non dicono assolutamente nulla. Incapaci di studiare e approfondire, gli scrittori italiani finiscono per replicare la solita zuppa riscaldata che non sa di nulla. Qui invece abbiamo tre romanzi che incuriosisco e scuotono il lettore a ogni pagina. E questo, infondo, deve fare anche un libro buono, saperti scuotere.

Giovanni Bitetto, già affermato giovane critico letterario, ha esordito con Scavare nella nuova collana Incursioni di Gaffi – Italosvevo Editore. Un’amicizia consumata dall’ambizione e l’irreparabilità della morte sono tutte raccontate nel corso di una notte ossessiva di conti da fare. In un lungo monologo notturno il racconto di un’amicizia, prima simbiotica, poi conflittuale, fra uno scrittore nichilista e un filosofo marxista, entrambi scappati dalla crudeltà di un paese del meridione verso Bologna. E tra i portici, le redazioni e le biblioteche di Bologna quel legame si corrode, perché, in fondo, ogni amicizia nasconde il seme della rivalità.

Un romanzo verità, quello di Alessio Forgione, Giovanissimi, ambientato in una delle tante periferie di Napoli, Soccavo. È qui che vive il quattordicenne Marocco, da solo con il padre, perché la madre, quando lui aveva nove anni, li ha abbandonati senza dire il motivo e senza lasciare tracce. Con questa assenza/presenza vissuta come una ferita che sanguina, trascorre le sue giornate tra le mattinate in un liceo, che non gli piace, e gli allenamenti senza entusiasmo con la squadra di calcio, dove pure è considerato una promessa, insieme a Gioiello, Fusco e Petrone. Alla scuola e alla professoressa Raiola preferisce ciondolare con gli amici del quartiere o starsene casa a leggere Dylan Dog. Due persone cambieranno la sua esistenza, l’amore di Serena e Lunno, l’amico più caro a cui aveva scelto di non assomigliare. Un romanzo di prime volte e tradimenti in questo mondo di ragazzini che crescono da soli.

Nel romanzo di Alfredo Palomba edito dalla casa editrice di Pomigliano d’Arco, Wojtek, c’è tutto e il contrario di tutto. Un romanzo bello e surreale popolato da tanti personaggi, ognuno con le sue brutture. C’è un’antica torre, la stessa ben stilizzata in copertina, che domina una città di provincia di nome Paesone, situata nella Valle del fiume Scafato. Una storia di provincia in cui si muove questa galleria di personaggi apparentemente lontani l’uno dall’altro ma tutti, ugualmente, disumani e ridicoli: l’autore di un blog anonimo, un ragazzino geniale, un aspirante poeta, un tossicodipendente pazzo che crede di essere un cavaliere errante, un trentacinquenne disturbato.

Personaggi orribili, irregolari e dissonanti, ciascuno diretto verso un personale orizzonte degli eventi, e fedeli solo alla verità del loro stesso sguardo: come ammassi stellari, procedono esibendo le proprie certezze e la propria particolare geometria «circondati da segni da decifrare e mettere insieme per provare a ricomporre il mosaico e acquisire una visione il più globale possibile, che riveli il senso, la teoria della comprensione profonda delle cose».

La cosa molto bella è che questo libro di Alfredo Palomba è parecchio piaciuto a Alessio Forgione, che recensendolo sul Corriere del Mezzogiorno, lo ha paragonato a La schiuma dei giorni di Boris Vian.

Antonello Saiz