Colpetti film festival: quando il cinema parla di sessualità

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Ilaria Cerioli

Tutti trombiamo più o meno con una certa frequenza. Lo facciamo, l’abbiamo fatto e se, siamo qui, qualcuno lo ha fatto talmente bene da metterci al mondo. Eppure, nonostante fare sesso sia l’attività più semplice, naturale e spontanea tra gli esseri umani, ancora oggi parlarne in Italia è un problema. Ma soprattutto parlarne a scuola è un’impresa complessa. Se proprio occorre, lo si delega agli esperti della sanità locale, a denti stretti attenti a non esplicitare troppo.

A scuola, quindi, si preferisce evitare l’argomento e, quando capita di affrontarlo, avviene in modo asettico, quasi scientifico. Guai a utilizzare espressioni troppo esplicite o mostrare scene ambigue nei film che noi docenti presentiamo agli alunni. Occorre selezionare i titoli per evitare che nel film, ad esempio, si accenni al gender. Il pericolo, infatti, è quello di urtare la sensibilità di chi appartiene ad altre fedi religiose o ai movimenti Pro Vita e Famiglia.

Parlare di sessualità nelle nostre aule è decisamente più difficile oggi rispetto trent’anni fa, quando frequentavo i primi anni di liceo. Mi ricordo bene in classe la diffusione dei volantini e libretti informativi. Tra coetanei si parlava di sesso e la verginità, per noi ragazze nate negli anni settanta era un affaire politico.

Oggi il sesso sembra scomparso dalla scuola. Non se ne parla più in classe così come nelle assemblee tra gli studenti. Eppure l’età dei primi rapporti è decisamente più bassa di un tempo. Se nessuno vuole affrontare la verità, in compenso la pornografia è molto più presente sia a livello di immaginario erotico tra gli adolescenti sia nel tipo di linguaggio utilizzato.

Si utilizzano termini volgari e provocatori, soprattutto denigratori nei confronti delle donne. per cui spesso mi capita di sentire alunni e alunne apostrofarsi con espressioni come “quella troia” oppure “gay, busone ecc..” con senso dispregiativo.

Non è un caso, infatti, che fenomeni come il Revenge Porn e il cyberbullismo siano frequenti e se You Porn e i siti hard siano diventati gli unici canali di informazione per gli adolescenti.

Dalle rivelazioni effettuate dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza il sesso on line è molto in voga. Si stima che almeno un ragazzo o una ragazza su venti abbia mandato foto intime al partner o a sconosciuti incontrati in chat.

Insomma uno studente o studentessa per classe ha inviato foto delle sue parti intime o mentre pratica sesso. Il sexting è diventato un gioco da ragazzi, spesso anche condiviso tra generazioni diverse. E non è affatto vero che gli adulti abbiano più dei giovani la percezione di quanto possa essere pericoloso diffondere quel tipo di immagini, soprattutto se non si conoscono bene le persone. Ma preferiamo fingere che il problema non ci appartenga e che non appartenga ai nostri figli nonostante ci siano già state vittime sia del Cyberbullismo sia del Revenge Porn.

Ovviamente le vittime più esposte al ricatto sessuale sono le donne. Per questo occorre promuovere l’informazione non solo a scopo di tutela ma soprattutto per insegnare come vivere consapevolmente la sessualità, libera da paure e condizionamenti. L’omertà che vige a scuola anche sulle malattie sessualmente trasmissibili è davvero imbarazzante.

Eppure sono in aumento i casi di Clamidia, Papilloma Virus, Gonorrea, Epatite e Sifilide. Non esiste solo l’HIV, ma un ampio ventaglio di possibilità se non si prendono le adeguate precauzioni. Nell’articolo diLa Repubblica del 8 novembre 2018 già si denunciava la necessità di intensificare la campagna di prevenzione nelle scuole. Da un’inchiesta del 2019 IST, infatti, si registra che in Europa quasi il 70% di infezioni da Chlamidia siano riportate da giovani con un’età compresa tra i 15 e i 24 anni. A questi dati segue il 37% di infezioni da Gonorrhoea. Secondo il rapporto Censis 2019 anche in Italia prevale la totale ignoranza e noncuranza verso un sesso sicuro e consapevole: di fronte al 70% dei ragazzi che usa il preservativo, il 17, 6% ritiene che sia sufficiente la pillola per prevenire le infezioni.

Questo significa che molti dei nostri studenti di scuola superiore non conoscono affatto le malattie sessualmente trasmissibili (panoramasanita.it; ars.toscana.it; www. ilfattoquotidiano.it giovani e sesso; www.105.net sesso e giovani: rapporti sempre più precoci..). Non è più possibile, a mio avviso, delegare all’intervento estemporaneo delle AUSL, l’educazione sessuale nelle scuole. Occorre, invece, una sinergia tra famiglia, insegnanti e alunni più capillare, meno condizionata dalla preoccupazione di invadere il campo educativo dei genitori; occorre, inoltre, promuovere un piano di informazione a livello territoriale con un linguaggio semplice, diretto e possibilmente vicino al vissuto dei ragazzi. Qualcuno fortunatamente ci sta provando. Qualcuno che coraggiosamente ha iniziato a interrogarsi su come veicolare l’educazione sessuale all’interno della scuola e del mondo giovanile. Semplice: si parte proprio dai protagonisti, dai destinatari del messaggio. Si mettono davvero i giovani al centro.

Così è nato il progetto di Making of love, un film prodotto in collaborazione con l’Università Bicocca di Milano (grazie al professor Paolo Mottana, docente di Filosofia dell’educazione) e realizzato dai registi Lucio Basadonne e Anna Polio (noti anche per i docu-film Unlearning e Figli della libertà) e dallo sceneggiatore Michele Vaccari.

Si tratta di un film sul sesso in cui gli attori sono ragazze e ragazzi di età compresa tra i 18 e i 24 anni. Si mostrano i loro corpi veri, la loro intimità svelando agli adulti come i nostri figli vogliono fare l’amore senza ipocrisie. L’obiettivo degli autori è quello di renderlo noto negli istituti superiori e negli spazi pubblici per offrire materiale utile da cui iniziare il dialogo tre generazioni.

Un’altra via è quella della novel graphic. Negli ultimi anni, soprattutto da parte di autrici donne, si è vista la volontà di allontanarsi dall’amore romantico per mettere in evidenza tutta l’indecorosa carnalità della nostra sessualità. Non siamo più le principesse in attesa del principe azzurro, bensì abbiamo inaugurato una narrazione esplicita, meno lirica e decisamente più veritiera. Un grande esempio è quello di Fumetti brutti della bravissima Josephine Yole Signorelli.

L’autrice, infatti, ha saputo condensare nelle sue tavole il vissuto degli studenti fuori sede, affrontando tutte le problematiche esistenziali di chi cerca di costruirsi un futuro in questa società dove per loro non sembra esserci spazio. Il messaggio è piuttosto nichilista: se la vita fa schifo e l’amore allora è una merda. A venti anni rischi di finire nei letti sbagliati, di bere troppo o mangiare troppo poco come antidoto facile contro la paura di non esistere. Fumetti brutti non racconta la Bologna grassa e accogliente di Guccini, ma piuttosto quella grigia dei cavalcavia, della pasta scotta e dei muri graffiati. Josephine Yole Signorini è un’autrice matura sia nel segno grafico sia nei contenuti perchè mostra una capacità di analisi e sintesi delle emozioni e del dolore di rara intensità.

Insieme a lei altre amiche e amici si stanno muovendo per promuovere un’educazione alla sessualità emancipata ma corretta. Tra questi le amiche del Colpetti film festival 2020, una rassegna cinematografica dedicata all’eros organizzata dalle ragazze de La Ghirba del piacere in collaborazione con UCCA, Unione Circoli Cinematografici di Arci. A partire dal 21 fino al 23 febbraio sono stati presentati alcuni titoli significativi quali Touch me not, vincitore dell’Orso d’oro al Festival di Berlino 2018; Insight per la regia di Lidia Ravviso e Queen Kong per la regia di Monica Strambini. Le organizzatrici della rassegna, Anna Bernardi, consulente sessuale, la dott.ssa Giulia Ranzani e Francesca Perlini, hanno selezionato questi titoli poco noti proprio per marcare come ci sia molta diffidenza nell’accogliere un’idea di sessualità esplicita, non banale e fuori dagli stereotipi. Parlare di sesso in un paese ancora fortemente maschilista come l’Italia è davvero rivoluzionario, soprattutto se il fine è cambiare i paradigmi erotici di sempre che prevedono l’uomo forte e pronto, mentre la donna angelo del focolare o puttana. E tutto il resto non è pervenuto.

Ilaria Cerioli