La coincidenza non ha patria

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Sono le cose che sanno essere piano, magari sotterranee al tatto di una scia. Lente, che a praticarle ci diventi il faro su cui sbatte la rotta di una vita. Succedono quando al pretesto del coltello sfugge il motivo della punta, quando l’ultima frase del viaggio promette finali di belle parole per il ritardo dovuto al solito, indesiderato intervallo. Sono le pupille che camminano sul bordo di un urlo chiuso a chiave, quel frugare di chiglia addosso al ripetersi di una promessa inesauribile. Trovi ineccepibile quel loro puntuale annunzio, ma sono le cose che legano la neve alle cose che non vogliono farsi trovare. E la bomba ti scoppia, quando la guerra era in procinto di confessare la sua verità di merda.

È il micidiale ardere di quel silenzio sottovoce, più o meno come le distanze che sanno essere gli amanti prima che il mondo impari le cose dalla grammatica illecita di un bacio. Eppure, accadono. Come le convinzioni più ardite intorno al segreto dei numeri primi. Tutta una vita a girarci intorno. Con la soluzione avvertita, ma censurata per l’urto di una variabile imprevista. Che non la sai, tanta è la fretta nel gestire i pugni in faccia alla sorte ordinaria. Mille scalini nella geometria che ascende, ma all’ultimo mattone una circostanza Ypsilon abbrutisce la tua scorta di illusioni alfa. “Cazzo”, rimproveri. E la mappa torna ai pretesti. Orari, debiti e turni. Quel rendiconto facile a dirsi, con l’estate a portata di mano e, poi, improvvisa la polvere da sparo: l’ammanco. Un infarto o quel genere di aneurisma che smarrisce il senso del sangue nell’unica vena a scorrimento banale. Il minimo sindacale, ma solo un secondo e ti ritrovi al di sotto di quel culo per terra con cui l’abitudine ti ha collocato in quel mondo di mezzo tra encomi e condominiali coccarde di pace. La fai la benzina, eccome. Ci riempi il serbatoio da farci un Patagonia Express con andamento insolente e tanguero. “Porca puttana, e questa?”. Lo scorrimento finisce e la frontiera invoca il fottuto pedaggio. E cerchi in saccoccia il sapore di un soldo. Che ai soldati non è che gli frega con quale timbro hai edulcorato il tuo sabato del villaggio. No, non basta. L’affusto è pronto all’imbracciata e a tre metri dal cielo è la legge del puntarti addosso la stramaledetta morale del “te l’avevo detto, minchione!”.

Ti resta l’inversione, ma sei uno di quei miracolosamente illusi. Il diagramma molecolare degli ultimi sentimentali. E la punti la guardiola senza indossare una password e un account di tutto rispetto. In fondo, nel database dei tatuaggi seriali sei l’ovvio unknown. Tanti qualcuno e pochi nessuno, è la regola, la matrice di Dio. E blindi lo start con un goccio di Macallan torbato. Un po’ come a quei tre fratelli irlandesi col vizio alcolico di scriversi a natale. Uno al nord, l’altro al centro e l’ultimo a sud dell’ultimo polo ghiacciato. Il caso? La sorte? Varianza statistica? No, lover’s wedding. E con l’identico codice postale sul tavolo degli istanti, in calce al consueto promettersi, tra francobollo e mittente, ai tre gli prese di farsi un frontale col doppio senso della commedia più vintage al mondo. Alle 12 di quell’insolito giorno al tipo del nord lo prese un infarto, e così potente da stecchire un bue, un ictus polverizzò i ricordi dell’altro e a quello del sud, per un dannato schianto stradale, le ossa andarono in frantumi. Nel medesimo istante.

Alle 12 di quel lunedì invernale, le esistenze di quei tre fratelli irlandesi, con le loro vite in tre posti diversi del mondo, chiusero i battenti per cinque interminabili minuti. Letali. Attimi. Eterni. Puntuale la sfiga pretese quel dovuto che il più zelante tra gli esattori richiede per sanare debiti e distanze col mondo. Un’opera d’arte fatta di canapa e perline di plastica. Ma quando si adorano i desideri, non c’è inverno che riesca a far freddo come vorrebbe. Miracolosamente illusi, da quel giorno, continuando col vizio di scriversi a Natale, i tre, da quei tre posti così dannatamente lontani, accadono e accadono ancora. Per fortuna? No, come per le cose che legano la neve alle cose che non vogliono farsi trovare.