Michael Dobbs, Attacco dalla Cina

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«Non ci sarebbero stati cannoni in quella guerra, né missili, né scie di condensazione che si allungavano nei cieli come dita accusatrici, nessuna di quelle esplosioni distruttive e di quelle improvvise vampate di oscurità che ci si aspetterebbe. Nemmeno un urlo. Non ci fu niente, salvo un timido picchiettare di tasti su una tastiera da quattro soldi. Ma non ci s’inganni: era guerra, e avrebbe portato il mondo sull’orlo del baratro. E la genialità del tutto era che nessuno se ne sarebbe reso conto».
Nuovo thriller politico internazionale per Michael Dobbs che torna in Italia sempre per Fazi Editore dopo la serie di House of Cards,  con Kevin Spacey nei panni del feroce Frank Underwood. Specialmente, nuovo giro di boa per Harry Jones, che vediamo già protagonista in Il giorno dei Lord, e che in questo romanzo è alle prese con un attacco che punta direttamente al cuore della nostra società moderna: la tecnologia.
Il malfunzionamento della centrale atomica di Sosnoyj Bor in Russia, il rapimento di un diplomatico inglese a Pechino, e i numerosi incidenti dei sistemi informatici internazionali sembrano essere il preludio di una nuova Guerra Mondiale. Queste premesse bastano a Mark D’Arby, primo ministro inglese, per convocare i leader delle nazioni più potenti del mondo in un soggiorno fuori dal comune nelle Highlands scozzesi. Harry Jones, trascinato in questa nuova avventura da D’Arby, è il collante per la riuscita della difficile alleanza tra la Presidentessa degli Stati Uniti e il Presidente Russo, fra le mura del castello di Lorne dove i leader si riuniranno in gran segreto per affrontare la minaccia globale.
Se uno dei conflitti maggiori della nostra società è il difficile rapporto che abbiamo con il mondo delle nuove tecnologie, le difficoltà di questo libro sono ben altre. Dobbs è in grado di creare un racconto che tiene incollato il lettore a tutte le sue quattrocento pagine attraverso un ritmo eccezionalmente serrato, ma perde in questo modo parte della sua componente ironica.  Il thriller britannico manca di quell’originalità necessaria per colpire e agganciare il lettore e il risultato è la mancanza di pathos, che finisce per perdersi nel ritmo narrativo.
Nella descrizione dei personaggi manca quella sfumatura di grigio che rende tutti noi uomini estremamente complessi e vulnerabili. Perfino il suo protagonista, Harry Jones, presentato come un ex militare atipico, finisce per rispecchiare il clichè che gli appartiene, risolvendo la situazione con la forza di un superuomo, e avvalendosi di qualche effetto speciale di troppo. I veri colpi di scena sono incredibilmente pochi, se contiamo il ripercorrere dei soliti luoghi comuni sulla spietatezza dei russi,  con un chiaro riferimento a Vladimir Putin nella figura del Presidente Šunin, e la descrizione della Presidentessa Americana, il cui valore narrativo sembra unicamente quello di struggersi per « uomini che sembravano fermamente decisi ad abbattere tutto ciò che lei sosteneva » e bere whisky in vasca da bagno, «sperando che l’acqua calda facesse svanire le angosce che si erano insinuate dentro di lei.». Le parti della storia che con ogni probabilità invitano maggiormente alla lettura sono le digressioni sulla storia scozzese e sulla mitologia legata alle Highlands e ai suoi abitanti, che finisce per coprire una parte considerevole della narrazione, più approfondita rispetto alla descrizione della Cina e dei piani di guerra del loro terribile nuovo leader Mao Yanming.
Dopo la faida tra Stati Uniti e Cina sulla questione Huawei, la prospettiva di una guerra tecnologica  sembra attualissima. Nonostante questo, in tempi in cui la tecnologia sorprende di gran lunga le nostre aspettative, correndo più veloce di quanto ci si sarebbe potuto immaginare già solo all’inizio del nuovo millennio,  le posizione fornite da Dobbs sembrano in qualche modo già surclassate. Il tema della vendetta cinese nei confronti dell’Europa sembra appartenere piuttosto a un qualche teoria del complotto internazionale o sembra l’ennesima fantasia pronta ad alimentare il mondo sempre brulicante delle fake news.