Roberto Saporito. Come una barca sul cemento

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Era uno stimato docente universitario ma si è macchiato di una grave colpa: messo per questo alla berlina (più che giustificata, si scopre con l’andare della trama), si reinventa una vita e un lavoro: si rifugerà in Toscana e diventerà un guardiano notturno in una rimessa di barche dove dovrà adattarsi, tra l’altro, ai ritmi dilatati e lenti dell’oscurità.

Per riempirli e per ritrovare un senso al nuovo corso dell’esistenza, deciderà di ricontattare alcune donne del suo passato, le occasioni perdute, le conquiste sfuggite.

Lo farà tramite un social. A rispondere saranno Flavia e Linda: con loro, una malmaritata e una scrittrice di successo, avrà la sua seconda occasione, quella per pareggiare ogni conto.

Non tutto però andrà per il verso giusto: la vicenda, nell’imprevedibilità del caso, assume contorni noir che spiazzano il protagonista e noi con lui, e aprono a scenari impensati in vite di apparente normalità.

In Come una barca sul cemento, settimo romanzo del romanziere di Alba stavolta per i tipi di Arkadia Editore, il titolo è chiave di lettura: una barca incagliata in un cemento che non le appartiene, un ormeggio incongruente che parla di uno straniamento.

È lo spaesamento la sensazione che domina il suo protagonista, arrivato a una battuta d’arresto (Quello che stai facendo in questo periodo è vivere col freno a mano tirato, fatichi ad andare avanti, sbandi, slitti, ed è come se fossi in perenne attesa di qualcosa, dice la voce narrante modulata su una opportuna, diretta seconda persona singolare), il ritrovarsi in un’esistenza che non è più la sua, irriconoscibile così come quelle delle donne del suo passato.

Sono i giochi imprevedibili del caso a pesare alla sua età, i cinquant’anni, nella consapevolezza di essere in balia di disegni non governabili: non c’è effimero che curi, nessuna distrazione dal dolore di reminiscenza leopardiana, nessuna conquista ripetuta e accumulata a supplire a certi vuoti. La sottotraccia gialla del romanzo si fa scusa, per i protagonisti di Saporito, per analizzare perdite di senso e certezze, soppesare il vuoto di certe giornate, tirare più sottrazioni che somme.

Anche in Come una barca sul cemento la scrittura di Saporito è tesa e veloce, i capitoli brevi e secchi. Essenziali, quasi: fino a un certo punto, però, quando l’autore indugia invece – come sua cifra, ricorrente e riconoscibile, personale – su una moltitudine di dettagli rivelatori: l’abbigliamento dei protagonisti, gli accenni alle loro scelte raffinate si ripetono e identificano.

Volendo, ma ci si può legittimamente sottrarre, Saporito indica un’intera playlist dove predominano gli Smiths da accompagnare alla lettura, quasi colonna sonora di elezione di un romanzo breve che parrebbe già una sceneggiatura compiuta, di taglio americano: un copione che, con musica o in assenza di essa, piacerebbe probabilmente a Bret Easton Ellis e Jay McInerney, scrittori a cui Roberto Saporito dichiara esplicitamente di essere in debito per formazione e la cui lezione pare essere stata assimilata e felicemente traspare.

Anna Vallerugo