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Carlo Lucarelli. Léon

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Carlo Lucarelli torna in libreria con Léon, quinto romanzo dedicato alla figura dell’ispettrice Grazia Negro, cui non dava un nuovo capitolo dal 2013, anno in cui uscì Il sogno di volare.

Grazia ha appena partorito, è ancora intontita dall’anestesia quando viene prelevata dai colleghi della Mobile – lei insieme alle sue bambine – e portata in un luogo sicuro sugli appennini. È spaventata, confusa, chiede perché. Le rispondono: l’Iguana è scappato. Si è già lasciato dietro un paio di cadaveri, è facile supporre che il prossimo passo sia vendicarsi di chi lo aveva catturato.

A questo punto è utile fare un salto indietro di qualche anno e tornare al 1997, quando Carlo Lucarelli diede alle stampe l’indimenticabile Almost blue. Di intuizioni particolarmente felici quel libro, anche a rileggerlo oggi, ne ha almeno due. La prima è il personaggio di Simone, il ragazzo non vedente che associa le voci ai colori, e che per caso si imbatte nella voce del serial killer. Nelle parti dedicate a lui, la scrittura di Lucarelli trova una forza visionaria e un’intensità che già da sole basterebbero a fare di Almost blue un grande romanzo. La seconda intuizione è il ritratto di una Bologna notturna e tentacolare, bellissima, una città che somiglia a una grande pianura della mente, una terra in cui perdersi è facilissimo e ritrovarsi quasi impossibile. La caccia all’Iguana, l’assassino che si appropria dell’identità delle sue vittime, è una rapida discesa nell’incubo, una corsa allucinata nell’ambiente universitario della città, una specie di mondo sotterraneo, fatto di un continuo viavai di gente, stanze in affitto, feste, musica, nottate lunghissime. Alla fine la cattura avviene, ma non senza un prezzo da pagare, per tutti, assassino compreso.

Da quel momento in poi la serie è andata avanti. Grazia e Simone si sono amati e poi lasciati, per ritrovarsi adesso di nuovo insieme. La narrazione li sorprende in due momenti per certi versi opposti, un’apertura e una chiusura. Grazia pronta ad aprirsi a una vita nuova, lontana dai mostri, decisa (o quasi) a essere madre, madre e basta. Simone invece regredito, di nuovo chiuso in se stesso, sepolto in un corpo ingrandito dai muscoli.

L’indagine, questa volta, pare relativamente semplice. Da trattare con la massima cautela, certo, ma semplice. Si conoscono l’aspetto e il nome dell’assassino, se ne conoscono i modi e le motivazioni. Eppure c’è, fin dal principio, qualcosa che non quadra. Grazia sente che ci sono cose che non tornano, piccoli dettagli, sensazioni. E difatti, a stretto giro arriva la prima rivelazione: l’Iguana è morto, ucciso anche lui. Tutte le certezze crollano, le indagini devono ricominciare da zero, senza basi. Anzi, quasi senza basi. Perché a quanto pare c’è qualcuno che potrebbe aver incrociato l’assassino, un tassista che lo ha caricato per una corsa.

Ecco, è qui che Léon inizia davvero. Costretta suo malgrado a tornare nel ruolo di cacciatore, Grazia ritrova dentro di sé quella spinta psicologica che in qualche modo ricorda anche quella del commissario De Luca. Come a lui non interessa la politica, tutto ciò che vuole è fare il suo lavoro, e farlo bene, così a Grazia non interessa capire il serial killer, tutto quello che vuole è prenderlo.

Delle varie serie portate avanti da Lucarelli (De Luca, Coliandro, Colaprico), quella di Grazia Negro è quella che più si avvicina ai modi e agli stilemi del thriller. Ne possiede il ritmo, la velocità, le trappole. A differenza però di molti altri scrittori dello stesso genere, Lucarelli non si prende cinquecento pagine per portare avanti la storia, dilatandola a dismisura in mille colpi di scena, continue reticenze, omissioni. Gliene bastano appena duecento per offrire al lettore un’esperienza altrettanto appagante e divertente. Lucarelli si conferma un fuoriclasse, uno di quegli scrittori che davvero riescono a uscire dalle gabbie del genere di riferimento (si tratti di noir, di thriller o di giallo) e produrre, molto semplicemente, ottima letteratura. Non è certo l’unico, basti pensare, tra gli italiani, a Raul Montanari (citato da Lucarelli proprio in Léon), a Eraldo Baldini, al Tullio Avoledo di Nero come la notte, alla produzione noir di Marcello Fois, a quella di Giuseppe Genna, e questi sono solo alcuni nomi, i primi che mi son venuti in mente. In definitiva questo Léon aggiunge un nuovo tassello a un immaginario sperimentato e consolidato, intrattiene, diverte, spaventa. E tutto questo lo fa guidato dalla mano ormai inconfondibile di un maestro.

Edoardo Zambelli

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Carlo Lucarelli, Léon, Einaudi, 2021, 216 pagine, 17,50 euro

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