Francesco Permunian. Il rapido lembo del ridicolo

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Per chi si occupa di libri è una gioia poter mettere gli occhi sul diario di uno dei propri scrittori preferiti. Uno scritto che si fa pubblico, passato certo attraverso il filtro della scrematura, censoria – in senso lato, non moraleggiante – dell’autore stesso, delle scelte personali a monte della pubblicazione: nondimeno illuminante, formativo, assolutamente prezioso.

Così è per Il rapido lembo del ridicolo, ultimo libro di Francesco Permunian uscito per i tipi di Italo Svevo Edizioni con postfazione di Giulio Ferroni, in cui lo scrittore veneto ripercorre in passo frammentato ossessioni e demoni di una vita dedicata alla lettere da un angolo di provincia italiana – le sponde del lago di Garda, che si fa specola e avamposto, rifugio e simbolica torretta di avvistamento. Da essa osserva con acume la vita in provincia, magma incandescente, fondo terragno, popolare, con tutte le sue straordinarie possibilità narrative di rapporti che oltrepassano i limiti del lecito, prezioso reservoir di storie.

Da lontano, con il dovuto distacco, Francesco Permunian si accomoda a osservare l’agitarsi di colleghi seduti in salotti televisivi a discettare di ogni argomento del giorno con giornalisti compiacenti e compiaciuti, dialogando con il politico in cerca di popolarità, l’immancabile prelato di rara fotogenia e altra vacua fauna da ventiquattro pollici, teatrini impudichi che sviliscono la parola scritta.

Ma sarebbe ingeneroso, davvero un torto grave, voler riconoscere in Francesco Permunian – inserito da Franco Cordelli fra i settanta autori che rappresentano la letteratura italiana – il solo, già noto, acutissimo coté iconoclasta nei confronti delle sue maggiori ossessioni e la virulenza dei suoi chirurgici attacchi. C’è ben altro ne Il rapido lembo del ridicolo, personale Zibaldone che, confessa «più passano i giorni, più temo possa sfuggirmi di mano riducendosi a un confuso gnommero informe. Oppure, ben che vada, a un arruffato e sgangherato garbuglio proliferante di voci e confidenze. Tutte voci, intendiamoci, decisamente fantastiche e seducenti».

Tra queste voci trovano spazio anche le pagine dedicate, in scrittura e riscrittura, al rapporto con i morti, le cui voci lo ossessionano in assetto di assedio e arrivano come ricordo, salvifiche e benigne. «In sostanza non faccio che parlare dei morti. Di confermare, e ratificare, la loro presenza. E la loro, tutto sommato, invidiabile compostezza nell’assistere – dai palchi dell’aldilà – a quel maldestro e cialtronesco spettacolo circense che è la vita umana», confessa.

Sono lampi che vanno trascritti con urgenza, perché «anche i ricordi invecchiano» e rinnovano dolori della primissima infanzia nel Polesine, da cui fuggì quasi in esilio in seguito all’inondazione del 1951; amori perduti di cui resta traccia su una parete, quella dove chi poi scomparve per sempre si appoggiò lieve, un giorno, dal passaggio tra una stanza e un’altra.

Come lieve può essere la morte, nell’intenso racconto Lo stilo di legno, dove fotografa il momento della scomparsa di una donna mite, talmente abituata a passare inosservata da lasciare pure questo mondo non vista, indegna di un legittimo essere riconosciuta.

Qui la parola muta: così a fianco del Permunian disincantato e fustigatore ritroviamo anche la sua limpida voce delle origini, dell’esordio in poesia, prima de La casa del sollievo mentale, Il gabinetto del dottor Kafka e il bellissimo Sillabario dell’amore crudele, fra gli altri.

Riemergono come schegge tracce sotterranee ma riconoscibili di un lirismo drammatico, alto.

L’autore ci consegna infine un intimo ritratto inedito di Amelia Rosselli e di Alda Merini e un vero atto d’amore a Manganelli, dalla cui dichiarazione di poetica Permunian prende il titolo che riassume, definivo, anche il suo di modus operandi, la sua postura: «Chi si accinge a scrivere dovrebbe saper oscillare fino sull’orlo del tragico e distrarsene in tempo per conseguire il rapido lembo del ridicolo – o del risibile».

Anna Vallerugo

Recensione al libro Il rapido lembo del ridicolo di Francesco Permunian, Italo Svevo Edizioni 2021, pagg. 163, € 16