Don DeLillo. Il silenzio

Home / Recensioni / Don DeLillo. Il silenzio

Nel suo ultimo breve romanzo Il silenzio (Einaudi, febbraio 2021. Traduzione di Federica Aceto) Don DeLillo racconta il futuro e lo fa a modo suo. Mentre il mondo sta ancora combattendo contro la pandemia del coronavirus l’autore americano costruisce un 2022 dove tutte le tecnologie, le più vecchie come le più nuove, smettono di funzionare: gli schermi televisivi e i telefonini si spengono, gli aerei cadono dal cielo.

La vita digitale che ci aveva tenuto vivi in questi mesi crolla lasciando l’uomo avvolto dal silenzio. Sembrerebbe solo questo. Ma leggendo DeLillo c’è sempre qualcosa in più.

Il mondo tecnologico crolla nel momento in cui Max Stenner e Diane Lucas, coppia alto-borghese di mezza età, e il trentenne Martin Dekker, insegnante di fisica in un liceo, vedono la finale del Super Bowl, un evento globale arricchito da concerti di popstar planetarie e pubblicità milionarie. I tre trovandosi, all’improvviso, con uno schermo vuoto hanno la sensazione di una apocalisse sospesa. Sono abituati a subire passivamente le emozioni dalla televisione e trovandosene senza non sanno a cosa afferrarsi. Non sanno più pensare.

Jim Kripp e Tessa Berens, perito assicurativo lui, lei poetessa che lavora part time per un forum on-line di consigli, sono, invece, su un volo da Parigi a Newark che va in blackout e sono costretti a un atterraggio fortuito, da cui escono incolumi e spaventati. Proprio come lo schermo vuoto, il disastro aereo inclina la fede incondizionata nella tecnologia lasciando i protagonisti in una nuova e confusa solitudine.

Tutti i protagonisti anche se sono intellettuali di classe medio alta, si isolano in lunghi monologhi filosofici e sconnessi. Si parlano addosso ignorando gli altri, come se d’improvviso non fossero più capaci di comunicare tra loro senza la mediazione di un dispositivo elettronico.

Lo scrittore guida, non segue” ha detto una volta l’autore americano a Jonathan Franzen, e probabilmente quello che DeLillo cerca di indicare in “Il silenzio” è su quanto possano essere fragili i sistemi informatici che ci permettono di vivere in questo mondo digitale, perché questo romanzo – molto più degli altri – punta a porsi delle domande più che a immaginare risposte.

In questi ultimi giorni Uri Singer – che si è assicurato i diritti di Rumore bianco (che Noah Baumbach sta dirigendo per Netflix con Adam Driver e Greta Gerwig come protagonisti) ha appena acquistato anche i diritti di Il silenzio. I due romanzi hanno storie diverse ma hanno entrambi un’inquietante ambientazione apocalittica e il rigetto verso la tecnologia.

DeLillo in un intervista al New York Time dichiara che non considera affatto la tecnologia come uno strumento che degrada la società: è una forma di progresso. “Non desidero necessariamente tornare ai giorni precedenti il computer. Accetto quello che abbiamo e per molti versi ne sono sbalordito. Nella tecnologia mi piace l’enorme e incontrollabile spinta in avanti.” E il breve romanzo si ferma proprio quando questa spinta in avanti finisce lasciando il lettore sorpreso proprio come uno dei protagonisti del romanzo che afferma” qualunque cosa stia succedendo là fuori, noi siamo pur sempre persone, i frammenti umani di una civiltà. Lascia galleggiare queste parole nell’aria. I frammenti umani.”