Vladimir Nabokov. Lezioni di Letteratura russa

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Nabokov è, senz’altro e più di ogni altra cosa, un uomo spregiudicato. Questa è la sua natura, questo il suo fascino.

Lo dice la sua vita, le storie che ha scelto di raccontare.

Non è un artista comodo e non lo era nemmeno come insegnate di letteratura. Lo dimostra questo libro intenso e necessario dal titolo Lezioni di Letteratura russa, edito da Adelphi per la cura della slavista Cinzia De Lotto e della docente di letteratura anglofona Susanna Zinato.

Esistono due Nabokov, innanzitutto. Uno russo e uno inglese.

Due scrittori diversi – penso a Il Dono e a Lolita, solo per citare le opere più famose nei rispettivi idiomi.

Questo perché la lingua, in un romanzo, è tutto. Non è solo lo strumento di cui si serve un narratore per creare i suoi mondi, è il retaggio pesante – o pesantissimo – del mondo che quella lingua rappresenta.

La storia della lingua è la storia di chi la parla, che scrive e che disegna vite.

Il Nabokov inglese è un uomo libero che sfida, che cerca anche i limiti di quella libertà. È leggero e cammina senza il fardello di una tradizione letteraria – tutto sommato giovane – che non solo non sente sua, ma che persino un po’ disprezza.

Quello russo, invece, è un uomo che porta il peso delle radici, di una tradizione-macigno con la quale sente di doversi avvicinare con misurata cautela.

La sintesi dei due autori la troviamo in queste lezioni di letteratura russa, in lingua inglese.

Questo è il Nabokov libero, spregiudicato e innamorato. Che affronta il drago per cui nutre un profondo rispetto, con una spada nuova.

Nabokov insegnò in diverse università, e lo fece per anni. Solo dopo il successo di Lolita poté dedicarsi alla letteratura a tempo pieno.

Questo, nello specifico, è il corso che tenne alla Stanford University nel 1941. Il programma abbraccia i grandi autori russi dell’ottocento: Dostoevskij, Tolstoj, Gogol, Turgenev, Čechov e Gor’kij.

Queste lezioni non erano concepite per essere pubblicate, e forse nemmeno lo avrebbe voluto. Dovevano essere appunti, ma la sua ossessività gli impediva di improvvisare e, per fortuna. Nabokov scrisse tutto quello che aveva da dire, persino le battute spiritose, regalandoci dei saggi illuminanti.

Docente orgogliosamente irregolare, frantuma ogni convenzione e ricrea l’oggetto del discorso. Tiene conferenze argute a beneficio dei suoi studenti, li sfida, li coinvolge. Crea ponti tra le diverse culture, sottolinea gli errori di traduzione, ritraduce per loro, fornisce strumenti.

Ogni lezione è un duello, un misurarsi, uno scontro anche fisico con l’autore che si porta in scena. Tira fuori, letteralmente, gli scrittori dalla nicchia del tempo, li spolvera con il dorso della mano e li costringe a rivivere, a spiegarsi.

Nabokov non ha paura di misurarsi con i grandi maestri, di farli a pezzi persino: li colpisce duramente.

Stronca Dostoevskij, ma spiega che non ne disprezza il talento quanto l’uso che, un uomo nevrotico e in costante bancarotta, si ritrova a dover fare di quel talento.

Fёdor è un uomo rovinato dal gioco e dovendo ripagare i debiti, manda alle stampe libri poco curati, prime stesure appena riviste.

Nabokov entra nei testi, analizza, ci mostra i difetti e le grandi altezze. Quando parla di Anna Karenina si illumina, si inchina.

Ci fa da guida tra pagine che conosce a memoria e sfonda la linea della brossura con il machete della sua fantasia.

Il padre di Lolita ci insegna che a scrivere libri e a scrivere di libri, ci si brucia le dita alla stessa fiamma perché il suo, per la parola, è un sentimento feroce, rutilante.

Non è un caso che molti scrittori hanno insegnato, specialmente in America, ma solo di Nabokov siamo così curiosi. Di lui ci interessa tutto, gli siamo grati di tutto, gli si perdona ogni cosa.

Per tanti versi, l’insieme di queste lezioni può essere letto come il romanzo di un uomo – smarrito in un paese straniero – che ripercorre le proprie radici culturali alla ricerca di sé stesso.

Ci sono libri cui bisogna concedere il lusso del tempo. Ci si ritorna, si studiano. Non sono letture, sono mappe.

Non esistono, dice Nabokov stesso in una delle sue lezioni, scrittori di talento senza lettori di talento.

Di questa rarità, ogni autore è alla ricerca. Un lettore di talento è un uomo al suo meglio.

Di queste pagine, egli sarà grato.

Pierangelo Consoli

Recensione al libro Lezioni di Letteratura russa di Vladimir Nabokov, a cura di Cinzia De Lotto e Susanna Zinato, Adelphi 2021, pagg. 467, € 24,00