La ragazza col neo finto

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Luca Ricci

La ragazza col neo finto

Era una festa a casa di qualcuno. Studiavamo Lettere. Era primavera. Tre cose che s’intrecciavano insieme come in un gioioso cestello di vimini, ma allora non potevo saperlo. La ragazza ballava come tante altre, ma negli occhi aveva qualcosa, come una scintilla di vita primigenia. Be’ sì, aveva anche un vistoso neo sulla guancia.

– E finto,- mi disse, visto che continuavo a osservarlo.

– Cosa?

– Hai capito bene, me lo sono fatto con la matita.

– E perché?

Mi rise in faccia. – Perché sono una gran dama dell’ottocento.

Aveva gli anfibi, e calze a rete strappate, e una maglietta con su scritto “Rock”.

– Ti piace Proust?- le chiesi.

– Sì però dai chi l’ha mai letto tutto? Cioè voglio dire che era un manierista, il manierista di se stesso, Proust era uno che imitava Proust.

Ci dimenavamo, ci davamo proprio dentro. E la pista da ballo era un salotto di nemmeno venti metri quadri.

– E Kafka? Ti piace Kafka?

– Alcuni apologhi sono proprio storielle, sembrano barzellette serie, dai, barzellette che non fanno ridere e che per questo vengono prese sul serio.

Ballavamo in quel modo un po’ sgraziato in cui ballano gli studenti, ma nessuno giudicava nessun altro, l’importante era stare in movimento.

– Ti piace Shakespeare?

– E’ un teatrante, voglio dire che quell’enfasi alla lunga mi infastidisce, poi tutte quelle metafore, che confusione, cioè viva l’illuminismo dai, la logica, la scrittura chirurgica.

Non ci stancavamo mai di ballare, gli stanchi erano tutti gli altri, quelli che non andavano all’università.

– Tra i contemporanei?

– Davvero me lo stai chiedendo? No dai, romanzetti fatti con lo stampino, tutta una roba di tinelli, lavori precari, corna, e poi l’impotenza di fronte a internet, questa incapacità di tenere il passo della realtà o se preferisci della virtualità.

Subito dopo si baciò con qualcuno e io stizzito me ne andai sul balcone con una birra. E quando rientrai la ragazza con il neo finto se n’era andata. Non l’ho mai più rivista e in certi giorni mi chiedo ancora che fine abbia fatto. La vita sarà stata giusta o ingiusta, benevola o crudele con lei? E’ risaputo che chi studia Lettere ha tutte le porte aperte e chiuse allo stesso tempo. Soprattutto penso se avrà mai trovato uno scrittore che le andasse a genio, e un po’ mi viene da ridere, un po’ da piangere. Non so bene perché.

Luca Ricci