Laurent Gaudé. Salina. I tre esili

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«Un figlio odiato, un figlio collera, e un figlio per riscattare tutto»

 

E come Malaka sorregge la madre entrando nella sua nuova vita con questo fardello sulle spalle, così anche il drammaturgo e scrittore Laurent Gaudé ci porta il suo nuovo capolavoro Salina. i tre esili  in Italia grazie a Edizioni E/O.

Siamo catapultati all’interno della vita di Salina, orfana del deserto, attraverso le parole del figlio Malaka, che ne narra la storia, mentre la conduce verso la sepoltura. Le parole scorrono come il fiume e la barca che li trasporta, verso un’isola misteriosa.

Un romanzo che sembra uno spettacolo teatrale, non ha caso infatti Livres Hebdo dice di Gaudé «(…)unisce i due talenti (…) quello del romanziere e quello del drammaturgo.» Una struttura Shakespeariana in tre atti come i tre esili di Salina. Fatti di dolore e violenza, ripercorsi da Malaka nelle tre notti in cui racconta: l’infanzia e l’amore, il momento del primo sangue, e dunque il matrimonio forzato, qui il primo esilio. Gaudè è attento nel descrivere una società maschilista, violenta e brutale, quando racconta il dolore di una madre stuprata, violata e abbandonata. Una giovane donna che non ha tempo di diventare donna che è già madre, con in grembo un bambino frutto di una violenza.

Con una scrittura che spesso ricorda la narrazione dei racconti antichi, Gaudé ci introduce un linguaggio ricco di misticismo fatto di numeri ricorrenti nell’esistenza dei personaggi. Iniziando con il numero tre su cui si fonda la storia di Salina. Tre esili che corrispondono ai suoi tre figli.

Il primo esilio, quando viene strappata alla madre per essere data in sposa, da qui la nascita di Mumuyé, il figlio odiato. Il secondo, quando viene cacciata dal villaggio e dà alla luce il suo secondo figlio, Kura Kumba, il figlio collera, partorito in nove giorni. Nove giorni servono a Salina per dare la vita, e nove giorni servono a Kura Kumba per toglierla, nel terribile scontro sul monte Sékélé. L’ultimo esilio quando ormai vecchia viene scacciata nuovamente dal villaggio, e lasciata errare nel deserto gli viene donato l’ultimo figlio, il narratore e protagonista della storia, Malaka. Il figlio della pace.

«Tocca ad altri prenderla e raccontarla» viene detto a Malaka che ha il compito di donare questa storia a chi sarà capace di ascoltare, potendo finalmente cominciare la sua vita nel mondo degli uomini. Un romanzo dall’atmosfera magica ma che attraverso vivide immagini di deserti fatti di sangue e sale, ci ricorda la dura realtà dell’esistenza.

Esther Fantuzzi