Spio i miei movimenti

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“Spio i miei movimenti” è il racconto realizzato da Enzo Paolo Baranelli in seguito al secondo incontro-laboratorio di “Scritture Urbane”, dedicato alla scrittura poetica. Il terzo appuntamento è fissato a domenica 6 dicembre, e il tema prescelto è quello del “surreale”.

 

Dopotutto, quando pensiamo
a quello che ci sta accadendo, al 2020,
a ogni decisione politica o sociale o dogmatica…
sovente, viene da dire: “è surreale”.

Ma banalmente, non stiamo affermando
che sia tutto un sogno perché incredibile,
al contrario intendiamo dire
che la realtà sia talmente assurda da sembrare un incubo.

IL SURREALE E LE CREPE DELLA REALTÀ

L’unico modo per camminare insieme scoprendo il lato nascosto di Milano
e della vostra fantasia…

Ogni settimana uno dei vostri racconti verrà pubblicato su SATISFICTION!

Ospite d’eccezione
l’artista e scrittrice Carla Tolomeo

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Spio i miei movimenti

I fiumi e gli affluenti pallido celeste delle vene. Un ago di una flebo mi perfora sotto la piega del gomito. Si assomigliano tutte. Le flebo. Fisiologica. Ringer lattato. Glucosata. Si assomigliano. Le infermiere no. Ci sono giovani infermieri: uno è un uomo. Forse un ragazzo e cambia l’aggettivo. Le donne sono ragazze, questo è certo. Una la vedo più spesso: l’avranno assegnata ai pazienti più calmi oppure ai più difficili. È competente. Il primario dice: lei non sta bene, ma non sappiamo. Perché sarei qui, secondo lei? Vorrei leggere la mia cartella. La stanno scrivendo. Ancora. Temo che paventino un giudizio. I pavimenti sono igienizzati ogni mattina: il 99% dei batteri. E l’uno per cento? Alla fine, è sempre l’uno per cento che ti frega. In tutto. Nella vita. Spio la stanza per due. Credevo fosse una cortesia. È ampia con mobiletti in truciolato impiallacciati color rovere. Ora credo o temo sia la premessa di una lungo-degenza. Temere e non sapere.

Le foglie fuori riflettono un colore verde lucente. Ogni mattina arieggiano la stanza, ma è quasi estate. Prima di entrare dentro ho preso tre pigiami da un negozio costoso. Cotone economico, tutto – quasi – grigio su prezioso nero. Sono più eleganti di una tuta, anche se tutto lo è. Righe da sballo, quadrati di gabbie e spighe…. Penso al grano e a come sembrava una coperta lucente di giallo vicino alla casa di mio nonno. L’aria ora è calda e le coperte non servono. Ho studiato Medicina; lui è stato infermiere nella Seconda Guerra Mondiale e qui pensano che io sappia. Sono un farmacologo, non so niente a parte pochi farmaci: analgesici, psicotropi, troppo psico. L’ossicodone è la migliore cura per una crisi depressiva maggiore, questo a lezione non lo dico, lo ommetto. Ammesso. Il giusto importante dosaggio: passare da 10 mg a 5. Astenersi. Ripetere. Astenersi a lungo. Smettere. “Il catalogo Roederer Sears del 1974: una vita migliore attraverso la chimica”. Giulia mi accompagna alla RMN: hanno tolto la N, perché faceva paura. La scienza si adatta. Riallineare lo spin degli elettroni del nucleo. Nucleare. Semplice come l’acqua. Due di idrogeno e una di ossigeno. Vacca due O: il latte. Qui siamo in due, ma non parlo con l’altra presenza. La spio. Solo ogni tanto. Tanto è noiosa. Tè per due, per me con latte. Chiamatelo tè, se volete.

Esco in permesso. Casa ha il suo profumo: libri, è come entrare in una libreria. I libri in cucina profumano di gamberoni, risotto, arrosto e olio d’oliva. Rientro dentro prima delle nove. Le ventuno. Portano la cena. Guardi che ho già cenato! Però abbiamo regole, protocolli per il letto. Ora sono un letto. Come in carcere uno è un numero, anzi ora sono il numero di un letto. Ospedali e prigioni. Chiamatela cura, se volete.

Enzo Paolo Baranelli – 2-4 dicembre, 2020.

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