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Le Magnifiche Invenzioni. Intervista a Mara Fortuna

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Mara Fortuna è una scrittrice napoletana. Con l’editore Giunti ha pubblicato il suo nuovo romanzo dal titolo Le Magnifiche Invenzioni.

È un romanzo storico, ambientato nella Napoli di fine ‘800. Parla di Gaetano e Tunino, due fratelli animati da passioni folgoranti, di quelle che possono illuminare un cammino o distruggere la vita. Un giorno incontrano Etienne Jules Marey, il grande inventore della cronofotografia e ne verranno travolti.

Abbiamo voluto parlarne con lei, perché quando un libro è buono le domande sono tante e, certe volte, se gli scrittori sono generosi va a finire che ti rispondono senza risparmiarsi.

Qui potete leggere anche la recensione a Le magnifiche invenzioni

Pierangelo Consoli

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Leggendo il suo romanzo mi sono chiesto quanto e in cosa, dal 1888 a oggi, la città di Napoli non sia cambiata affatto?

Sicuramente non è cambiato il senso di precarietà “che scorre invisibile nelle vene degli abitanti”. Non si tratta solo di una condizione storica o economica. Napoli è una grande città ai piedi del Vulcano considerato il più pericoloso del mondo per la sua capacità distruttiva in relazione alla densità abitativa. Questa natura sulfurea e tellurica è una cosa con cui ogni napoletano deve fare i conti, anche inconsapevolmente. E la precarietà spinge a muoversi, a esplorare, a tentare. È forse anche una delle fonti dell’inesauribile creatività degli abitanti. Naturalmente non parlo dell’arte di arrangiarsi, quella fa parte del folklore ed è causata dalle difficoltà economiche. Parlo dell’arte vera e propria e della capacità di inventare soluzioni, dell’immaginazione creativa e intuitiva, che poi sono le caratteristiche dei personaggi del mio romanzo.

Da qualche parte ho letto che ci sono voluti quasi sei anni per scrivere questo romanzo, come mai una gestazione tanto lunga?

Principalmente per due motivi. Il primo è che all’inizio non ero consapevole che l’immagine che avevo davanti agli occhi e che ha dato vita alle prime pagine fosse un romanzo. Pensavo fosse un racconto, per questa ragione l’inizio è stato lento. Tendevo a chiudere in poche pagine. Quando mi sono resa conto che la situazione che avevo creato aveva una profondità e uno spessore notevole, e che poteva essere sviluppata in qualcosa di più corposo, ho iniziato a lavorare al progetto di romanzo e a quel punto ho dovuto sviluppare anche la mia ricerca storica. Certo, l’inizio stesso è stato determinato dal mio incontro col personaggio di Etienne Jules Marey, quindi ho studiato fin dall’inizio. Ma per scrivere tutta la storia ho dovuto approfondire molto di più sia il personaggio di Marey che, ad esempio la storia del volo, dei primi tentativi. Ho dovuto reperire i testi. Il secondo motivo è che è il mio primo romanzo. Finora avevo scritto solo racconti più o meno lunghi, ma l’architettura del romanzo è molto più complessa e richiede tanto lavoro. Spero che con il prossimo potrò essere più veloce, di mettere a frutto l’esperienza fatta.

A quali romanzi, o autori, si è lasciata ispirare?

Tanti. In esergo c’è una citazione dal Frankenstein di Mary Shelley, ma per alcune situazioni anche Hoffman (Coppèlia è ispirata a L’uomo di sabbia), i naturalisti o semplicemente il realismo di Dickens. Poi ci sono i romanzi storici dei contemporanei, ognuno con una sua personale declinazione del genere: da Antonella Cilento, che è stata la mia insegnante di scrittura creativa, a Marta Morazzoni, Maria Attanasio o Melania Mazzucco, per esempio.

Quali gli studi per approcciarsi al personaggio di Marey?

Il testo che mi è stato prezioso è stato “Picturing Time” di Marta Braun, una professoressa dell’Università di Toronto, studiosa di pre-cinema, che ha fatto ricerche in Francia negli archivi di Marey e racconta passo per passo tutta la storia dei suoi studi e della sua vita da studioso.

Perché si scrive, secondo lei?

Io scrivo da quando avevo sette anni. Credo che l’attenzione e l’orecchio per il suono delle parole si sviluppi molto presto, così come la curiosità e l’incanto per le storie e per la lettura. Poi a volte la scrittura, che nasce sempre come espressione di sé, si trasforma in qualcosa d’altro, nella costruzione di scritture articolate e compiute, prosa o poesia, da destinare a un pubblico. Questo passaggio dipende da tante cose, principalmente dalle scelte di vita di coloro che scrivono.

Considerando le sue esperienze, cos’hanno in comune la danza e la scrittura?

Ovviamente nella parte attuativa molto poco, anche se la danza tra le sue infinite possibilità ha anche quella di realizzare performances intrecciando la coreografia a testi proiettati e/o letti. Quello che danza e scrittura, come le altre forme d’arte, hanno in comune è la fonte, da cui attinge la creazione: quel gran calderone interiore in cui ribollono esperienze, emozioni, ossessioni, ferite e tutto il resto.

Attraverso il personaggio di Gaetano, lei affronta il tema dell’omosessualità. Scorrendo le sue pagine, ho avuto la lacerante sensazione che i problemi ad esso legati siano ancora pressoché gli stessi, è d’accordo?

Sì, credo di sì, purtroppo. Napoli da un certo punto di vista è stata sempre una città aperta e multiculturale. Ha una tradizione lunghissima legata ai femminielli. E tuttavia il pregiudizio e la violenza emergono sempre. Due anni fa è stato inaugurato un bel murales che raffigurava la Tarantina, una trans che fa parte della storia della città, che ha conosciuto Fellini, Pasolini e Goffredo Parise… Il giorno dopo l’inaugurazione è stato vandalizzato con vernice nera.

È corretto dire che la storia di Coppelia faccia da cornice alla vicenda e che l’illusione sia una componente importante del suo romanzo?

Sì, Coppèlia non è solo un episodio iniziale, racchiude diversi temi. Franz, Swanilda e le ragazze violano il laboratorio del mago, consapevoli del rischio, ma troppo desiderosi di scoprire la verità le une e di realizzare il sogno d’amore l’altro. Questo entrare nel luogo proibito rappresenta il filo conduttore del romanzo: violare le regole, uscire dai sentieri già battuti e quindi rischiare pur di inseguire la propria visione. Non tutte le visioni, però, sono illusioni. Certo, devono fare i conti con la realtà, ma i personaggi che riescono in questa impresa realizzano anche il proprio destino.

So che sta scrivendo un nuovo libro, può dirci di cosa tratterà?

Si tratta di un altro romanzo storico ambientato a Napoli, stavolta nella prima metà del Novecento, dove i protagonisti del primo romanzo compaiono come personaggi secondari.

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