Anteprima. Veit Heinichen. Borderless

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Veit Heinichen è già di per sé uno degli scrittori noir e thriller di maggior successo in Europa, “(…) è e rimane il Fellini del romanzo noir” come sostiene Walter Grünzweig, ma con Borderless in uscita domani per le Edizioni E/O, presenta forse uno dei suoi libri più coraggiosi.

Xenia è figlia del terremoto che nel 1976 colpì il Friuli Venezia Giulia dove i suoi genitori persero tragicamente la vita. Adottata dalla zia materna, stringe un rapporto molto stretto con il figlio di lei, Floriano, più grande di dieci anni. Ma nel 1990 a causa di un processo ingiusto, Floriano viene condannato a un crimine che non ha commesso e finisce in cella, dove tre giorni dopo si impicca.

Oggi Xenia, commissario a Grado, è alle prese con il razzismo e il nazionalismo di Patria Nostra, un gruppo politico che incita all’odio verso gli stranieri e verso l’Europa, quando la sua strada si incrocia con quella di una senatrice romana che scopre responsabile della morte del fratello e di un caso di corruzione internazionale che attraversando l’Europa del nord sino a Berlino riconduce al ministero dell’Interno a Roma.

Heinichen ritorna alla politica, fatta di segreti e sotterfugi ma soprattutto di violenza celata ed esclusione, in un libro che apre i confini invece che chiuderli parlando di immigrazione e rifiuto nazionalista. Un pensiero rivolto all’attualità con un attenta lettura della società che ci circonda e ad un clima politico che anche nel nostro paese da sempre racconta le ipocrisie e le derive pericolose di un pensiero estremista.

Di seguito un estratto in anteprima su Satisfiction.

Esther Fantuzzi

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Grado, diga Nazario Sauro

La falce della luna nuova è bassa nel cielo senza nuvole sopra l’Adriatico nero come la notte. Solo la debole luce dei lampioni lungo la diga Nazario Sauro, che protegge la città vecchia dalle mareggiate e con il bel tempo invita i turisti a passeggiare, lascia intuire il profilo della battigia e del molo proteso verso l’orizzonte. La stagione è iniziata all’insegna di burrasche e precipitazioni, insolite per quel periodo dell’anno. Dopo il caldo estivo di aprile, maggio ha portato un freddo decisamente anomalo, e gli albergatori della cosiddetta isola del sole si lamentano di mancati incassi ormai irrecuperabili, benché il picco della stagione turistica debba ancora arrivare. In giro non c’è un’anima che possa chiedersi come mai alle tre e mezzo di notte due robusti uomini vestiti di scuro fumino fissando il mare. Al largo un mercantile procede verso ovest. Il placido brontolio cadenzato delle macchine arriva attutito fino a loro, poi viene sovrastato dal rombo di due motori che si avvicinano a velocità costante. Non sono pescherecci e non sono motovedette.

«Ecco il primo gruppo». Il più anziano butta fuori una densa boccata di fumo.

 «Me ne occupo io. Tu pensa ai prossimi, dato che corri più di me».

«Chi vuoi che ci veda a quest’ora?».

«Saremmo davvero al sicuro solo se piovesse, quindi prudenza». L’uomo dà un altro tiro al mozzicone che stringe tra le labbra, le mani affondate nelle tasche della giacca bisunta. Uno scafo gratta contro il molo, e poco dopo una quarantina di persone risalgono in fretta la spiaggia. L’uomo più anziano si sposta nel cono di un lampione e agita le braccia, poi raggiunge l’ingresso dello stabilimento balneare per prenderle in consegna. Le loro impronte spezzano la scia geometrica lasciata sulla sabbia dal rastrello.

Xenia allunga la mano verso il cellulare posato sulla cassetta di legno che fa da comodino. Il suono ininterrotto accompagnato dalla vibrazione la strappa definitivamente dal sonno. Ha dormito a malapena un’ora e mezza. Risponde e pochi secondi dopo chiude la chiamata. Arne si tira su e accende la luce. «Cosa è successo?» domanda con voce rauca strizzando gli occhi. «Continua a dormire». Xenia è già in piedi, indossa jeans e felpa, infila l’arma di ordinanza nella cintura. Senza casco, attraversa in scooter il quartiere buio e svolta in direzione del centro. L’aria è frizzante. Neanche la stazione dei pullman è stata risparmiata da Patria Nostra, un’organizzazione xenofoba che da giorni tappezza la zona con manifesti e slogan contro l’Unione europea e la Germania. Grossolani e scritti in un selvaggio miscuglio di lingue. La colla è ancora fresca.

NIX FRIEDE

100 anni senza pace

RAUS dall’Italia!

BASTA! SCHLUSS!

No all’egemonia crucca!

NO ALL’EUROPA CHE COMANDA

PATRIA NOSTRA

Xenia scuote la testa, preoccupata. Durante le innumerevoli celebrazioni per il settantesimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale sono state ricordate le conquiste dovute all’Europa unita, e intanto i movimenti separatisti, sempre più numerosi, diffondono l’odio verso lo straniero. Da due settimane l’amministrazione comunale si affanna a rimuovere i manifesti prima che i turisti escano dagli alberghi la mattina. Una fatica inutile, immediatamente vanificata dai fanatici. E, con la carenza di organico che affligge le forze dell’ordine, è impensabile sperare di fermarli intensificando le ronde notturne.

© Edizioni E/O, 2020