Il rifiuto di obbedire, Lev Tolstoj

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Il rifiuto di obbedire, Lev Tolstoj

Il grande scrittore russo Lev Tolstoj (1828-1910), noto per i capolavori Guerra e pace (1865-1869) e Anna Karenina (1887), fu anche vigoroso pensatore, indefesso difensore della libertà individuale e sociale.

Per questo è spesso associato agli anarchici, pur non essendolo, se non nella misura in cui considerava qualsiasi potere (politico o religioso) un’usurpazione da contrastare. Per il semplice fatto che dove c’è potere c’è violenza – distorsione della realtà a beneficio di pochi e a danni di molti.

E questo, per un cristiano, non dovrebbe essere accettabile. L’anarchia di Tolstoj è infatti pregna di cristianesimo, ma di un cristianesimo scevro dalle sovrastrutture storiche, riconducibile alla parola viva di Cristo, per il quale – si sa – siamo tutti uguali.

L’unica vera legge è dunque l’amore, un amore universale. È di questo che tratta la raccolta di saggi contenuti ne Il rifiuto di obbedire (Elèuthera 2019), la gran parte dei quali scritti nell’ultima parte della parabola esistenziale dello scrittore russo.

I temi sono vari: antimilitarismo, antipatriottismo, nonviolenza, vegetarianesimo ed educazione. A proposito di quest’ultima, Tolstoj, con la fondazione della scuola di Jàsnaja Poljàna, fu tra i promotori di una concezione di scuola in cui la libertà della cultura – che è appunto un “libero rapporto tra individui” – prende il posto della coercizione dell’educazione classicamente intesa).

Come opporsi, quindi, al potere e alle ingiustizie di cui esso è portatore? Tolstoj, al contrario degli anarchici e dei comunisti fautori di una rivoluzione che avrebbe rovesciato il potere con la violenza (e con la violenza, come poi si è dimostrato, è stato necessario difenderla affinché non si eclissasse col suo moto iniziale), credeva che l’unico modo per dissolverlo fosse la non partecipazione, la non cooperazione, l’opposizione non violenta. Quindi, appunto, rifiutarsi di obbedire.

Disobbedire all’autorità umana perché già “obbedienti” alla morale cristiana, la legge dell’amore, l’unica in grado di garantire l’emancipazione di tutti gli individui. Nel saggio compreso in questa raccolta La salute è in voi del 1893 scrive nettamente: “Quanto al cristianesimo, esso nel suo autentico significato è per la distruzione dello Stato”.

E se pensiamo a una delle massime portanti del cristianesimo (e non solo) come “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”, diventa ancora più chiaro quanto l’esistenza stessa del potere sia contro la libertà e l’uguaglianza: “Dominare vuol dire violentare, violentare vuol dire far fare a colui sul quale viene commessa violenza ciò che non vuole fare, e che di certo non vuole fare neppure colui che quella violenza commette; di conseguenza, essere al potere vuol dire fare ad altri ciò che noi non vorremmo che fosse fatto a noi stessi, cioè fare del male”.

Un messaggio che, finché esisteranno forme di potere, non potrà smettere di essere attuale.

Recensione di Stefano Scrima al libro Il rifiuto di obbedire di Lev Tolstoj, Elèuthera, 2019