L’importanza di chiamarsi “Target”

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Ilaria Cerioli

Tra le funzioni ancora poco conosciute e poco utilizzate di facebook, una in particolare è molto utile perché permette di scegliere una specifica categoria di fan. Si chiama “strumento di selezione pagina”. Vi faccio un esempio: se volessi promuovere le mie performance culinarie con il Bimby, ovviamente selezionerò un pubblico coerente con i miei interessi tipo “mamme con il Bimby” o “single felici con il Bimby”.

Ma, visto che non mi occupo di cucina, non ho il Bimby e scrivo di ben altri argomenti, mi sono chiesta se fosse più utile inviare a tutti indistintamente i miei contenuti o selezionare una categoria di lettori. Poiché racconto, infatti, da alcuni anni la sessualità, in particolare il piacere femminile e le fantasie erotiche che le donne non osano esplicitare neppure a loro stesse, mi è capitato di essere presa di mira da follower che hanno definito immorali i miei scritti.

Non che me ne sia importato poi molto del giudizio di quattro carampane ma, poiché ho rispetto dell’altrui sensibilità, preferisco evitare il Popolo della Famiglia, i sostenitori di Adinolfi e le figlie del Sacro Cuore di Maria.

Benché ritenga che il mio primo dovere di scrittrice sia quello di raccontare il più obiettivamente possibile, non vorrei però mettere in crisi fedi e ideologie di chi ha deciso di soffocare il desiderio in nome di un Credo. Poiché, oltre a documentarmi e studiare, frequento anche locali alternativi con amici che hanno scelto di vivere liberamente la loro sessualità, ho l’opportunità verificare sul campo come stia cambiando il concetto di coppia tradizionale, l’amore e il sesso.

Così, vincendo la mia ritrosia verso le nuove tecnologie (sono pur sempre una donna antica, più a suo agio con penna e calamaio che non con la tastiera) ho ampliato il numero dei miei lettori sfruttando l’opzione “targetizzazione per interessi”.

Grazie a questa opportunità di facebook è stato facile entrare in contatto con un mondo articolato, dove l’inibizione è bandita. Un mondo in cui chi decide di farne parte ha una mente aperta e curiosa. Come sostiene il grande maestro Ayzard, esperto di sessualità insolite e autore di numerosi saggi “il BDSM- come peraltro tante parafilie- resta un modo splendido per mettersi in gioco fuori dalla propria zona comfort”.

Un modo per crescere e scoprire non solo cosa ci piace ma soprattutto chi siamo e cosa vogliamo essere. Farne parte non significa spingersi oltre misura o sperimentare pratiche estreme e pericolose, talvolta è sufficiente infatti liberare la fantasia e accettarci per quello che siamo. Per questo motivo non si deve mai giudicare solo per sentito dire o condannare a priori chi non ama la missionaria del sabato sera, preferendo giocare con altre regole.

Le sottoculture erotiche, infatti, promuovono il rispetto per le diversità, insegnano la tolleranza e non escludono nessuno in base all’orientamento. Prima di esprimere un parere sarebbe sempre bene informarsi e verificare le diverse esperienze per coglierne davvero il senso . Questo tipo di scelta non è solo un divertimento; per molti è soprattutto un percorso di crescita personale. E poiché può risultare difficile districarsi tra le differenze lessicali tipiche del BDSM, per la presenza di termini polisemici, di seguito ho raccolto in un piccolo vademecum di eventi, locali e feste del settore.

Dopo 50 sfumature, la cultura BDSM è diventata molto popolare tanto che le discoteche hanno iniziato a proporre serate a tema. Queste, in genere, avvengono durante la settimana, per un pubblico adulto e selezionato con inviti (a volerne sottolineare l’esclusività e l’atmosfera trasgressiva). In realtà si tratta di occasioni molto soft, dove gli eventi più hard sono la lap dance e il burlesque.

Poi esistono gli eventi bondage, i workshop e le performance con pratiche per cui occorre una certa esperienza come il fakirismo, la body art e la body modification o lo shibari. In questo caso il pubblico è interessato, ben consapevole e informato tanto da frequentare cicli di lezioni propedeutiche, intermedie o avanzate di whipping: come usare al meglio bullwipe, paddle, snake (consiglio https://www.bdsmitalia.org/whipping-e-whipcracking-ecco-i-migliori-whipmaker-del-mondo/ dove si trovano informazioni dettagliate sui migliori whipmaker e sulla differenza tra un tipo di frusta e un altro).

Per chi ama la musica new rock, metal e pop punk, consiglio gli alternative party organizzati dal Decadence di Bologna (www.facebook.com/decadencepage), mentre per la zona di Padova i kinky alternative party organizzati da Levitica (https://grindhouse.club/category/eventi). L’unico problema è che se hai superato i quaranta rischi di trovarti a parlare con ragazzi dell’età dei tuoi figli, in quanto frequentati da un pubblico piuttosto giovane.

Per socializzare e incontrare altri appassionati di BDSM, fetish e sessualità kinky, dagli anni 80 sono nati i Munch (da burger munch -spuntino). Avvengono in locali pubblici affittati dagli organizzatori per l’occasione come gli Aperitrav, momenti di condivisione per chi ama travestirsi con abiti femminili.

I miei preferiti sono i Play Party, in particolare quelli organizzati da La Regina Nera. Poiché questi eventi restano piuttosto esclusivi, occorre prima iscriversi ad una mailing list e seguire tutte le informazioni necessarie sul tema della serata. Si richiede, infatti, un abbigliamento adeguato per non essere esclusi all’ingresso. Per quanto mi riguarda mi piace indossare abiti attillati neri o rossi o panta in latex o pelle, tacchi vertiginosi o stivali al ginocchio.

Cosa mi devo aspettare a un Play party? Prima di tutto educazione e massimo rispetto da parte di tutti, poi tre aree attrezzate: un dungeon pubblico; uno privato e un’area privé con dark room. Il personale, attento e preparato, vigila perché non ci siano malintenzionati. Questo, forse, è l’unica occasione in cui la maschera non copre la personalità ma la svela: se il mondo è una pupazzata (Pirandello docet), allora il Play Party può diventare il mondo.

Photo Credits: Jessica Zanardi e Daniele Fanton.