Anteprima. Leonie Swann. Gray

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Leonie Swann già autrice di Glennkill  (2006) e di Il lupo Garou (2011) pubblicati da Bompiani e tradotti in venticinque paesi, torna in libreria oggi con Gray un giallo filosofico investigativo, con un affascinante colpo di scena.

August, professore di antropologia all’Università di Cambridge si vede coinvolto in un caso singolare. Uno dei suoi studenti è morto dopo essere caduto dalla cappella del King’s College e data la brutta reputazione della vittima, teme si tratti di omicidio. Ad accompagnarlo nella sua indagine ci sarà Gray il pappagallo del defunto, un uccellino che sembra strano tanto quanto il professore. Ma sarà solo attraverso la loro collaborazione e la capacità di fare le domande giuste che riusciranno a risolvere i loschi misteri che si celano dietro la morte dello studente.

La Swann ci porta alla scoperta di un thriller divertente e molto buffo che vede come protagonista un pappagallo amante di Lady Gaga e un professore Universitario pieno di tic nervosi, dando pieno sfogo a un riconoscibile humor inglese.

Esther Fantuzzi

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Di seguito un estratto in anteprima su Satisfiction.

 

Erano le tre del mattino. Cambridge taceva. La luna era strisciata fuori da dietro le nubi cariche di pioggia e alla luce della luna Augustus Huff riordinava la scrivania. Era tornato dalla sua scorreria notturna pieno di nervosismo e inquietudine, con la netta sensazione di aver visto o sentito qualcosa che non quadrava. Un errore, una dissonanza, un indizio – qualcosa che avrebbe potuto fargli fare un passo avanti se solo avesse guardato con attenzione. Ripensava di continuo alla conversazione con il custode.

Niente.

Quell’uomo aveva raccontato una storia ben studiata. Tutto lì. E nondimeno, il solo fatto che avesse ritenuto necessario studiarsi qualcosa era sospetto. Augustus lasciò perdere i fermacarte e cominciò a camminare su e giù per la stanza.

Il cellulare ronzò di nuovo.

Il suo discorso, dott. Huff!

Da qualche parte, con molta probabilità in una stanza d’hotel grande come una chiesa, vegliava la bianca viscontessa. Augustus se la immaginò: intenta a fumare, fusa dentro una poltrona, con indosso un pigiama di seta bianco, la rabbia nei begli occhi freddi.

In preparazione, rispose Augustus, non per la prima volta.

Si avvicinò alla scrivania ordinata in modo impeccabile e aprì il laptop. Era davvero arrivato il momento! Aprì un nuovo file e lo chiamò “Elliot”. La pagina pulita luccicava davanti a lui fredda ed esigente. Augustus alzò le mani sulla tastiera – e le riabbassò.

Sbagliato di poco è sempre sbagliato! disse una voce maligna nella sua testa. Gray stava dormendo pacifico sul suo trespolo, di là, in bagno, ma Elliot continuava a distribuire i suoi commenti beffardi. Nel discorso funebre Augustus doveva centrare con esattezza Elliot Fairbanks. Dritto al cuore, per così dire. Se c’era mai stato un cuore. Ma Elliot sembrava così difficile da centrare. Viscido come un’anguilla. Gobelin e scarpette da arrampicata. Foto ricattatorie e addestramento del pappagallo. Non quadrava niente! Uno studente eccezionale disprezzato dalla sua professoressa. E dalla sua cameriera. E da una misteriosa Ivy. Eppure era così perfetto. Freddo e perfetto come sua madre. Inattaccabile. Augustus ripensò alla sua teoria di Jekyll e Hyde. Forse sotto la superficie brillante di Elliot c’era in agguato un’altra persona, più torbida. Una che veniva fuori solo talvolta, di notte. Una che solo Gray conosceva.

Ovvio che niente di tutto questo poteva accontentare la viscontessa.

Huff guardò la sua poltrona-pensatoio cercando l’ispirazione. La Lady era stata lì proprio ieri. Fumo, luce e ombra. Augustus non aveva nessuna difficoltà ad averla bene davanti agli occhi. Un ornamento di avorio. Una scultura di marmo perfetta. Dalla signora a Elliot il passo non era poi così grande. Gli stessi occhi distaccati e chiari. Lo stesso manto di noia colta. La stessa… disperazione? Perché Elliot era così intrattabile? Così… insoddisfatto nonostante tutti i suoi talenti?

Augustus si schiarì piano la voce.

Stimati parenti, amici e colleghi, siamo qui riuniti oggi per congedarci da Elliot Fairbanks. Non facciamoci illusioni. Nessuno di noi aveva molta stima del defunto. Era una persona fredda e presuntuosa, e molti tra noi si chiederanno se la sua morte sia davvero una perdita così grande.

Augustus scosse la testa ridendo. Non era senz’altro roba per un funerale.

“Imbecille! Imbecille!” gracchiò Gray dal bagno.

Maledizione! Con quello sciocco discorso aveva svegliato il pappagallo!

Augustus andò a togliere Gray dal trespolo. La verità era che in quel momento non voleva stare da solo con Elliot. Grattò con dolcezza la nuca di Gray, guardò gli assonnati occhi da pappagallo che non erano così dissimili da quelli del suo studente, e d’un tratto si sentì meschino. Uno dei suoi allievi era morto e lui non riusciva a mettere su carta nemmeno un paio di parole compassionevoli!

“Sta’ al gioco!” Gray era già sveglissimo. Era probabile che avesse in mente elefanti di carta e costruzioni di legno, ma d’un tratto Augustus pensò a un altro gioco, simile agli scacchi – una partita a scacchi con Elliot. All’improvviso gli sembrò che Elliot fosse seduto alla scrivania davanti a lui, freddo e scettico come quando era in vita.

Rivelami finalmente qualcosa di te! Pensò. Qualcosa che mi sia di aiuto!

“Legno,” mormorò Gray incoraggiante, con il becco sulla spalliera della sedia.

Augustus annuì e cominciò a scrivere. Elliot non era stato solo uno sbruffone ma anche qualcuno che per anni aveva insegnato al suo pappagallo parole e concetti con la pazienza di un angelo.

Qualcuno che si era sforzato disperatamente di scrollarsi di dosso la noia ereditata, che era pronto per questo ad affrontare i rischi più pazzeschi.

Qualcuno che aveva apprezzato la strana pace dei tetti…

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