Postilla ultra-lirica a Lizzie Siddal

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Elizabeth, demone rosso nella fottuta castità della londra vittoriana.

Rosso fuoco la tua chioma -un marchio- il primo. L’umile famiglia il secondo. E poi e poi e poi. L’essere modella, ambiguo mestiere. L’essere musa di un cenacolo di giovani pittori, ribelli ricchi ed esaltati. L’essere amante di Dante Gabriel Rossetti, che ti trasformò, beata, in Beatrice. L’essere tu stessa poetessa e pittrice, genio raccomandato da Ruskin in persona. L’essere vagamente bellissima e decisamente malata, triste, depressa, moglie madre mancata… L’essere schiava della droga, il laudano, farmaco e veleno. L’essere morta suicida non è l’ultimo dei marchi. L’ultimo è la leggenda della tua rossa chioma che cresce a dismisura nella morte, riempiendo tutta la bara. Perché riaprire la tua bara, dopo tanti anni? Perché dentro v’era il libro di poesie, incompiuto, del tuo sposo, divenuto nel lutto un folle ubriaco e visionario… Così la tua chioma custodiva una poesia senza fine, non finita, infinita. I capelli rossi nascondono un segreto, sono maledetti, hanno fatto un patto col diavolo, sono marchiati. Camminano con noncurante superbia, tra gli uomini e le donne dai capelli ordinati e ordinari. Così camminavi tu, in perenne posa, come camminano gli esseri che non trovano posto in questo mondo, se non su un palcoscenico o su un piedistallo. Per sempre sfuggente proprio perché sommersa dai segni del tuo destino, nascosta dietro la maschera dei tuoi tanti marchi. Beata Beatrix e tragica beatrice, l’altrove vagheggiato dai preraffelliti divenne per te l’unico luogo in cui poter stare, nell’estasi e nel medioevo, nei boschi fatati, cuore incorniciato, che non fu mai rosso come la tua chioma.

Livio Pacella

    

Per la recensione del libro di Lucinda Hawksley, Lizzie Siddal cliccare sul link http://www.satisfiction.se/lucinda-hawksley-lizzie-siddal-il-volto-dei-preraffaelliti/