Una birra al Circolo del Biliardo di Waguih Ghali

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Una birra al circolo del biliardo

Compare finalmente in Italia, dopo oltre cinquant’anni dalla sua prima edizione (1964), lo splendido romanzo di Waguih Ghali (scritto in inglese). L’opera potrebbe sfuggire perché pubblicata da un piccolo editore sebbene di altissima qualità (Francesco Brioschi Editore srl), ma “Una birra al Circolo del Biliardo” di Waguih Ghali, fuggito dall’Egitto a causa delle persecuzioni politiche e che ha vissuto in Europa fino al 1969 (anno in cui si suicidò), compone il suo unico romanzo con personaggi memorabili e una trama divertentissima e tristissima, insieme. Proprio questa ambiguità dei sentimenti che passano da un opposto all’altro è il fil rouge che intesse e contiene l’intera opera.

Ram, il protagonista e io narrante del romanzo, è cresciuto in Egitto, studiando in un liceo francese e in un’università di stampo britannico: è filoccidentale, ma è fieramente schierato contro le ingerenze estere in Egitto; e nello stesso modo gli altri personaggi sono tormentati da questa ambiguità, in modo più o meno marcato, come nel caso del suo miglior amico, Font.

Ram proviene da una famiglia un tempo ricca e che ora si appoggia a parenti di alto rango; gioca d’azzardo, spesso con soldi che non ha, divertente la scena allo Sporting Club in cui il cameriere gli presta cinque sterline – “poi facciamo a metà” – e Ram vince cento dollari.

Amante della vita lussuosa, sempre vestito elegante, Ram ci trascina nei covi dei ricchi come nelle ultime bettole, sempre gravitando intorno al “Circolo del Biliardo” dove ha trovato una sistemazione lavorativa a Font, che, come lui, rifiuta i ben remunerati quanto inutili posti statali, mentre i fellah, gli ultimi e oppressi contadini, fanno la fame.

Insieme a Font ed Edna, il suo grande amore che non riuscirà mai a sposare, Ram va in Inghilterra frequenta Oxford, e poi quando Edna e Font ritornano a casa, si iscrive al Partito Comunista, che poi abbandonerà: “Volevo che tutte queste idee che mi fanno scoppiare la testa, tutte le migliaia di libri letti trovassero una valvola di sfogo a favore di una buona causa, altrimenti sarei impazzito”.

Tornato nell’Egitto di Nasser (1956-1958), Ram continuerà a bere whisky e a giocare (poker, biliardo), ma segretamente si dedicherà a un progetto di profondo impatto politico che ha a che fare con le persecuzioni politiche di Nasser ovvero le stesse per cui Ghali dovette fuggire dall’Egitto e vivere esule in Europa lavorando, tra le altre testate, per il Times di Londra.

Un romanzo di eccezionale bellezza, di grandissima ironia e sarcasmo: si può leggere oggi come tra dieci anni, è ormai diventato un classico al di fuori del tempo.

Una birra al Circolo del Biliardo di Waguih Ghali  (traduzione dall’inglese di Ada Arduini – postfazione di Elisabetta Bartuli), pp.261, 18 €, Franco Brioschi Editore, 2019.