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Servando Rocha. L’odio dentro

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A cinque anni dalla prima uscita in Spagna, grazie ai tipi di Readerforblind sbarca finalmente anche sugli scaffali delle librerie italiane il voluminoso “L’odio dentro” di Servando Rocha (pp. 667, traduzione di Alessandro Righetti, € 23), una torrenziale istantanea della Spagna nel periodo che, partendo dalle prime proiezioni del celebre musical West Side Story agli albori degli anni Sessanta (e dalla conseguente formazione delle prime bande di adolescenti), arriva fino all’avvento della democrazia da quelle parti.

Prima di qualsiasi altra cosa, preme sottolineare come l’opera, per quanto di carattere storico e per quanto dotata di una “mole” non indifferente, benefici dall’inizio alla fine del suo svolgimento di uno stile e di un piglio romanzeschi in grado di far letteralmente volare le pagine sotto le dita: Rocha, infatti, ha il non banale dono per un “saggista” di organizzare la ridda di personaggi, luoghi e aneddoti di cui parla in una vera e propria trama narrativa, rifuggendo da certi ostici e spesso respingenti “cataloghi” propri della materia e della scrittura settoriale. Questo fa sì che noi lettori possiamo fin da subito cominciare a simpatizzare con i protagonisti del suo racconto, un manipolo di ragazzi ardimentosi e destabilizza(n)ti, tutti in qualche modo ruotanti intorno alla banda dei famigerati Los Ojos Negros, che furono in grado di sfidare i rigidi protocolli morali e comportamentali imposti dalla dittatura di Francisco Franco, andando incontro al proprio destino dopo una vita a dir poco avventurosa e condotta sempre sul filo del rasoio. Proprio come quella del più celebre tra loro, il boxeur professionista José Luis Pacheco, alias “Dum Dum”, campione nazionale dei pesi welter e vera e propria vedette del pugilato locale (e non solo) a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento. Partendo dalle testimonianze raccolte in diverse, complicate conversazioni di persona, l’autore riesce a ricostruire intorno alla sua parabola sportiva e umana un autentico mosaico di persone e di espressioni di quella che potremmo considerare come la più tenace e affascinante controcultura spagnola del secolo scorso, capace di continui, sorprendenti deragliamenti nel mondo della musica e dell’arte in generale di un Paese a torto considerato come arretrato e poco interessante nell’epoca di riferimento.

Ne viene fuori un’epopea picaresca popolata da antieroi ai quali rimane difficile non affezionarsi e, al contempo, una brillante testimonianza di una fase storica complicata della quale, perlomeno qua da noi, non si conosce poi molto.

Assolutamente sorprendente e meritevole di attenzione.

Domenico Paris

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