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Angelo Peretti. Il profumo del bicchiere mezzo pieno

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Rimango sempre sorpreso da quante nuove cose io apprenda nel leggere i libri di Angelo Peretti, e non solo in materia enogastronomica, che è poi quella nella quale si muove più abilmente l’Autore (anzi: che rappresenta proprio la sua professionalità), ma non certo l’unica che padroneggia.

Per quanto riguarda il sottoscritto, invece, in occasione della prima recensione a un lavoro (anzi, a due lavori insieme, essendo stata, quella, una “recensione doppia”) di Peretti che proposi sempre qui su “Satisfiction”, confessai senza timore che quella enogastronomica fosse materia di assoluta novità nel novero degli argomenti dei libri dei quali principalmente mi occupo.

Il profumo del bicchiere mezzo pieno è strutturato sul modello degli Esercizi spirituali per bevitori di vino, uno dei due libri di Angelo che recensii nel 2024 (l’altro era il pamphlet Manuale di autodifesa per astemi): termini disposti in ordine alfabetico, racconto breve di Peretti – quasi sempre di natura autobiografica – e, a conclusione di ognuno, l’analisi di alcune bottiglie di vino consigliate – di tanto in tanto anche di bevande in senso più “generico” – (negli Esercizi spirituali erano due, un’etichetta italiana e una straniera, in quest’occasione il numero non è fisso e neppure la provenienza geografica è anticipatamente fissata) perché, a parere dell’Autore, suscitanti delle emozioni particolarmente attinenti col termine approfondito.

Ed è proprio all’interno di questi approfondimenti che, a mio avviso, si trova l’anima vera dell’Autore: sì, perché Angelo Peretti, da che io ne leggo i libri e gli articoli (è direttore del giornale online “The Internet Gourmet”), ha sempre mantenuto fede a quello che è il suo intento dichiarato: far uscire la critica enogastronomica dalle sacche dell’autoghettizzazione, tanto peggiore se compiaciuta, e portarla a dialogare con le altre discipline. Ed ecco che nei suoi libri, tra cui questo, fanno graditissima comparsa le citazioni più disparate: di classici della letteratura e opere contemporanee, di artisti musicali (l’idea di sistematizzare alcune delle sue sudate carte in questo volume gli è venuta proprio in seguito all’ascolto di una canzone, e da qui ha inizio la narrazione, come spiegato nella Intro – pagg. 12,13 -, voluto il termine di chiara derivazione musicale?) e visivi, anche di suoi colleghi giornalisti, ma non necessariamente del campo enogastronomico, anzi: tutti argomenti che Angelo mostra di padroneggiare, facendocene dono, con quella leggerezza calviniana che è propria dell’appassionato, mai con l’intenzione di farci una lezioncina.

Il titolo dello scritto ricalca parte di un celebre proverbio, e da tutte le pagine trasuda l’indecisione insita in quello, questa difficoltà nello scegliere quale delle due metà tenere in considerazione, che è innata in ciascuno di noi per il fatto stesso che siamo esseri umani; Angelo Peretti non fa mistero di preferire, e scegliere scientemente, il bicchiere mezzo pieno, anche a costo di assumersi qualche rischio, primo fra tutti quello di apparire incosciente. Lascia però noi lettori liberi di sceglierci la nostra strada, se annaspare nel vuoto (sempre che questo non rappresenti, come si legge in seconda di copertina, “lo spazio necessario all’ossigeno perché possa permettere al vino di sprigionare i profumi”) o prendere una bella boccata d’aria fresca e pura nel pieno.

Descrivere uno (o anche qualcuno, essendo in ogni caso costretto ad una scelta) degli innumerevoli capitoletti di cui il libro si compone non farebbe onore all’impegno di Angelo nel comporli tutti ed io rischierei una ben magra figura, quindi chiudo. Non prima, però di avervi segnalato uno dei migliori apparati di note – indicato come Fonti delle citazioni – che abbia mai trovato in un libro (alle pagg. 256-270; sì, non sono note a piè di pagina, del tipo che personalmente preferisco, ma la loro composizione eccellente mi ci ha fatto passare sopra) e un Appendìce (pagg. 244-253) che si compone di nove domande che sono frullate nella testa dell’Autore a libro, credeva lui, terminato, e che ha quindi deciso di inserire a mo’ di commiato “invece che scrivere una conclusione”, per non interrompere così, di botto, la conversazione col lettore. Quest’ultima parte de Il profumo del bicchiere mezzo pieno è anticipata, in esergo, da una citazione da Casa paterna di Maria Messina (1887-1944), brevissima e che quindi riporto integralmente: “E poi, a che scopo indugiare, quando dobbiamo lasciarci?”. Anche qui, nonostante tutto, Angelo Peretti ha optato per il bicchiere mezzo pieno.

Alberto De Marchi

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