“La bugia generosa napoletana non è la bugia del traditore né quella del vigliacco. È una categoria morale a sé, elaborata nel corso dei secoli da un popolo che ha imparato a sopravvivere tenendo alto il morale di chi resta”.
È in libreria Il corno fortunato di Giulietta Revel (Baldini+Castoldi 2026, pp. 240, € 19,00).
Tony De Vito, magnate del più grande impero americano di pomodori italiani, muore lasciando al figlio Al un corno rosso nascosto dentro una Statua della Libertà.
Da lì comincia un viaggio alla riscoperta delle origini familiari. Al compra un vecchio palazzo sul lungomare di Napoli e lo ristruttura. In questo viaggio di ritorno al passato il figlio riscopre il retaggio lasciato alle spalle dalla famiglia.
Un viaggio alla scoperta di Napoli attraverso dialoghi tra commedia ingenua e tragica verità:
“«E poi c’è lo sconosciuto che beve il caffè sospeso», aggiunse Al, entusiasta, fiero di aver già detto qualcosa «da napoletano». «Tu dici?» rispose Gualtiero, stringendo un po’ gli occhi. «Io nella mia vita non ne ho mai visto uno.»”
E poi la strana nostalgia di chi fugge da Napoli: “«E mi mancava il disordine. Non il caos, attenzione – il disordine. Quella sensazione che le cose non siano mai del tutto definite, che ci sia sempre uno spazio tra ciò che dovrebbe essere e ciò che potrebbe essere. A Milano tutto era esattamente dove aveva detto che sarebbe stato. All’inizio sembrava una virtù. Poi è diventata una prigione.»”
La saggezza della città: “«Perché quando sai che le cose possono andare storte, ti godi quelle che vanno bene senza darle per scontate. E quando vanno storte, non ti senti tradita dal mondo. Ti senti solo nel mondo.»”
E il fascino che coglie chi arriva per la prima volta: “«Napoli mi ha insegnato che le emozioni non sono un lusso. Non sono neanche un rischio. Sono la struttura. Toglile e resta solo il guscio.»”
Con prese di coscienza universali: “Tutti siamo cornuti, chi più chi meno. Questa è la città dei corni”.
O attraverso paragoni che restano impressi: “Napoli è senza dimensioni: dentro ha sempre qualcosa di più grande. Mary Poppins la borsa l’aveva comprata tra vico Duchesca e via della Maddalena.”
Il corno fortunato conserva e incarna quell’intenzione di Luciano De Crescenzo e Massimo Troisi di spiegare Napoli con battute e colpi di filosofia. E con
alcuni dialoghi che ricordano Totò e Peppino.
L’autrice mostra quel che si percepisce anche se non si comprende fino in fondo, lasciando spazio al mistero. Perché Napoli non è solo una città: è viva, pulsante, sempre nuova, ma anche incomprensibile e sfuggente. Come l’amore.
Carlo Tortarolo
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«Beneditemi, Padre, perché ho peccato.»
Father Frank riconobbe quella voce come si riconosce il rumore di un temporale in arrivo: lo si è già sentito tante volte, si sa esattamente com’è fatto, non ci si sorprende più, ma ci si mette comunque il cappotto. Sessantacinque anni, un volto da pastore che aveva visto di tutto, occhi benevoli ma non ingenui. Conosceva Tony da almeno vent’anni, e sapeva che ogni confessione era una piccola commedia in tre atti: il reato, il tentativo di attenuarlo, il pentimento parziale.
«E non solo in questi giorni, vero, Tony?» disse il sacerdote, con quella stanchezza affettuosa che si riserva alle persone che si amano nonostante tutto.
Tony si schiarì la voce. «Posso continuare? Ho invocato il nome di Dio invano, non sono andato a messa, sono stato un po’ incazzato…»
Un colpo di tosse esplose dall’altra parte della grata. «…arrabbiato», si corresse Tony, «con quel coglione di mio figlio, e ho mandato a…»
Il colpo di tosse divenne un galoppo. Father Frank sembrava sul punto di svenire.
«Ma che cos’ha, Padre? Mi devo preoccupare?»
«Certo che ti devi preoccupare!» sibilò il sacerdote, riacquistando fiato. «Sei nella casa di Dio, non nella tua fabbrica di pommarole! Stai attento a come parli.»
Tony abbassò la testa, con l’aria di chi non si pente davvero ma sa che è opportuno fi ngere. «Ha ragione, Padre. Mi scusi. Scusami, Dio. Scusami, Gesù. Scusami, Madonna. Scusatemi, arcangeli.»
«Sono sicuro che ti hanno sentito tutti», disse Father Frank, con rassegnazione cosmica. «Scuse accettate. Vai avanti, che tra dieci minuti ho un funerale.»
«E chi è morto?»
«Paul Misitano.»
Tony aprì la bocca. «Il banchiere? Non l’avevo saputo.» La notizia sembrò tenerlo occupato per un istante, ma la sua coscienza aveva fretta. «Comunque posso continuare? Ho tradito mia moglie.»
«Non mi pare sia la prima volta», osservò il sacerdote, con la neutralità scientifica di chi cataloga specie naturali. «Sei pentito?»
«Sì… cioè, non del tutto.» Tony fece una pausa calcolata. «Padre, questa volta è diverso. È una ragazza così dolce, italiana, una brava ragazza d’altri tempi, come mia madre. Padre, mi sono innamorato. La voglio sposare.»
Father Frank sospirò. Si fece lentamente il segno della croce, come chi raccoglie le forze prima di una battaglia. Poi ricordò a Tony il vincolo matrimoniale, la sacralità del giuramento, la famiglia che doveva venire prima di tutto.
«Ma Nostro Signore sa che al cuore non si comanda», protestò Tony, con la logica ferrea di un uomo abituato a vincere le trattative. «È stato uomo anche lui. E ha avuto anche lui una mamma.»
«Basta, taci!» Father Frank alzò la voce quanto un confessionale consente. «Lascia stare Nostro Signore o dovrai recitare mille Ave Maria!» Poi sospirò di nuovo, con quella resa affettuosa che solo i vecchi amici si concedono. «Ad ogni modo ti assolvo, perché mi fai pena e perché spero che la vedova del banchiere…»
«Le lasci una stock option per salvare il marito dall’inferno? » disse Tony.
Lo sguardo di disapprovazione che ricevette attraverso la grata avrebbe bruciato la legna verde.
Uscirono dal confessionale. Si avviarono verso la navata. Tony stava già puntando verso l’uscita quando vide i becchini entrare dalla porta principale, seguiti dalla bara di Paul Misitano. Father Frank, alle sue spalle, lo chiamò: «Ehi Tony, ricordati una cosa: il matrimonio per noi cattolici dura per sempre».
«Lo so», rispose Tony, e poi aggiunse ad alta voce, senza pensarci, voltandosi con un gesto scaramantico. «Finché morte non ci separi.»
La vedova Misitano entrava proprio in quel momento, stretta nel suo lutto, seguendo la bara del marito. Sentì le parole. Vide il gesto. Lo fulminò con uno sguardo capace di cuocere i pomodori. «Neanche di fronte alla morte avete rispetto! Sciacallo!»
Gli restituì il gesto scaramantico, con una precisione che tradiva l’esercizio.
Tony scappò via, imbarazzato, sotto lo sguardo stanco e rassegnato di Father Frank, che levò gli occhi al cielo con la familiarità di chi lo fa da quarant’anni.
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