Il 22 ottobre del 18… un ispettore delle tasse di nome Hermógenes arriva a Boronburg, piccola provincia dell’impero, per fare il suo lavoro.
Un anno prima era arrivato alla stessa stazione e, ad accoglierlo, c’era stata una fanfara.
Il giorno in cui Javier Tomeo fa cominciare L’uomo bicolore, invece, non c’è nessuno.
Hermógenes è un uomo molto scrupoloso, molto attento. Un ispettore devoto al principe e al suo lavoro. Stupito, arriva in albergo, chiama il comune, gira per il paese e scopre che non c’è nessuno. Sono tutti scomparsi. C’è solo un cane, o almeno lo sente abbaiare. Poi ci sono le campane che suonano a morto, però non c’è il campanaro.
Anche dal centralino del comune sembra che qualcuno risponda ma solo per dire che non c’è nessuno.
Comincia così questa avventura beckettiana.
Come il diavolo de Il Maestro e Margherita, Hermógenes ha gli occhi di colore diverso.
Ma, se il protagonista di Tomeo è un diavolo, è un diavoletto, un condannato. Costretto in un inferno di solitudine. Un labirinto.
Non sapendo cosa fare, l’ispettore comincia un fitto dialogo con se stesso. L’altro io, come lo chiama, lo costringe a continui esami di realtà.
Un altro personaggio che abita la sua fantasia è la zia Rosamunda. Fumatrice di pipa, esperta di proverbi, la zia Rosamunda è stata madre per Hermógenes e guida e certamente un punto fermo almeno fino a quando, l’altro io, non costringe Hermógenes a ricordare con più chiarezza.
Tomeo si conferma molto vicino a Beckett nella costruzione dei suoi personaggi, e nell’assurdità delle vicende che sono costretti a vivere ma, a differenza del più noto irlandese, le storie di Tomeo sono più lineari e appassionanti.
In Beckett, penso soprattutto alla Trilogia Molloy, Malone muore e L’innominabile la carica sperimentale è così esasperata da rendere i testi poco godibili, più adatti ormai a chi studia la letteratura, ma ostici da consigliare. Tomeo, invece, riesce a seguire la linea della sua ricerca letteraria ma senza risultare autoreferenziale.
I suoi testi non sono mai banali, le sue storie, i personaggi, sono eccentrici, ma si muovono sempre dentro trame comprensibili e interessanti.
Questo era vero per Lo sguardo della bambola gonfiabile, bellissimo racconto lungo sempre edito da Occam editore, e lo era persino per la raccolta Storie minime.
Tradotto fa Alberto Bile Spadaccini (i due precedenti erano invece tradotti da Loris Tassi)
L’uomo bicolore è un racconto breve che consiglio fortemente.
Pierangelo Consoli
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Javier Tomeo, L’uomo Bicolore, Occam edizioni 2026, Pp92, Euro 12.