In francese s’intitola Contrefeu. Impossibile, forse, renderla con una sola parola, contrefeu è quella pratica per cui, attraverso piccoli fuochi, si vuole controllare un rogo più grande.
Questo concetto rende perfettamente la trama dell’ultimo romanzo di Emmanuel Venet, scrittore e psichiatra francese, tradotto da Alice Laverda per l’editore Prehistorica.
Ambientato nella cittadina immaginaria di Pontorgueil, il 15 di aprile (esattamente nel giorno del rogo di Notre-Dame), la cattedrale cittadina prende fuoco.
In qualche modo, questo incidente o questo delitto – la cosa non può essere del tutto chiarita – stravolge diverse vite.
Ci sono, in questo romanzo, molti personaggi. C’è il sindaco, il cardinale, la sua amante, il figlio di lei, uno psichiatra meschino, eccentrico, approfittatore, e qui mi fermo, potrei andare avanti, ma il punto è che Venet traccia i contorni di una mappa di esistenze e ci mostra le loro debolezze, i loro vizi e le loro meschinità.
Venet non ha pietà per i suoi personaggi e ce li racconta mentre danno il loro peggio. Psichiatra, ci aiuta a capire l’origine dei loro atteggiamenti.
Al centro del romanzo, legati alla cattedrale in maniera diretta, il cardinale Lardent e la sua amante, Marie Ange.
Lardent è il confessore di questa donna bellissima e insoddisfatta. Legata, inizialmente, a un uomo che non la desidera, da cui ha avuto tre figli, si getta tra le braccia del prete, lo seduce, lo convince e poi, dopo l’incendio, lo abbandona.
Il più piccolo dei suoi figli, Géraud, un adolescente gotico, confuso e arrabbiato, affetto dalla sindrome di Huston-Budwell (anche questa immaginaria), scopre la tresca con il cardinale e minaccia di ucciderlo e di bruciare la cattedrale.
Non sapremo mai se lui è stato, o se è stato il custode, un immigrato di nome Muki, rimane però che sua madre, la bella Marie Ange, interromperà i rapporti con padre Lardent per timore che il figlio possa essere accusato.
Dopo la morte di suo padre, Marie Ange inizia un percorso di terapia con uno strano psichiatra ciarlatano, il dottor Leblanc.
Teorizzatore di una pratica orientale che ha a che fare con un antico monaco sconosciuto e l’energia del sole, circuisce le sue pazienti. Tra queste, Marie Ange. La donna viene convinta dal terapeuta che il prete l’abbia costretta ad avere rapporti con lui, che l’abbia plagiata abusando del suo ruolo di confessore.
Il prete, colpito da queste accuse, dopo essere caduto in disgrazia, si allontana, rifugiandosi in un luogo remoto e solitario.
In luogo della cattedrale, a Pontorgueil, costruiranno un centro commerciale.
La scrittura di Venet è sempre al limite della beffa. Ironico, caustico, lo scrittore francese un po’ maltratta i suoi personaggi, certamente non li perdona.
In italiano il titolo è stato, saggiamente, tradotto in Sacro fuoco, intendendo racchiudere la sacralità che fa da sfondo a questa vicenda e il fuoco del peccato, oltre a quello fisico che divorerà la cattedrale.
L’autore che più si avvicina a Venet, l’autore grande e famosissimo che posso usare perché sia più chiaro il suo lavoro è Flaubert. Per l’eleganza della sua prosa e per quella capacità di raccontare una bella storia, una storia di finzione in un panorama letterario infestato, come fa notare Luca Bevilacqua nella sua bella ed esaustiva post-fazione, dall’auto-fiction, dalle memorie familiari, dalle biografie o dalla prosa pura, piena di esercizi di stile e dalle citazioni.
Pierangelo Consoli
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Emmanuel Venet, Sacro fuoco, Prehistorica editore 2026, Pp.230, Euro 18.