Pochi artisti hanno influenzato il suonoe il percorso della musica moderna quanto Brian Eno. Nato nel 1948 nel Suffolk, in Inghilterra, Eno è salito alla ribalta all’inizio degli anni ’70 come membro della band glam rock Roxy Music. Da allora, si è ritagliato una nicchia come visionario nel mondo della musica ambient e come produttore di album fondamentali per artisti come David Bowie, i Talking Heads e gli U2. Il suo lavoro ha costantemente ampliato i confini del modo in cui comprendiamo e interagiamo con il suono. Nel dicembre del 1995 scrisse la seguente annotazione nel suo diario, sul rapporto tra le imperfezioni tecnologiche e l’espressione artistica.
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9 dicembre 1995
Qualunque cosa ora troviate strana, brutta, sgradevole e fastidiosa in un nuovo mezzo di comunicazione diventerà sicuramente il suo tratto distintivo. La distorsione del CD, il tremolio del video digitale, il suono scadente dell’8-bit: tutto questo verrà apprezzato ed emulato non appena sarà possibile evitarlo.
È il suono del fallimento: gran parte dell’arte moderna è il suono di cose che sfuggono al controllo, di un mezzo spinto al limite e che va in pezzi. La chitarra distorta è il suono di qualcosa di troppo forte per il mezzo che dovrebbe veicolarlo. Il cantante blues con la voce roca è il suono di un grido
emotivo troppo potente per la gola che lo emette. L’emozione della pellicola sgranata, del bianco e nero sbiadito, è l’emozione di assistere a eventi troppo epocali per il mezzo incaricato di registrarli.
Nota per l’artista: quando il mezzo fallisce in modo evidente, e specialmente se fallisce in modi nuovi, l’ascoltatore crede che stia accadendo qualcosa al di là dei suoi limiti.