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James Lee Burke anteprima. Bandiere sul bayou

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“Sharpsburg ci ha detto che non è necessario morire per andare all’Inferno”.

È in libreria Bandiere sul bayou di James Lee Burke (Jimenez Edizioni 2026 pp. 304; € 20,00 con traduzione dall’inglese di Gianluca Testani).

Ambientato in Louisiana verso la fine della Guerra Civile, questo thriller di Burke esplora gli effetti corrosivi della violenza. Alla fine del 1863, la Louisiana è in gran parte sotto il controllo dell’Unione, anche se bande di soldati confederati predoni vagano per le campagne seminando la morte:

“Ho estratto la baionetta dalla ferita iniziale, ho puntato al cuore e l’ho trafitto una seconda volta, e ho spinto con forza il calcio del fucile fino a quando la baionetta è uscita dalla sua schiena e lo ha inchiodato alla neve. La sua bocca si è aperta lentamente e ha formato un cono, come se riposasse, poi le braccia si sono distanziate dal corpo, come un Cristo in croce. Mentre moriva, non ha detto una parola.”

Battute caustiche che sono un manifesto contro il razzismo:

“E lo sanno anche gli africani. In tutte le parrocchie è stato detto loro di non cantare nei campi, perché il canto è il telegrafo degli africani, e spesso i loro inni non sono ciò che sembrano. Ma che ironia. Ci proclamiamo la razza superiore, eppure temiamo persone che non sanno scrivere il proprio nome o contare oltre il dieci.”

Hannah Laveau è accusata di aver ucciso il sadico proprietario della piantagione che l’ha violentata:

“Io gli ho detto di no, e poi di nuovo di no, e lui mi ha tolto la biancheria e mi ha fatto molto male, e ha continuato a farmi male; e quando gli ho detto che mi stava facendo male, lo ha fatto ancora più forte, con la bocca su tutto il mio viso così che non riuscivo a respirare, finché non sono diventata debole e in lacrime e ho pensato di morire.”

In prigione incontra l’insegnante abolizionista Florence Milton, che prende Hannah sotto la sua ala protettrice.

Bandiere sul bayou è una riflessione sulla schiavitù e sulla sua eredità, sulle divisioni sociali e sulla possibilità di trovare l’amore nel cuore della violenza, ma anche un libro di paesaggi e atmosfere indimenticabili: il Mississippi al tramonto, le rive ombrose dei bayou, i serpenti cottonmouth, i saloon sordidi di New Orleans.

Una Louisiana selvaggia e sensuale che Burke conosce intimamente e che trasforma in uno dei veri protagonisti della storia.

Burke considera questo il suo romanzo migliore. È un esame profondo degli anni dello schiavismo e della sua eredità.

Una dimostrazione estenuante e compassionevole che il diavolo non deve stare per forza in una fossa infuocata ma spesso cammina tra noi.

Carlo Tortarolo

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Pierre Cauchon 

Far rispettare la legge sia ai paddy roller, i sorveglianti di schiavi, sia ai negri in tre parrocchie non è facile. I primi a volte si lasciano trasportare e i secondi sembrano non imparare mai, a meno che…

Non sapete cosa significa “a meno che”? Meglio che non lo sappiate.

Non è ancora l’alba, la nebbia si solleva dalla palude, scintillando come un arcobaleno, ma più avanti sento già i negri nei campi di canna da zucchero della piantagione Lady of the Lake, che tagliano e ammucchiano, senza canti in sottofondo; il che significa che i negri del signor Lufkin hanno ricevuto l’avvertimento e non si confonderanno con le lepri pronte a mettere quanta più distanza possibile tra qui e il bacino dell’Atchafalaya.

A New Iberia, la scorsa settimana, tre di loro hanno rubato una brocca di sciroppo, un sacco di mais e un coltello da mietitura e sono scappati, ma i cani e i paddy roller li hanno tirati giù da un albero nel profondo della palude e li hanno sottoposti a un paio di lezioni correttive. Non mi piace dover cercare le parole giuste su questo argomento. Quelle che sono considerate accettabili. Mettiamola così: le lezioni correttive hanno cambiato la prospettiva dei fuggitivi.

Sono venuto qui solo per una negra. Il suo nome è Hannah Laveau. Ho avuto problemi con lei due o tre volte, soprattutto quando è stata affittata come lavoratrice a salario dal signor Minos Suarez sul lago Spanish, vicino a New Iberia. Mi ha detto che era pazza e che metteva in agitazione gli altri negri, e mi ha chiesto se potevo fare quattro chiacchiere con lei. Va detto che il vecchio Suarez non sa tenersi il membro nei calzoni, lo sanno tutti. Stavo proprio per accennargli la cosa, mettendomi probabilmente nei guai, quando mi ha detto che lei era un’insurrezionalista. Se volete far partire un incendio da queste parti, basta quella parola. Chiedete a quelli che sono stati appesi a una corda a St. Martinville due anni fa.

Mi dà pena essere usato in questo modo. Se devo dire la verità, sono affezionato a lei. Cucinava per i nostri ragazzi a Shiloh. Proprio così. I reparti della Louisiana si erano portati dietro i servi di colore quando sono stati fatti a pezzi a Owl Creek. Ed è anche carina. Su questo non ci piove.

Smonto da cavallo e lo guido nel campo di canna da zucchero. Non un solo negro alza lo sguardo dal suo lavoro. Il supervisore, conosciuto come Buiscuits-and-Gravy Comeaux, è un uomo che non ha mai saltato un pasto. Ha sempre del tabacco in bocca e sputa un grumo ogni sessanta secondi. L’ho cronometrato. Sparse sul terreno tra le foglie di canna ci sono delle mezzelune di ferro simili a scarti di zoccoli di cavallo. Sono i resti delle palle di cannone esplose.

«Buongiorno, Biscuits» dico.

«Buongiorno a voi, signore» risponde lui.

Guardo le schegge di metallo sul terreno. «A quanto pare le giacche blu vi hanno tenuto impegnati stanotte».

Biscuits sorride. «Non sono sicuro che siano giacche blu. Ho sentito che i Jayhawkers o i Red Legs, o come si fanno chiamare, hanno catturato un paio di cannoni. Cosa vi porta qui?»

«Il signor Lufkin si è alzato?»

«Sarebbe più appropriato chiedere se è mai andato a dormire » dice, e poi ride della sua battuta.

Il signor Lufkin è noto per le sue lunghe ore di lavoro. Questo vale per lui e per tutti quelli della sua piantagione. Si dice che a diciannove anni sia venuto in Louisiana dalla Pennsylvania e abbia combattuto al fianco di Andrew Jackson nella battaglia di New Orleans. Iniziò anche a comprare tutto ciò su cui riusciva a mettere le mani, in particolare schiavi, a prescindere dal sesso o dall’età, purché fossero capaci di riprodursi. Come investimento, sono una certezza, a meno che non si facciano uccidere o non si uccidano da soli. Un adulto si vende per una cifra che va dagli ottocento ai milleduecento dollari. In oro.

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