La sofferenza altrui la comprendi quando la vivi. E quando, per fortuna, non la passi se hai umanità la proietti a chi ne ha bisogno. L’effetto che fa un fascio di luce, nella drammaticità di situazioni precarie e disperate, è rigenerante. Sospiri per il sollievo che ti quieta un po’ l’animo. La mano tesa che hai ricevuto è un piccolo passo verso un futuro che costruisci nelle ore di angoscia. A volte, forzi il destino architettandolo a proprio favore. Metti in piedi, così, l’inganno. Pensi di salvarti, o meglio di blindare un domani incerto con un raggiro che acquieta le intenzioni e le azioni che, in fondo in fondo, sarebbero benevole nell’idea di sistemare l’impossibile. Ma l’esagerazione comporta dei rischi. L’imbroglio quando è grande è ancora più pericoloso. Lo scambio di favori porta a ricatti sicuri, se una delle parti cova vendetta per aver perso ciò a cui ambiva. Le decisioni dannose hanno sempre conseguenze drastiche. I segreti, poi, possono trovare bocche sciolte che rovinerebbero più vite. Gli errori, specie quelli pesanti, si pagano tutti. La verità, prima o poi, viene a galla e rimpicciolisce le persone nella misura della gravità dei loro sbagli.
In Le donne di piazza del Fico di Margherita Pelaja, edito da Piemme, conosci una storia incredibile. Roma, 1864. Luisa Stecca è una levatrice. Non ha la patente per esercitare la professione, e quindi aiuta soprattutto le donne dei rioni popolari, le più disgraziate. Assiste gravidanze spesso clandestine e accoglie ragazze e madri di famiglia a casa sua, in piazza del Fico. Un giorno si presenta dalla mammana Angela Carbone. Nata da una famiglia sfortuna, è una ragazza decisa ad uscire dalla povertà che la soffoca. Con l’aiuto della sorella Gertrude e di una non convinta Luisa, ordisce un inganno perfetto. Finge una gravidanza per legarsi al ricco cavaliere Armando Bachino, e quando nasce il figlio di Amelia, una giovane abbandonata a sé stessa, lo fa passare come suo. Ma la verità viene fuori. La madre naturale lo rivuole, la madre adottiva lo difende, il cavaliere si scopre tradito ma anche incapace di rinunciare a quel bambino. Il castello costruito da Angela si sgretola.
Il romanzo è stupefacente. La storia è la voce degli imbrogli costruiti ad arte per dare licenza al bisogno di una vita sicura, lontana dallo spettro della miseria. La prosa è azzeccata, efficace. È il preciso ritratto di quello che ruota nell’animo dei protagonisti che hanno una decisa forza narrativa.
Lucia Accoto