Esplorando l’infinito di Escher (Aesthetica, 2026, pp. 192, €26) non è una monografia critica né un’opera illustrata: si tratta di un’opera in cui a parlare è lo stesso artista, attraverso lettere, conferenze, scritti di vario genere. Non ci sono filtri e il pensiero dell’autore può fluire direttamente verso il lettore il quale, proprio attraverso le sue parole, scopre tutto il suo universo.
Il libro di Escher è uscito in prima pubblicazione nel 1986, la versione attuale è arricchita dall’introduzione di Luca Taddio, docente di Estetica e filosofia della tecnica all’Università degli Studi di Udine, e dalla presentazione di Federico Giudiceandrea, fondatore e presidente della Microtec, estimatore dell’arte di Escher nonché curatore di numerose mostre dell’artista.
Come sottolinea Taddio nella introduzione al libro, Escher, grafico e artista, si staglia come un ponte tra il mondo visibile e quello invisibile, tra il rigore della matematica e l’incanto dell’immaginazione. Le sue opere non sono semplici rappresentazioni del mondo, ma virtualità della realtà, dove regole e visione si intrecciano e la logica dell’attualità cede il passo al regno della possibilità.
Ogni sua incisione, ogni suo disegno, celebra l’enigma della visione: invita chi guarda a smarrirsi nei labirinti della percezione, a seguire scale che non portano in alcun luogo, a contemplare superfici che si trasformano e a indagare oggetti impossibili dove l’infinito sembra sfidare il finito.
Le litografie, xilografie e incisioni dell’artista sono popolate da scale infinite, prospettive vertiginose, spazi che si piegano e si ribellano alla tridimensionalità. Non c’è caos nel suo lavoro: l’intero spettro visibile è regolato da un ordine profondo, quasi mistico, che scaturisce dallo spazio della geometria, dalla simmetria e dal concetto stesso di infinito.
Le opere di Maurits Cornelis Escher possono essere definite un’esplorazione del possibile: un viaggio nel visibile. Si celebra lo spazio e la natura mutevole delle sue architetture prospettiche, la sua capacità di immaginare dimensioni intangibili eppure reali, percepibili al tatto dello sguardo.
Egli sembra voler ricordare che il mondo non è fatto solo di ciò che vediamo, ma anche di ciò che immaginiamo. La sua arte è un invito a guardare oltre, a sfidare i limiti della percezione, a perdersi per il puro piacere di scoprire nuove possibilità di visione: virtualità dove ogni curva rivela un paradosso, ogni angolo una possibilità, ogni spazio un segreto.
Dalle sue opere traspare chiaramente il suo non essere solamente artista ma vero e proprio creatore di mondi, un poeta dell’infinito, un artigiano della forma che ha saputo intrecciare arte e scienza, trasformando la realtà in sogno e il sogno in realtà.
Ed è esattamente questo che invitano a cercare nel testo ma soprattutto nelle opere di Escher Taddi e Giudiceandrea: la potenza del mondo raffigurato e di quello immaginato, la visione del reale e quella del sogno. La tensione continua tra il finito e l’infinito. Alla ricerca della funzione più autentica dell’arte: dare voce al mistero dell’esistenza.
«La vita è possibile solo quando i sensi percepiscono i contrasti» (Escher, da De Grafische, n.13, settembre 1951).
Rileggere oggi le parole dell’artista permette di cogliere quanto la sua opera sia ancora attuale. I suoi lavori non sono solo dimostrazioni di abilità tecnica, ma anche riflessioni profonde sulla natura della realtà e sulla capacità della mente umana di creare e interpretare mondi impossibili. In un’epoca in cui la scienza stava rivelando dimensioni dell’esistenza e sfidando le percezioni tradizionali, sottolinea nella presentazione Giudiceandrea, l’arte di Escher rappresentava un dialogo con queste idee rivoluzionarie. Attraverso i suoi paradossi visivi, egli ci invita a vedere oltre l’ovvio, a esplorare i confini della percezione e a comprendere che la realtà può essere molto più complessa e meravigliosa di quanto i nostri sensi ci permettano di percepire.
Esplorando l’infinito, ovvero leggere le parole di Escher, è un’esperienza da vivere. Un invito a guardare le opere dell’artista olandese con occhi nuovi, guidati dalle sue stesse parole.
Irma Loredana Galgano