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Carla Fiorentino anteprima. L’altrove è un cane bianco

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L’altrove è un cane bianco” di Carla Fiorentino (Fandango Libri, 2026 pp. 180 € 16.50) esce nelle librerie il 22 giugno. Il libro segue le imprese dei personaggi Violetta (Vetta) e Federico, già protagonisti degli altri due ultimi romanzi dell’autrice, ispirati nella cornice stregata e seducente di Carloforte. “La vita più è perfetta e più si sfalda”: questa dichiarazione segna il destino della storia, analizza il legame incoraggiante e promettente tra le corrispondenze umane, la propizia aspirazione alla fuga, all’intesa della libertà, al recupero delle proprie radici attraverso le vicende rimaste in sospeso e le promesse da mantenere, solcando le ondulazioni dell’altrove. Carla Fiorentino ritorna sui luoghi cari alla sua scrittura, visita una trama incantevole, immersa nell’esuberante e accattivante espressione rivelativa delle vite degli altri, nella scoperta di segreti e ragioni, traversate intorno a colpi di scena e avvenimenti imprevisti, nell’indagine nascosta tra le pieghe carismatiche degli incontri tra identità e personalità diverse. Riceve dall’isola sarda, Carloforte, il magnetico richiamo per imbastire una storia rinnovata grazie alla capacità ammaliante di attrarre e appassionare il lettore, estende l’invito irresistibile ad una osservazione acuta e accurata, per approfondire lo spunto di ogni riflessione come contrappasso speculare del destino, incrocio inevitabile e fatale di episodi ed esperienze, specchio del percorso sentimentale dei protagonisti e del proprio riscontro esistenziale. Il libro accoglie il magico sortilegio di un suggestivo pretesto per ritornare nell’altrove, ripescare dai luoghi intriganti e dall’atmosfera labirintica l’anima percettiva della storia, mette i protagonisti alla prova nei crocevia tra tutto ciò che è comune e consueto e ciò che è insolito e singolare, nelle situazioni bizzarre e inattese, nelle rivelazioni insospettate.

Carla Fiorentino verifica l’incastro godibile delle coincidenze, l’intrattenimento delle parole come stimolazione nel cuore di un viaggio interiore dove la disinvolta lievità e il profilo ironico fendono le sferzate a una imprevedibile consistenza. Accompagna il profumo di una natura incontaminata, legata alla fascinazione indecifrabile e selvaggia della vita, traduce la responsabilità e la comprensione nel vortice intimista dei pensieri della protagonista Violetta e del suo innato desiderio di conoscere, avvertire e distinguere la sagacia degli avvertimenti. L’ambiente, avvinto e inebriato dall’eco modellata sulle irruenti e impetuose rappresentazioni, è l’ardente scenario adottato per illustrare la conquista di un itinerario intorno alla prospettiva di una narrazione che emerge dalla memoria per librarsi in una nemesi romantica e investigativa. Carla Fiorentino insegue la convinzione umana di fronte alla destinazione della fuga, come strategia creativa di indipendenza e di salvezza, ancorata alla sorpresa travolgente di un mondo inesplorato che adagia il confronto con l’altro e la relazione con il cambiamento, distende l’intuito e l’inquietudine. Racconta con dinamismo ed esuberanza i dettagli nati dalla curiosità, gli atteggiamenti positivi, inaugura un’evocativa missione letteraria, regalando una lettura piacevole, tipica per la stagione dell’estate, un libro, strumento di evasione e di entusiasmante interesse. Il mare, nella sua metafora d’altrove, si riprende l’abilità di destreggiarsi tra le complessità di chi scrive, come dichiara l’autrice: “La scrittura è il mio modo di stare al mondo” affermando la sua emozionante avventura.

Rita Bompadre

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L’altrove dell’altrove è esso stesso un altrove?

E siccome le sorprese non vengono mai sole, prima ancora di vederli, sentimmo le voci di Federico e della Sirena impegnati in quella che, a valutare dal tono di lui e dalle risatine di lei, doveva essere una piacevole chiacchierata.

Sul tavolo giacevano gli avanzi della cena e una bottiglia di vino visibilmente vuota. Non credevo ai miei occhi. Federico – che odiava la Sirena, la cui sola presenza era in grado di fargli disdire la partecipazione a un evento – era lì che le sorrideva beffardo, evidentemente deliziato dalla sua compagnia. Il mondo doveva essere impazzito o forse ero impazzita io. Questa seconda ipotesi mi sarebbe anche sembrata la più sensata se, in un momento in cui Federico era rientrato in cucina e Luca già andato a letto, la Sirena non mi avesse fissato negli occhi e i suoi occhi non avessero di nuovo sprizzato quella scintilla felina. Cos’era quella, una vendetta per essermi portata via Luca? Eppure, era stata lei a declinare il mio invito a unirsi a noi.

Questa volta non mi si poteva proprio rimproverare nulla. Quella scena mi aveva inquietato. Qualsiasi cosa avesse pensato di fare la Sirena lì sulla terrazza con Federico non sembrava preannunciare niente di buono. Non osai fare domande all’uomo con cui dividevo il fardello dell’esistenza e anzi approfittai della mia prevedibile stanchezza per trincerarmi dentro un sonno che non si fece attendere. Mi assillarono dei sogni terribili dai quali tentavo disperatamente di svegliarmi. Poi mi riaddormentavo e sognavo di nuovo.

La mattina mi svegliai più stanca della sera prima. Stanca e terrorizzata dall’idea di andare in cucina e trovarci la Sirena. La rivelazione di Luca continuava a tornarmi in mente, così come la sua richiesta di aiuto. Anche stare in camera e fingere di dormire per non cedere alla tentazione di rivelare tutto a Federico non era certo più rilassante.

Mi sentivo in trappola. Qualsiasi cosa avessi deciso di fare riservava delle insidie. Ancora una volta, come spesso da bambina, mi bruciava non avere il teletrasporto. Ma per andare dove? Se Carloforte era il mio altrove, il luogo da sognare quando la vita mi andava stretta, adesso che anche l’altrove mi andava stretto, dove potevo sperare di fuggire? Avevo innescato una sorta di effetto matrioska. L’altrove dell’altrove è esso stesso altrove?

La situazione mi stava decisamente sfuggendo di mano

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