Così scriveva il poeta Dylan Thomas a John Arlott, l’11 giugno 1947.
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Qui, sulle colline sopra Firenze, conduco la vita più tranquilla che io ricordi: fa un caldo torrido, la salita verso il paese più vicino è una vera tortura per la schiena, sono troppo fiacco e pigro per andare spesso a Firenze, e riesco a lavorare solo la mattina presto e la sera: non sono mai i miei momenti migliori: sono abituato a lavorare dal pomeriggio fino all’ora del pub, che in campagna era verso le sette. Qui bevo in giardino, da solo o con Caitlin: non abbiamo vita sociale: sono un ortaggio da sole: mi nutro di vino rosso, formaggio, asparagi, carciofi, fragole, ecc. Il “ecc.” di solito è altro vino rosso. Abbiamo il nostro vigneto. La villa è enorme. E probabilmente lo sono anch’io, dopo due mesi.