“La vecchia nuvola fluttuante” di Can Xue (Utopia Editore, 2026 pp. 120 € 18.00), nella traduzione di Maria Rita Masci, esce nelle librerie il 12 giugno. Il libro tratta le vicende di due coppie di coniugi, vicini di casa, che oltrepassano la sequenza naturale e umana degli accadimenti, proietta il lettore in un contesto visionario e complesso, in cui il limite tra la realtà e l’immaginazione disperde la lucidità della comprensione e assegna alla trama un intreccio grottesco, dalle tinte paradossali e assurde. I protagonisti sono immersi in una voragine segreta e sotterranea di curiosità morbosa, di ambigue congetture e fissazioni, provocati dalla dirompente e casuale notizia di un adulterio che scatena il fatale contrasto nella convivenza e nella vicinanza dei loro legami interpersonali. La capacità narrativa innovativa di Can Xue veste l’inaspettato di spiazzante e inquietante contenuto, sorprende l’orizzonte emotivo dell’orientamento esistenziale, rende magnetica la materia sommersa della mente, raccoglie le atmosfere sospese dei fenomeni interiori quotidiani, alimenta l’allegoria nascosta in ogni mistero indecifrabile dell’esistenza, esplora la psiche e l’stinto, attraversa l’irrazionale come forma tangibile di analisi introspettiva.
Il libro svela un territorio letterario dell’anima, saturo di intonazione kafkiana, di paesaggi intimi sconosciuti e inespressi, diffonde il profumo ipnotico delle attese, la sfumatura di una condizione di indeterminatezza e di esitazione nel limbo delle relazioni familiari, evoca percezioni e sensazioni che urtano il contrasto e disorientano il pensiero. Can Xue conferma la possibilità artistica di oscillare abilmente e delicatamente tra l’estensione palese e innegabile dell’attualità e la superficie simbolica di un universo immateriale, inafferrabile e indefinito, come la lieve ed evanescente entità del sogno. La storia narrata è un itinerario percorso sempre in bilico, sospeso tra l’eventualità di un esito e l’instabilità delle incertezze, estende oltre la soglia la dilatazione dell’imperscrutabile, riassume il confine illusorio, astratto e inaccessibile delle ossessioni mai sopite, oltrepassa il senso figurato tra ciò che manifesto e ciò che è soffocato dalle profondità dell’inconscio. Il richiamo attrattivo ed enigmatico dei rapporti sociali sfida l’instabilità di una identità sfuggente dove i protagonisti sono sempre esposti alla contaminazione dell’individualità e alla nuda e oppressiva visione di un incubo dal
quale rimane stratificata l’alterazione e l’espansione della coscienza. La suggestione letteraria dell’incredibile e dell’onirico si insinua nella vita e nella sua ordinaria successione con un disinvolto e sconcertante artificio creativo che dona all’opera un’estrema sensibilità capace di sovrastare il presentimento incombente di ogni catastrofe. Can Xue dosa l’alchimia sorprendente e immaginaria delle descrizioni disturbanti, la ricognizione dell’inverosimile e delle tendenze maniacali, in uno scenario estraniante. Osserva, racconta e traduce l’avvertimento speculativo di una realtà allucinatoria con una risonanza immaginifica, evocativa, con una parabola intensa di impulsività e oscuro turbamento, con l’immediatezza di una scrittura potente e il carattere lancinante delle parole lungo l’abisso poetico. La metamorfosi metafisica della realtà rappresenta l’energia espressiva di una natura anestetica come chiave di lettura per interpretare, in Can Xue, la linea di una tensione ermetica, sempre sfuggente, come in una sua significativa dichiarazione: “Scrivo per ciò che non ha nome”.
Rita Bompadre