Benvenuto su Satisfiction   Click to listen highlighted text! Benvenuto su Satisfiction

Francesco Zani anteprima. Come ti difendi

Home / Anteprime / Francesco Zani anteprima. Come ti difendi

La Barbara gli stava addosso, si vedevano a scuola e Armando si era convinto a uscire con lei più per accontentarla che per altro. La Barbara portava i capelli rossi lunghissimi, le arrivavano fin sotto al culo e non se li legava mai. «Se vuoi puoi accarezzarmeli» gli diceva sempre, convinta di fargli piacere”.

È in libreria Come ti difendi di Francesco Zani (Mondadori 2026, pp. 208, €19.00).

Sergio e Armando, due giovani di provincia dagli anni Settanta fino agli anni Duemila, immersi in quella fauna di personaggi curiosi che popola la Romagna:

La Milena gestiva il più grande night di Rimini, che rimaneva aperto ventiquattro ore su ventiquattro e chiudeva solo il giorno di Natale e il primo dell’anno”.

Sergio viene da una famiglia di pescatori mentre Armando è una grande promessa del tennis. Entrambi stretti dalla provincia.

Da una parte le goffe esperienze sessuali:

Non lo sapeva cosa gli stava succedendo ma non riusciva più a muoversi, intrappolato dentro un panico assassino. Lo teneva stretto l’immagine del nonno sopra la Sofia, lui che l’amava e la chiamava “Gagia”, e poi moriva. Si immaginava il corpo flaccido, il cazzo, il culo, le mani con cui ogni volta che voleva picchiava la mamma, il sorriso da impunito”.

Messico, il guardiano del campo da tennis interroga i protagonisti: “Come ti difendi?”.

Oscilla tra la pena e il grottesco:

«Ieri sera su Rete Quattro davano Fantozzi e lo so che la gente lo guarda e ride. A me mi viene male, mi fa una pena, ieri ho dovuto cambiare dalla tristezza».

«Questa estate andiamo da un mio amico a Montecodruzzo. C’ha delle ciliegie così buone che me le infilerei anche su per il culo».

Zani nei suoi personaggi improbabili cattura l’anima della Romagna: le sue contraddizioni e la sua superficialità profonda. La Romagna che si butta anche con entusiasmo scriteriato.

Forse non è la migliore delle Romagne possibili. Ma è quella vera.

Carlo Tortarolo

#

Il Pantelleria navigava in mare aperto, attorno non si vedeva nessuno e all’orizzonte si sentivano solo le bestemmie di Carlo. L’attesa trascorreva silenziosa, i marinai speravano succedesse qualcosa in fretta, si agitavano e poi si spegnevano. L’unico che pensava in silenzio e non faceva trasparire neanche un centimetro di impazienza era sempre Lobello. Sergio aveva visto un movimento strano dei gabbiani ma all’inizio non ci aveva fatto caso. Teneva d’occhio Lobello ma lui non si muoveva di un passo. Poi all’improvviso i gabbiani erano andati giù in picchiata verso un’onda bianca che faceva un sacco di schiuma e Sergio l’aveva guardato ancora ma lui niente. Allora si era messo con il ginocchio sinistro sulla sponda, tutto il peso sulla gamba destra sollevando il braccio con l’indice alzato. I capelli lunghi e biondi gli volavano via da sotto il cappello e gli andavano davanti alla bocca.

«Sa fasem» avqeva chiesto Eros, «cosa facciamo?»


Toccava a Carlo scegliere se dare retta a Lobello o fidarsi di suo figlio. Era rimasto fermo per un tempo piccolo, neanche trenta secondi e aveva sospirato l’ultima volta facendo segno con il pollice verso Sergio come a dire “ascoltate lui”.


«Aumenta» aveva urlato Sergio con forza.

Lobello da sopra la coffa non parlava, sperava che non trovassero niente.

«Aumenta» aveva ripetuto ancora Sergio, finalmente ipnotizzato dall’adrenalina.

Attendeva che il Pantelleria si mettesse esattamente in posizione, intanto aveva richiamato Piquet perché voleva che il barchino fosse pronto e lui aveva obbedito, ligio al dovere. «Aumenta adesso!» aveva urlato Sergio. Comandava stando in basso e non sulla coffa, che Lobello non mollava. Sergio camminava avanti e indietro, si sporgeva sull’acqua e si era tolto il berretto di lana. Si sistemava dietro le orecchie i capelli spettinati dal vento, un’insolita aria vorticosa a convincerlo di nuovo dell’unicità di quel momento. Il resto l’avevano fatto due o tre nuvole quasi rotonde e l’acqua increspata in una schiuma bianchissima. Finalmente l’aveva sentito anche lui l’odore, il segno che i tonni gli nuotavano in braccio. Dentro lo stomaco sentiva la stretta vigliacca di chi poi non poteva più tornare indietro.

«Calaaaaaaaaaaa» aveva urlato con un tono rabbioso e potente, un po’ grattato di gola e raschiato fino in fondo.


Ecco la sua vera voce, finalmente l’avevano sentita tutti, ma soprattutto lui. Avevano calato e il peso dei tonni si avvertiva ma la rete sforzava tanto. A sentirlo nuotare il banco non pareva così grande, ma la barca sembrava inarcarsi.


«Sembra un elefante» ripeteva Eros allargando le braccia, senza riuscire ad aggiungere altro. «Io una roba del genere non l’ho mai vista» aveva detto Carlo a cui brillavano gli occhi dalla gioia e dalla commozione.


Eros provava a stringere la rete ma non ci si riusciva, la pinna da sola sembrava più grande di tutti i tonni che pescavano abitualmente. Il peso del carico arrivava da un unico pesce e Sergio si chinava con le mani nell’acqua per toccarlo, voleva essere sicuro che fosse vero. Sentiva le squame calde e il sangue che pulsava veloce. Lo accarezzava, provava ad abbracciarlo e stringerlo forte ma la coda lo colpiva con violenza. La sua vita si riduceva al movimento degli occhi grandissimi. Tutti attorno urlavano più forte e Sergio rimaneva chinato lì ad accarezzarlo. Nessuno aveva mai visto una roba del genere.

«Babbo, ributtiamolo in mare» aveva sussurrato Sergio nell’orecchio di Carlo.
«Mo sta zet che con questo ci facciamo un mese» gli aveva detto lui.

La rete faticava ancora a chiudersi dopo un’ora di lavoro mentre Eros e Carlo spingevano forte per farcelo stare dentro. Temevano che il tessuto cedesse e spezzasse una parte del Pantelleria. Per sistemare gli altri non c’era voluta nemmeno un’ora, quaranta tonni, molto meno dei soliti banchi. A Sergio continuava a fare pena, non gli era mai successo con un pesce, nemmeno con i delfini che a volte trovavano impigliati nelle reti.

#


© 2026 Mondadori Libri S.p.A., Milano

© 2026 Francesco Zani

Click to listen highlighted text!