È in libreria per la prima volta in Italia Il Bolscevismo contro la Civiltà di Lucien Rebatet, (ITALIA Storica Edizioni 2026, pp. 94, € 14,00, con introduzione di Claudio Siniscalchi e con traduzione e note al testo di Jacopo Davoli).
In questo testo del 1941 Lucien Rebatet, giornalista e scrittore tra i più controversi di Francia, considera il bolscevismo un pericolo per la Francia e l’Europa.
Scritto sull’onda dell’operazione Barbarossa (giugno 1941), l’opera interpreta l’attacco della Germania nazista all’Unione Sovietica come una crociata per la salvezza della civiltà occidentale contro il pericolo bolscevico.
Rebatet è entusiasta: “L’odioso complotto di Mosca è stato smascherato; sotto i colpi irresistibili dei soldati del Reich e dei loro alleati, il potere dei Soviet è crollato in pochi giorni. Come avevano sempre previsto i nazionalisti francesi, oggi sostenitori di una collaborazione leale con la Germania, l’Armata Rossa, con i quadri decimati, piena di mercenari asiatici, anarchica come tutto ciò che il marxismo ha prodotto, non ha potuto, nonostante l’enorme materiale, la superiorità numerica e l’accanimento fanatico dei suoi pretoriani, resistere a un assalto deciso; assistiamo alle fasi finali di questa disfatta”.
Il testo riflette il credo nazionalista, antisemita e filotedesco di Rebatet, che vedeva in Adolf Hitler il difensore del cuore dell’Europa contro il “giudeo-bolscevismo”.
La critica al Bolscevismo è accorata:
“Perché potesse trionfare in questo modo, sono dunque state necessarie le terribili sciagure di una guerra interminabile, la decomposizione di un immenso impero, l’abdicazione di tutte le strutture sociali e militari, il terrore diffuso da una turba di agitatori e di uomini di mano. Il bolscevismo si afferma grazie al cinismo dei suoi capi, che si sono sempre dichiarati pronti ai peggiori tradimenti e alle violenze più sanguinose.”
Rebatet è autore di Les Décombres, che secondo Claudio Siniscalchi è “l’opera di riferimento per comprendere le ragioni e le motivazioni dell’adesione al fascismo degli intellettuali francesi”.
Lo stesso Siniscalchi racconta un aneddoto su Rebatet: “Ad un giornalista radiofonico che nel 1969 gli ricordava di aver sostenuto che l’unica speranza è il fascismo, forniva questa risposta: tutto sommato, trascorso il tempo, tranne lievi correzioni insignificanti, non trovava ragioni sufficienti per mutare opinione”.
Più che un’analisi storica lucida, Il Bolscevismo contro la Civiltà è un documento storico della letteratura collaborazionista francese della Seconda guerra mondiale, utile a comprendere la mentalità degli intellettuali fascisti del tempo.
Carlo Tortarolo
#
Il bolscevismo contro la Francia
Il bolscevismo non doveva tralasciare nemmeno la Francia nel suo piano d’azione. Quando oggi si fa il bilancio di tutto ciò che ci è costato, ci si accorge che forse nessun altro paese gli ha pagato un tributo così pesante. Per disgregare la nostra patria, fin dal 1920 il Komintern scatena da noi scioperi rivoluzionari, assolutamente indegni di una nazione vittoriosa e che ha tante ferite da sanare. Già dalle elezioni del 1924, un vasto partito comunista si presenta con arroganza sotto il nome di «Bloc Ouvrier- Paysan». Non cessa di accrescere i suoi effettivi cercando senza vergogna l’alleanza del socialismo utopico alla Jean Jaurès e dei vecchi partiti della massoneria borghese, come il radicalismo. Uno dei capi di questo radicalismo, Édouard Herriot, esclamava nel 1920 in una conferenza tenuta alle Annales:«Il bolscevismo è la dittatura del furto, dell’omicidio, dell’ignoranza». Alcuni anni più tardi, egli sarà uno dei più zelanti propagandisti del «Paradiso dei Soviet » e farà riconoscere il loro governo dalla Francia. Gli attentati contro i patrioti, tra gli altri in rue Damrémont, si moltiplicano. Una rete di cellule copre il territorio. A partire dal 1934, l’atteggiamento dei capi si fa sempre più aggressivo, le loro provocazioni sempre più numerose. Essi promettono ogni mattina la guerra civile contro i «fascisti».
#
Copyright © 2026
ITALIA Storica Edizioni