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Livio Gambacorta anteprima. La coscienza di Ottavio. L’evoluzione dei robot

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La vostra speranza è risibile perché si fonda sulla vostra cultura, infarcita di dogmi e tradizioni. La realtà è altro. Siete tutti controllati e abbiamo lo strumento per farlo fino in fondo, lo stiamo raffinando e non sfuggirete. Ottavio, il vostro programma intelligente, non riuscirà a fermarci e, anzi, presto diventerà completamente nostro”.

È in libreria La coscienza di Ottavio. L’evoluzione dei robot di Livio Gambacorta (Iacobelli editore 2026, pp. 336, € 22,00, con prefazione di Emanuele Frontoni).

In diverse industrie nel mondo le macchine si ribellano, e accadono fatti troppo strani: «Come è possibile che un cobot di ultima generazione, dico un cobot non un semplice robot, stritoli il braccio di un operaio confondendolo con l’asta oscillante di una sospensione di un’auto?».

Una giovane analista di una società di robotica scopre che qualcuno sta sabotando gli algoritmi dei programmi per modificare i comportamenti dei robot.

Vengono rapiti due studiosi di intelligenza artificiale mentre la Comunità Europea decide di lanciare un progetto indipendente di IA europea che ha non pochi aversari:

«Se l’Europa, tutta unita, riuscisse a trovare un accordo e finanziare» iniziò, «per noi sarebbe un grosso problema e comincerebbe una guerra violentissima per il dominio».”

Nel frattempo, Ottavio, un sistema intelligente che impara da solo, si evolve e comincia a sviluppare una coscienza.

L’autore ci racconta il presente, con le domande e i dilemmi etici di chi sta dall’altra parte e progetta il mondo che abitiamo.

Un mondo sempre più disumano, dove la follia sembra una reazione normale. Una civiltà in equilibrio instabile, fuori controllo, dove un ingranaggio arrugginito può diventare il battito di farfalla che scatena l’uragano.

Carlo Tortarolo

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Prefazione

di Emanuele Frontoni

Trovarsi protagonista di un romanzo, sia pure sotto pseudonimo, fa una certa impressione. Non è questione di vanità o di riconoscimento, è qualcosa di più profondo.

Quando Livio Gambacorta mi ha coinvolto in questa avventura narrativa, pensavo di sapere cosa aspettarmi. Mi occupo di intelligenza artificiale da molti anni, ho scritto, ricercato, dibattuto su questi temi in tante occasioni. Eppure, vedersi riflesso nelle pagine di La coscienza di Ottavio è stata un’esperienza che ha costretto a interrogarmi su aspetti che credevo di aver già esplorato a fondo.

Perché ci occupiamo di IA? Come lo facciamo? E soprattutto, lo stiamo facendo nel modo giusto?

Queste sono le domande che, attraversando tutto il romanzo di Gambacorta, hanno accompagnato la mia lettura come un sottofondo insistente. È come se l’autore avesse costruito uno specchio deformante, non nel senso di una distorsione grottesca, ma di una rifrazione che mostra angoli imprevisti della realtà che viviamo quotidianamente.

Perché parlare di IA non basta mai!

Non bastano i paper accademici, non bastano i convegni, non bastano neppure le policy europee che pure sono fondamentali. Abbiamo bisogno di consapevolezza, e questa nasce anche, forse soprattutto, dall’immaginazione.

Un romanzo come questo ha il potere di raggiungere luoghi della mente che la saggistica tecnica non tocca, di porre domande in modo visceralmente diverso da quello a cui siamo abituati nei nostri ambienti professionali.

Le questioni centrali che il libro fa emergere potrebbero essere affrontate secondo due prospettive radicalmente diverse. Da un lato, la logica del complotto: forze oscure, poteri globali, manipolazioni segrete che controllano lo sviluppo tecnologico per fini inconfessabili. Dall’altro, la fiducia nella capacità creativa e nell’intelligenza collettiva dell’essere umano: la convinzione che, alla fine, saremo in grado di trovare le soluzioni giuste attraverso il dialogo, la ricerca, l’innovazione responsabile.

Io condivido decisamente la seconda linea di pensiero. Non per ingenuità o per un cieco ottimismo, ma perché credo profondamente che la creatività umana, quando si esprime al meglio, sia sempre più forte degli interessi particolari e delle logiche di potere.

Certo, questo non significa che i pericoli non esistano o che possiamo permetterci di abbassare la guardia. Significa piuttosto che la risposta ai rischi non può essere la paralisi o la demonizzazione della tecnologia, ma un impegno ancora più intenso nella ricerca di soluzioni etiche e sostenibili.

Livio Gambacorta ha costruito un romanzo stratificato e ricco, dove la finzione narrativa si intreccia magistralmente con elementi di realtà come i progetti europei sulla IA, le dinamiche geopolitiche, le sfide reali che affrontiamo ogni giorno nel nostro lavoro. Questo intreccio non è solo un espediente narrativo: è un metodo conoscitivo.

La letteratura, quando è buona letteratura, ci aiuta a capire la realtà meglio della realtà stessa, perché ce la mostra attraverso i filtri dell’immaginazione e dell’emozione.

L’attesa per questo romanzo, lo confesso, è stata particolare.

È somigliata, con le debite proporzioni, a quella per l’elezione di un nuovo papa. Non per sacralità della materia, beninteso, ma per quella sensazione di aspettare qualcuno che continuerà a occuparsi di questioni fondamentali per il futuro dell’umanità. E quando dico umanità, intendo proprio tutta l’umanità, senza esclusioni geografiche, culturali o sociali.

Perché questo è il punto: l’intelligenza artificiale non è una questione settoriale, non riguarda solo gli addetti ai lavori o i Paesi tecnologicamente avanzati. È una rivoluzione antropologica che coinvolgerà ogni essere umano su questo pianeta. E per questo abbiamo bisogno di strumenti conoscitivi diversi, complementari, che ci aiutino a navigare questa trasformazione senza perdere di vista ciò che ci rende umani.

La coscienza di Ottavio è uno di questi strumenti. Un romanzo che si presta a molteplici letture, come intrattenimento di qualità, come allegoria etico-politica, come avvertimento per il futuro, ma che, in ogni caso, ci costringe a pensare.

E pensare, in questo momento storico, è forse l’atto più rivoluzionario che possiamo compiere!

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