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Claudio Trotta inedito. Un ricordo di Bob Weir

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Pubblichiamo di seguito il ricordo di Bob Weir, chitarrista e fondatore dei Grateful Dead scomparso in questi giorni, a firma di Claudio Trotta per Satisfiction.

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Sono “deadhead” da sempre e ho portato in Italia Bob Weir con uno dei suoi gruppi, i Ratdog, e devo dire purtroppo nessuno se li è filati.

Abbiamo fatto dei concerti a Milano, Pistoia e a Roma, ma come ho scritto nel mio libro No Pasta No Show, credo di aver fallito il motivo principale per cui ho deciso di fare il promoter: “volevo solo fare un concerto di The Grateful Dead” e non ci sono riuscito.

Ho visto per l’ultima volta Bob Weir a Los Angeles a ottobre del 2024 nel meraviglioso tributo a Robbie Robertson Life is a Carnival che, peraltro, è stato filmato interamente da una troupe di Martin Scorsese e mi auguro che prima o poi ne venga fuori qualcosa.

In quell’occasione lui si esibì in solo con una meravigliosa cover di When I paint my masterpiece, un grandissimo brano di The Band, un brano che lui aveva inciso insieme a Rob Wasserman in un album in duo e che poi aveva cantato in più occasioni.

La sua luce, la sua musica, il suo mood resteranno con noi per sempre per nostra fortuna. Anche perché la morte è parte della vita e la nutre. quella di alcuni di noi in particolar modo e con rara efficacia. E Bob Weir lascia un’eredità meravigliosa, piena di creatività, di dolcezza, di indipendenza, saggezza, espressività, libertà, armonia e affettività.

Il profondo, inestimabile, unico e principale senso e significato della popular music, la condivisione e l’accessibilità. Suonare e ascoltare insieme. L’improvvisazione, la jam, la capacità di fare ancora più belle le canzoni scritte da altri.

Bob Weir, Jerry Garcia, Grateful Dead, hanno cantato e suonato canzoni di chiunque, soprattutto penso a Dylan, come ai classici del blues e a tante altre, a Bruce Cockburn, cantato da Jerry Garcia e tanti altri. Con il rispetto e l’amore per il blues, il country, il bluegrass, il soul, il rock and roll, il western swing, il jazz, il reggae e tanto altro. Insomma, la Popular Music quella con la M.

Le parole che gli artisti americani stanno scrivendo in omaggio a Bob Weir sono la testimonianza della Bellezza che ci ha lasciato in eredità.

Non credo che sia finita un’epoca come alcuni pensano e scrivono nella misura in cui noi non la faremo finire:

Trey Anastasio, Warren Hayes, Phish, John Mayer, Moe, String Cheese Incident, Govt Mule, The Black Crowes, Mickey Hart, Bill Kreutzmann, Tedeschi Trucks Band e tantissimi altri sono in grado di trasmettere ai più giovani la grandezza di Bob, Jerry, Phil, Pigpen e tutti gli altri componenti del ricchissimo e coloratissimo mondo generato da Grateful Dead.

Se devo scegliere un brano, che non è il migliore, nè il mio preferito, d’impulso, in questo momento, scelgo il brano di apertura del meraviglioso album Terrapin Station di Grateful Dead del 1977: Estimated Prophet.

Grazie, Bob Weir, ci si vede.

Claudio Trotta

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