Ci sono cinque storie che si muovono all’interno di Come onde di passaggio. Storie dolenti quanto normali, al limite con la banalità della non-epica quotidiana che costantemente avvolge ognuno di noi.
Nessuna di esse si incontra con le altre, a stento e fortuitamente si sfiorano. Ma non tutte, non ve ne è la necessità.
Scritto dalla grigionese di origine galiziana, Begoña Feijoo Fariña, Come onde di passaggio lavora sullo scavo psicologico di chi queste storie le abita, le vive, le indossa rendendole verosimili.
Perciò Fariña le mette in scena e le fa procedere in una quotidianità fatta di problemi, di pensieri, di un volare basso che (quasi in esclusiva) appartiene a chi ha sperimentato o sperimenta forme di rassegnazione.
Le storie che Fariña narra, sono estratte da un flusso temporale dove sono incastonate, e del quale sappiamo quanto basta a rendercele interessanti. Ma sono inserite anche in un luogo fisico, il cui nome è certo, mentre la sua topografia resta vaga.
Vediamo così le figure di Dario, Marisa, Luca, Dante e Sandy muoversi nell’estate del 2018, a Genova, precisamente nella settimana che porta a ferragosto, praticamente fra il 10 e il 15 di agosto.
E se la datazione vi risuona, ebbene sì: gli eventi si svolgono proprio prima e subito dopo che crolli il Ponte Morandi.
Non cercate però una ricostruzione della tragedia, non pensate a un guardonismo retorico del dolore che proprio quella tragedia può attivare. Non ne troverete traccia.
Vincitore del Gran premio svizzero di letteratura 2026 e del Premio letterario grigione 2026, Come onde di passaggio, pubblicato da Gabriele Capelli Editore, è un romanzo che non ha al suo centro il tragico disastro del viadotto Polcevera.
Il crollo è un elemento coagulante più che scatenante all’interno delle vite condotte dai cinque personaggi principali, qualcosa che le attraversa, le rimodula.
I personaggi principali sono dunque colti nei quattro giorni precedenti, alle prese con quello che rappresentano o quello che fanno in funzione del loro status. Li conosciamo, ne scopriamo debolezze, sogni, qualche segreto.
Dario organizza una vacanza in Svizzera con la figlia; Sandy si spacca fra un lavoro da commessa necessario per continuare gli studi e una madre depressa con un padre “perso” nel lavoro; Luca invece sogna di emigrare in Germania e lì trovare un lavoro stabile; Marisa tiene aperto il suo bar, ma si trova alle prese con un passato che in lei pesa come un macigno; Dante è “alla continua ricerca di una perfezione che sembra sfuggirgli”, cosa che lo contraria e non lo rende sereno.
Questo è l’orizzonte narrativo prima che Genova venga sconvolta dalla tragedia del crollo del Polcevera.
A sottolineare una ipotetica uguaglianza dei personaggi, l’autrice li propone dando loro un capitolo a testa per ogni giornata (a esclusione del 14 agosto), ma non mantenendo mai l’ordine di apparizione. Non è questo che conta, non è l’evolvere delle loro azioni a dare corpo alla storia, ma il loro muoversi comunque in una direzione, verso un qualcosa che nemmeno possono immaginare, di cui solo il lettore è avvertito attraverso la quarta di copertina.
Fariña usa il dramma che investe la Storia recente di Genova e dell’Italia intera come fosse una tela. È lui a costituire lo sfondo della narrazione corale proposta nel libro, così che a venire fuori siano proprio le storie minori, quelle dei sommersi, dei minimi.
Senza assolutamente richiamarlo, Come onde di passaggio sembra rimettere in campo la lezione di certa narrativa e di certo cinema italiano post conflitto mondiale, aggiornandola al presente. Ricorda anche quell’Elio Petri che nel 1956 pubblica Roma ore 11, opera a metà fra il romanzo-inchiesta e il saggismo, poi trasposta in pellicola.
Come in quello, anche in questo si avverte un ragionamento esistenziale sui personaggi, qualcosa che l’autrice pone alla base, in modo imprescindibile. Gli esseri umani sono passeggeri – sembra essere il pensiero dietro la scrittura – al pari delle tragedie che li investono. Da esse possono apprendere, ma non in modo definitivo. Sono perciò loro le “increspature”, le onde che si formano sulla superficie della Storia, e come tali vengono riassorbite. Si rientra in quello che è il corso della nostra esistenza, si attutisce pian piano l’urto, lo si dimentica.
La scrittura dell’autrice ticinese scorre fluida sulla pagina (sì, qualche inciampo è presente, ma fa parte del gioco), mentre il ritmo complessivo sembra voler andare in controtendenza: rallenta, si muove piano, si adagia nello scandagliare cosa accade e da dove proviene il presente dei cinque personaggi.
Anche per questo aspetto la tragedia del ponte Morandi non è l’epicentro delle storie, ma il punto di svolta. O, ancora meglio, ne è il possibile, uno dei possibili momenti di svolta. Ne è anche il punto di ripartenza per qualcuno fra i cinque attori.
Che, ribadiamo, non si incontrano né si toccano fra loro, al massimo alcuni si sfiorano. È il tempo degli eventi, passati e presenti, a volere questo, parrebbe. Quel tempo che li traghetta dal venerdì 10 al lunedì 13 agosto per poi spostarli al 15 di agosto, al dopo. Fra questi due blocchi temporali, la data fatidica per Genova, che fa parte della narrazione, ma fa anche storia a sé. Quasi.
Sergio Rotino
Recensione del libro Come onde di passaggio di Begoña Feijoo Fariña, Gabriele Capelli Editore 2025, pagg. 138, € 17,00