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Reha Yünlüel inedito. Photo rehaïku

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Documentarista, fotografo, poeta, traduttore, autore di cortometraggi poetici e clip di poesie, Reha Yünlüel (Edremit, Turchia, 1967) è un artista fecondo, capace di creare pentagrammi brulicanti di rimandi, assonanze, dissonanze, prospettive. Grazie alle sue diversificate esperienze nei vari campi artistici che fanno di lui un fertile sperimentatore, con le sue opere funge da ponte tra due lingue e culture, quella di appartenenza e quella francese, arricchendo la sua espressione con sfumature linguistiche sempre nuove. Dopo aver lavorato come docente presso l’Università di Marmara, infatti, si è poi trasferito a Strasburgo, in Francia e dal 2005 ha fondato e diretto la rivista d’arte e lingua bachibouzouck.com il cui manifesto programmatico prevede la riconciliazione delle arti scritte e non scritte, superando le barriere linguistiche sia con la traduzione , sia preservandone l’originalità. Il processo traduttivo è per lui è un’espressione, una forma di comunicazione, anzi l’essenza stessa della comunicazione perché esprimersi è già una traduzione, una lingua con i suoi segni. Le lingue s’intrecciano tra continuità e novità espressive, alla ricerca di forme che aderiscano alla visione del presente. Riflettere sul linguaggio è riflettere sulla natura umana . Affermazione apparentemente semplice ma se si superano le rassicuranti tautologie, la parola può essere veleno e antidoto, arma da taglio e filo di sutura.

La poetica di Reha Yünlüel è una pratica di sguardo, riflette sulla lingua e sui rapporti con i destinatari che la ricevono, sulla poesia come forma dell’agire umano. La parola è strumento per decifrare la vita in tutti i suoi aspetti, dalle piccole istantanee quotidiane alle grandi domande esistenziali, il tutto mediato da una doppia appartenenza linguistica e da una sensibilità che abbraccia il visivo e lo sperimentale. La traduzione dell’immagine mediante la scrittura o altri mezzi come la fotografia o il film, è ciò che egli definisce le « plus-que-poésie » ou la « poésie augmentée ». La sua è dunque un’esplorazione della fotografia come strumento di rivelazione del reale che s’ interroga sulle potenzialità del visivo .

Con Rehaïkus (Éditions du Petit Véhicule, 2022, illustrato dall’artista di fama internazionale Firuz Kutal), ha coniato un neologismo che suggerisce una possibile reinvenzione o rilettura dell’haiku (la forma poetica giapponese breve) attraverso la sua sensibilità. I suoi rehaïkus sembrano essere utilizzati per una riflessione incentrata sia su temi esistenziali sia sulla nuova identità del poeta. (Ma cos’è il poeta /un’altalena /sospesa tra due alberi/per essere d’esempio al mondo). Con lui si entra in uno spazio dell’immaginario dove, come afferma lo stesso autore, forme d’arte si aprono a se stesse o si attraversano cercando un punto di incontro. La relazione tra arte fotografica e poetica, ad esempio, è la stessa che appartiene ad altre forme d’arte: è lo sguardo che accompagna la vita e l’interrogazione di sé. È una danza tra l’occhio e l’esistenza, un conflitto dialettico tra la sostanza sommersa e la superficie esposta. Il visibile agisce come un velo seducente che devia l’attenzione dall’oscurità necessaria, ovvero dalle zone d’ombra dell’inconscio dove risiede la vera, ma meno confortevole, interrogazione. Se la poesia è un riflesso della vita in tutte le sue manifestazioni , il poeta può utilizzare gli stessi meccanismi di una macchina fotografica, attraverso i quali mentalmente ingigantire dettagli o rimpicciolire una visione d’insieme. Non c’è divisione tra i due mondi ma una suggestiva tensione verso l’unità. In questo inedito, (tradotto dalla versione francese di Belkis Sonia Philonenko, Nada Yafi, Reha Yünlüel) la parola segue un’architettura emotiva binaria, costruisce e decostruisce attraverso una serie di parallelismi antitetici che sono il suo punto di forza principale. Alla parola viene attribuita un’azione fisica che riflette lo stato della relazione catturandone l’intero ciclo: dalla fluidità iniziale, dall’armonia della condivisione fino alla rottura dell’equilibrio e alla crisi del senso.

 

se il delicato sussurro da una parola all’altra

talvolta è amore

lo scricchiolìo di una parola che lacera

è rancore

se la danza di una parola con l’altra

è canto tra noi

è silenzio fatale

la parola che perde fiducia nell’altro

adesso è il senso che attende

una parola dell’altro

che può anche

farlo fuggire.

Il linguaggio semplice ma evocativo, sposta l’attenzione sul suono (“sussurro”, “scricchiolio”, “canto”, “silenzio”) per veicolare l’emozione e sottolineare come il fallimento comunicativo non sia solo la mancanza di parole, ma la loro distorsione. L’introduzione di un elemento di sospensione e incertezza, sposta il focus dal “cosa è stato” al “cosa sarà”: sarà il senso, il significato, la ragion d’essere della relazione a trasformarsi in entità vulnerabile e passiva. La sua esistenza dipende interamente da una singola parola dell’altro che porta con sé il potenziale di due estremi: la salvezza o la fuga definitiva. Si resta su un filo di tensione irrisolta, fragile come l’atto decisivo della comunicazione.

Il lavoro di Yünlüel non è confinato alla pagina scritta, ma si estende al visivo e al sonoro, dimostrando una forte vocazione interdisciplinare. Oltre a Poèmes pour quoi, (Ed. Henry, La Rumeur Libre, 2024), ha realizzato un’Antologia audiovisiva dei poeti viventi, disponibile sul suo canale YouTube, approfittando dei festival di poesia per parlare con personalità poetiche internazionali. Il progetto di Yünlüel, laboratorio di osservazione, ha l’obiettivo di creare un archivio audiovisivo sistematico dei più importanti poeti contemporanei mentre leggono le proprie opere, riconoscendo che la poesia non è solo il testo stampato sulla pagina, ma è pienamente realizzata nell’atto della dizione e della presenza corporea del poeta. La telecamera a mano viene utilizzata per catturare questa dimensione, offrendo una stratificazione interpretativa del testo stesso. L’Antologia, inoltre, fissando le voci e i volti di artisti per le generazioni future, si configura come custode della memoria culturale e della tradizione orale della poesia. Esperienza d’incontro, è polifonia dei linguaggi e dei suoi ritmi che scivolano nel flusso dei liberi accadimenti, catturando immagini, suoni e pensieri, proprio come la nostra esistenza.

Rossella Nicolò 

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