Benvenuto su Satisfiction   Click to listen highlighted text! Benvenuto su Satisfiction

Pierpaolo Binda anteprima. La storia che visse due volte

Home / Anteprime / Pierpaolo Binda anteprima. La storia che visse due volte

«Nessuna arte ha bisogno delle altre per esprimersi, a parte una: la settima».

In effetti un buon regista deve capire la fotografia, la pittura, la ritrattistica, la sceneggiatura, il teatro, il racconto, la musica, il romanzo e anche un po’ la poesia. Il cinema in fin dei conti è tutto questo.

È in libreria La storia che visse due volte di Pierpaolo Binda (Jimenez edizioni 2026, pp. 488, € 16,50). Nel testo sono presenti codici QR interattivi che rimandano a video online che trasformano la lettura in esperienza multimediale.

Il libro racconta la trasformazione alchemica che accade quando un testo letterario diventa un film. Un procedimento complesso che parte dalla scelta dei testi, da quelli più antichi, come i poemi omerici e la Bibbia, a quelli più vicini ai giorni nostri.

Ma sono meglio i libri o i film? L’autore mostra che in alcuni casi per il film è difficile essere all’altezza dell’opera letteraria, ma in altri sono alla pari come nel caso del Gattopardo oppure, altre volte, persino superiori.

L’autore racconta anche aneddoti divertenti di quando Carlo Ponti e Dino De Laurentiis volevano fare un film su Guerra e pace di Tolstoj spaventando gli americani per il solo fatto che in tempi di guerra fredda si stava facendo cinema su un autore russo:

Così, piuttosto comicamente, Clare Boothe Luce, la temibile ambasciatrice americana in Italia, sorvegliò attentamente le riprese durante la lunga gestazione. Nessuno l’aveva informata che cercare di comprendere dove vada a parare un film sedendosi vicino al regista quando gira è come capire un giallo leggendo una pagina ogni trenta”.

Non mancano riflessioni amare sul cammino dell’arte:

Sovente l’arte ha bisogno di staccarsi dai suoi tempi per essere compresa appieno e per essere riconosciuta come tale, indipendentemente dai suoi contenuti morali e dai valori che esprime. Davanti allo splendido ritratto di un anziano Giulio II della Rovere di Raffaello, non ci turbiamo più di tanto per l’esibita aggressività e le avventure belliche di quel papa. Ovvero per la sua storia e la sua discutibile impronta etica. Così, del magnifico ritratto letterario e cinematografico del principe Salina, il Gattopardo dei tempi gloriosi, condividiamo le amarezze, le disillusioni e i rimpianti di un fulgido passato”.

Dai personaggi danteschi a Don Chisciotte, sino a Kafka e Orson Welles, il libro racconta un pezzo di storia del cinema letto nel rapporto tra le arti.

E in questo turbine estetico multicolore ci invita a leggere la settima arte e i suoi misteri come un dono ancora vivo e sempre nuovo da scoprire.

Carlo Tortarolo

#

Origini Jules Verne:

Dalla Terra alla Luna, Intorno alla Luna

Fin dalle origini, un certo sprezzo del pericolo ha connotato le imprese cinematografiche e non è certo mancato il coraggio ai primi volenterosi factotum di quella nascente attività. Si trattava di imprenditori di grandi passioni che per primi avevano inteso le enormi potenzialità di quella nuova forma espressiva e che misero tutto il loro impegno e la loro spavalderia a servizio dell’impresa. E fin da subito dimostrarono quella temerarietà che oggi potrebbe apparire incosciente, ma che allora fu il presupposto del successo. Per chiarirci, se non fosse esistito George Méliès, che per primo ne intuì l’efficacia della suggestione, oltre naturalmente la redditività, il cinema forse non sarebbe morto come previsto dai fratelli Lumière, ma probabilmente avrebbe tentennato più a lungo. Méliès, invece, gettò il cuore oltre l’ostacolo e per primo capì che a quei primitivi spettatori occorresse somministrare non tanto un treno che arriva in stazione, ovvero il vissuto quotidiano, come pensavano i fratelli inventori, ma qualcosa di straordinario, di fantastico, di inimmaginabile. Era certo che in quelle prime sale di proiezione il pubblico cercasse emozioni analoghe a quelle delle fiere e dei vari padiglioni della paura, ma con qualche aspettativa in più in termini di credibilità e di realismo. E allora, ecco che la sua idea fu quella di filmare niente meno che un viaggio sulla luna, che all’inizio del secolo scorso appariva di certo fantasioso e mitico come quello degli Argonauti. Dove trovò la spregiudicatezza e l’ardimento per buttarsi, con i mezzi disponibili a quel tempo, in un’avventura di questo genere che doveva prevedere razzi, lanci infuocati, allunaggi e relazioni con i seleniti, non lo sapremo mai. L’uomo evidentemente era fatto così, dotato di quel tipico entusiasmo e spirito di avventura dei pionieri che non temono le sfide apparentemente più impossibili e pericolose. Così il grande George, con in mano Dalla Terra alla Luna e Intorno alla Luna, il dittico fantascientifico di Jules Verne, decide che si può fare, si possono portare sullo schermo le avventure spaziali scaturite dall’inesauribile fantasia dello scrittore, dare loro sostanza, trasformarle in visioni.

Come è noto, fece praticamente tutto da solo, scrisse il soggetto, realizzò le scenografie, produsse il film nei suoi studi Star Film, inventò i primi effetti speciali, lo musicò, lo diresse, lo montò. E nel 1902 i diciassette quadri di Viaggio nella Luna furono pronti per emozionare il gentile pubblico, catturarlo tramite l’induzione di un’emozione mai sperimentata prima e tracciare la strada per il futuro. Il razzo conficcato nell’occhio della luna, che a tutte le attitudini di Méliès aggiunge anche una verve scherzosa e allegra, diventa un manifesto del film ma anche un faro per i naviganti, presenti e futuri: il cinema non pone limiti alla fantasia, allo spirito di avventura, alla creatività. È un nuovo luogo di impresa e di spettacolo che apre uno spazio inesplorato, capace di dare vita ai sogni e di rendere visibile l’immaginario.

Click to listen highlighted text!