Benvenuto su Satisfiction   Click to listen highlighted text! Benvenuto su Satisfiction

George Gissing inedito. Diario romano

Home / In Primo Piano / George Gissing inedito. Diario romano

C’è ancora qualche altra curiosità, diciamo pure «cabalistica», che in questa sciarada ghissinghiana non sarebbe dispiaciuta a Fellini e alla sua superstiziosa sensibilità di rabdomante per le cose più insolite e strane. Dopo che ebbe lasciata Catanzaro e l’albergo di  Coriolano Paparazzo, Gissing partì per Reggio Calabria, poi risalì verso Napoli e Roma dove sperava «di lavorare in pace per un mese o due». In realtà a Roma restò più a lungo, fino al 12 aprile dell’anno successivo. A Roma lo scrittore vittoriano, pur tormentato dalla salute precaria e dai dissidi familiari, visse una felice parentesi, continuando il suo lavoro tra ricevimenti e feste e vivendo in alberghi e pensioni dalle parti di piazza di Spagna e via del Tritone, in via del Boschetto accanto al Colosseo, alloggiando all’Hotel Alibert e nel celebre Albergo Minerva, dietro il Pantheon, nel cuore della vecchia Roma. In anticipo sui miti felliniani di una Roma onirica e grottesca, Gissing si incontrava con nobildonne  e prostitute, frequentando osterie, musei, chiese, teatri e case chiuse, immerso tra la contemplazione artistica del bello di Michelangelo e Caravaggio e le escursioni goderecce tra i postriboli, le gustose «cucine» e le pasticcerie del centro: «I migliori dolci che io abbia mai visto (…) Le pasticcerie sono per me una terribile tentazione. È facile comprendere come mai gli italiani non prestino più molta attenzione alle cose intellettuali. Qui le tentazioni del corpo sono troppo forti.

A Roma le pasticcerie nuove aperte nel centro superano di gran lunga le librerie». Nel diario dello scrittore c’è poi la Roma mordace dei primi scioperi socialisti e quella salace e crapulona delle feste di piazza, ci sono gli incontri galanti con le donne del popolo e le sontuose processioni di vescovi e cardinali. «Ogni sera ceno in una piccola trattoria toscana (…) Il vino è eccellente e c’è una cameriera. La  ragazza, molto giovane e bella, è davvero l’immagine incarnata di una delle Muse viste nei musei del Vaticano; si siede e indugia spesso nella stessa posa morbida e indolente, col mento appoggiato sul palmo della mano; una testa dal volto bellissimo, incorniciato da una chioma riccia di splendidi capelli neri». Ma lo troviamo anche, attratto dallo sfarzo arcano delle liturgie, al seguito della parata del Papa e del clero romano alla messa da requiem per la morte di Pio X nella  Cappella Sistina: «Il Papa è entrato attraverso la porta più piccola, dirigendosi verso l’altare situato di fronte al Giudizio universale. Portava solennemente la “Mitra”(…). Canti molto solenni e impressionanti (…) Il Papa alla fine ha pronunciato la formula di assoluzione sulla tomba con voce melodiosamente querula ma piena. Un continuo togliere e rimettere la mitra sul suo capo. Molti cardinali chini intorno a lui (…) La sua sedia veniva portata a spalla ondeggiando sopra le nostre teste. Ai lati del trono papale sbadigliavano due grandi flabelli. Alla fine il Papa con mano tremante diede a noi, la folla insignificante alle spalle dell’altare, la sua solenne benedizione. A quel punto i piatti di una banda militare situata all’esterno delle grandi navate hanno dato il via alle musiche, e giunta all’apoteosi la cerimonia, la gente ammassata fuori ha gridato più volte in coro “Viva il Papa Re!”».

Gissing legge il Diaro romano di Gregorovius, la sera in cerca di compagnia frequenta i teatri di varietà e i caffè-concerto romani, dove però, a quanto pare, «non si vede una prostituta in nessun posto», e così si incontra ai tea-party dove se la spassa con molte allegre signore della folta colonia di ricche ed eccentriche anglosassoni che già alla fine dell’Ottocento popolano Roma. Incontra H.G. Wells e la sorella di Conan Doyle, conosce Axel Munthe che a quel tempo vive a Roma «nelle stesse stanze, io credo, della casa in cui è morto Keats».  C’è infine un’ultima curiosa e fatale coincidenza felliniana che rende un po’ più arcano e fatale questo gioco di figure. Durante il suo primo viaggio in Italia, soggiornando a Roma nel novembre 1888, il giovane Gissing «in cerca di una stanza», pagando in anticipo il fitto di un mese intero, decide «d’un tratto di prendere due stanze piccole ma molto confortevoli al quarto piano di via Margutta 59 (…); in ogni caso la posizione della casa è veramente molto favorevole». E’ l’ultimo indirizzo conosciuto di quel suo soggiorno romano.  Quelle stesse stanze al 59 di via Margutta, oggi Hotel Forte, si affacciano ancora sul grande giardino alberato dove teneva studio la pittrice Novella Parigini. Quello stesso ambiente di Via Margutta, compresa le «due stanze» che fecero da casa a Gissing, fu il teatro di posa dove Fellini girò molte scene dei suoi film romani. Federico Fellini abitava nella stessa strada, solo pochi passi più avanti. 

Mauro Francesco Minervino

 

#

George R. Gissing. An Englishman at Rome

Giornate romane”. Pagine scelte da “I diari” di viaggio di Gissing – 1897-1898

Lettera alla sorella Ellen

Reggio Calabria

11 dicembre 1897

Qui si conclude il mio viaggio in Calabria. Mi trovo a Reggio, sulla propaggine estrema dell’Italia; da qualsiasi punto della costa passeggiando sulla spiaggia, vedo di fronte a me la Sicilia, con il monte Etna che svetta da una cortina di nubi; la cima è coperta di neve. Puoi seguire i miei ultimi spostamenti sulla carta geografica come fai di solito. Sono andato via da Catanzaro alla volta di Squillace, e lì ho trascorso una sola giornata. Tempo cattivo e una località orribile, un posto veramente miserabile. Ma è andata anche peggio in una sudicia e ripugnante piccola locanda la cui ospitalità non osai sfidare rimanendovi anche per la notte: lo squallore superava ogni immaginazione.

Domani prenderò il treno per Napoli. Il convoglio parte da qui alle 7 di sera e arriva a Napoli alle 7 del mattino successivo. A Napoli trascorrerò uno o due giorni, per ripartire poi alla volta di Roma. Spero di lavorare in pace per un mese o due.

Roma, giovedì 16 dicembre 1987 – All’albergo Tritone per trovare O’Dunne; con lui sono andato in cerca di una stanza nei dintorni della parte nord di Roma. Non abbiamo avuto successo. A letto completamente stanco.

Venerdì 17 dicembre – Molto bello. Ho trovato una stanza comoda in Via del Boschetto, 41 /A, al quinto piano. Appena mi affaccio alla finestra vedo il Colosseo. La famiglia presso la quale alloggio porta il cognome Umiltà. Il marito è un impiegato statale. Pago lire 35 al mese; per il caffè e il latte a casa, le spese sono extra. Ho preso possesso della camera dopo cena e mi sono sentito sollevato. Gioito con tutto il cuore di poter riposare.

Sabato 18 dicembre – I giornali italiani di oggi riportano la notizia che ieri è morto Alphonse Daudet. E’ un caso molto sorprendente che egli sia caduto per terra senza sensi mentre era a cena (ore 19,30) – dettagli che rende quasi perfetta la somiglianza della sua vita con quella di Dickens.

Domenica 19 dicembre – Nel pomeriggio ho fatto una lunga passeggiata da Piazza Navona (piena di bancarelle con giocattoli di Natale) a Campo dei Fiori: ho visto la statua di Giordano Bruno nel luogo « dove il rogo arse ». Sulla sponda del fiume: Teatro di Marcello, Portico di Ottavia, Isola Tiberina. Il ramo orientale del fiume – quello che scorre sotto il Pons Fabricius – adesso è completamente asciutto e suppongo che per un motivo o per l’altro presto sarà riempito da qualcosa.

Lunedì 20 dicembre – Fa molto freddo. Sono andato a trovare l’amico di Miss Mc Carthy, Alfred Lambart, Piazza di Spagna, 3. Ho trovato, come temevo, un tipo d’uomo di società, con nessuna conoscenza dell’Italia. In ogni modo, si è comportato gentilmente così come si comportano simili persone.

Ho scritto un mucchio di lettere. Ho spedito un assegno di 10 sterline a Nelly. Sono rimasto sorpreso e nello stesso tempo lieto di leggere su “Il Messaggero” di oggi, una nota sul nuovo libro di Wells, “The War of the Worlds”. Spedirò il giornale a Wells.

Martedì 21 dicembre – Freddo. Nel pomeriggio, ho camminato verso Porta Maggiore e mi sono fermato a guardare la tomba di Eurisace. Poi sono andato a Santa Croce e al Laterano, dove ho visto il Battistero. La porta in bronzo ha i cardini che emettono musica.

Mercoledì 22 dicembre – Freddo, anzi molto freddo. Ho ritirato un modulo dalla Biblioteca Vittorio Emanuele che deve essere vidimato dal Console Britannico. Sono andato al Consolato e ho parlato con un uomo che non si era rasata la barba; il console si chiama Franz (Piazza S. Clodio, 96). Dovrò ritornare domani mattina. Ho commissionato un paio di pantaloni presso il negozio «Old England», in Via Nazionale. Prezzo eccessivo: lire 27. A proposito, quando ho parlato del mio iaggio in Calabria con il Console, questi mi ha chiesto: «Dove si trova Squillace?».

Giovedì 23 dicembre – Ho ricevuto il modulo per poter prendere in prestito i libri e il permesso di leggere nella Sala Riservata a decorrere da lunedì prossimo. Ho dovuto riempire un altro modulo sul quale ho trascritto i titoli che prendevo da leggere e mi è stato chiesto se dovessi recarmi al mattino o nel pomeriggio! Ho scoperto che l’uomo addetto alla Sala Riservata l’avevo visto pranzare nella Trattoria Toscana.

Sulla porta della Chiesa del Gesù è riportato il seguente avviso: «Si prega di non sputare in terra, e di non dare elemosine ai poveri nella chiesa». Singolare!

Venerdì 24 dicembre – Ho camminato fino a Porta Pia e all’esterno delle mura che circondano Piazza del Popolo. Fa molto freddo; in molte parti scendono dai muri lunghi ghiaccioli. Alfred Lambart mi ha invitato a cena per domenica. Ho accettato.

Sabato 25 dicembre – Giornata bella ma fredda. Nella mattinata a Santa Maria Maggiore (ho guardato all’interno del Laterano, ma l’ho trovato deserto). Gran folla e un buon canto. Ho visto che la cassa di cristallo che racchiude i pezzi del Presepe è posta sull’Altare Maggiore. E’ divertente vedere le donne e i bambini con un fazzolettone sulle testa – ubbidendo così alla legge che prescrive il capo coperto. La gran folla nelle navate intorno parlava di ogni sorta di affari, e qua e là qualche persona era inginocchiata nel mezzo; qualcuno seguiva la funzione su un libro da messa. Incenso a profusione e grandi candele. All ore 12,00, sono andato a pranzo dai miei padroni di casa. Mi sono sentito obbligato a mangiare abbondantemente; cibo preparato malamente, accompagnato da parecchi bicchieri di marsala. I padroni di casa sono brave persone di umili origini. Nel pomeriggio sono andato a San Pietro, proprio in tempo per i Vespri, nella Cappella del Papa. Bellissimo effetto dei raggi del sole che trafiggono l’abside. Vicino a me, nella cappella, una suora, di un non so quale ordine, indossa una odiosa cuffietta bianca: la faccia brutta, il naso rosso; le labbra mormorano devotamente. Spero in ogni caso che senta un qualche orgoglio intimo per la sua funzione, o davvero una sua forma di conforto religioso. Ho letto nuovamente l’iscrizione posta alla base della cupola: «Tu es Petrus et super hac petram edificabo ecclesiam meam at tibi dabo claves regni caelorum». Poi l’odioso ponte di ferro, fianco a fianco con il ponte di Adriano. Una veduta delle rovine del Mausoleo. A casa senza cena.

Domenica 26 dicembre – Freddo molto intenso. Nessun dubbio: risultato del freddo ho una ghiandola ingrossata dietro l’orecchio destro – molto dolore.

Ho pranzato con i Lambart. L’altro ospite, una persona giovane (si chiama Burt, mi sembra) è il corrispondente romano del “Morning Post”. E’ un tipo detestabile; molliccio, effeminato nel parlare, puerile nelle maniere; suppongo che non abbia più di venticinque anni. Spiccica appena un po’ di italiano – sta seguendo delle lezioni. Che corrispondente per un giornale di Londra!

Lunedì 27 dicembre – In casa è stato acceso il caminetto: c’è un miglioramento generale. Nella mattinata sono andato alla Biblioteca Vittorio Emanuele, dove ho trovato una vecchia traduzione italiana dei dialoghi di Gregory. Ho portato a casa La Vita di S. Benedetto di Luigi Tosti.

Martedì 28 dicembre – Ho passato la mattinata nella biblioteca. Nel pomeriggio sono andato a trovare Swinton-Hunter, un amico di Sturmer.

Mercoledì 29 dicembre – Non fa molto freddo. Ho scritto a Don Pasquale Cricelli, Catanzaro.

Ogni sera vado a cenare in una piccola trattoria toscana che sta lungo la strada dove abito; c’è un vino eccellente. La madre (è la padrona) è una donna piuttosto grassa, ma di natura buona e gioviale; un figlio di 17 anni, una figlia di anni 13 e un cameriere. La figlia, un’adolescente, fa pure lei da cameriera. La  ragazza, molto giovane e bella, è davvero l’immagine incarnata di una delle Muse viste nei musei del Vaticano; si siede e indugia spesso nella stessa posa morbida e indolente, col mento appoggiato sul palmo della mano; una testa dal volto bellissimo, incorniciato da una chioma riccia di splendidi capelli neri. Persone anziane ed eccentriche vengono qui a pranzare; due di loro vengono chiamate rispettosamente col titolo di «cavaliere». Danno invadenti consigli circa il cibo; disposizioni elaborate per cucinare il fegato, criticano deliberatamente ogni pietanza quando viene loro servita. La proprietaria spiega loro il costo e la preparazione di ogni cosa. «Stia bene», ha detto lei a qualcuno che è partito giorni or sono; la risposta è stata: «Si conservi».

Oggi, la signora Umiltà mi ha portato la lampada, chiedendomi di svitare la parte superiore per poter versare l’olio, perché sia Teresa che lei non erano state capaci. «Ah», ha esclamato lei: «Dio ha fatto gli uomini; e le donne ci ha fatto forse il diavolo!».

Giovedì 30 dicembre – Oggi bello e più caldo. Sono sconvolto; molto agitato. A casa le cose non procedono bene.

Venerdì 31 dicembre – Ho un forte raffreddamento – la mia vecchia storia. Nella serata è venuto a trovarmi O’Dunne per offrirmi un biglietto buono per andare ad ascoltare la Messa che sarà celebrata dal Papa domani alle ore 8,00: ricorre il 50.mo della prima messa di Leone. Prometto di andare se avessi potuto farcela, ma per raggiungere San Pietro da qui bisogna andare via partendo in carrozza alle sei del mattino.

Sabato 1 gennaio 1898 – Non ho dormito per niente durante tutta la notte. Non ho osato andare a S. Pietro, così quando 0′ Dunne è venuto alle 6,00 l’ho mandato via e sono ritornato a letto. Oggi, non sono uscito per nulla da casa. Sofferto di un terribile raffreddore. A mezzogiorno ho consumato il pasto con la Signora Umiltà. Ho letto circa la metà delle bozze del mio Dickens e le ho corrette.

Domenica 2 gennaio – Pioggia. Molto freddo. Mi è pervenuta un’altra quantità di bozze. Ho corretto una prima parte e l’ho spedita a mezzo poste raccomandate all’editore Blackie. Mi sembra che il libro si legga con piacere.

Lunedì 3 gennaio – Giornata splendida. Sono stato invitato da Mrs. Lambart, per domani, all’ora del thè.

Martedì 4 gennaio – Giornata bella, ma fredda. Sono andato in biblioteca. Nel pomeriggio, sono uscito a prendere una tazza di thè dalla Signora Lambart. Donna interessante più di quanto pensassi. Mi ha dato in prestito i poemi di Robert Bridges e un romanzo tedesco. «Im Liebesrauch», di Heinz Tovote – uomo di cui non avevo mai sentito parlare.

Mercoledì 5 gennaio – Freddo. Ho passato tutta la giornata nella biblioteca.

Giovedì 6 gennaio – Fa molto freddo. La notte scorsa e oggi (è il giorno della Befana) le strade risuonano odiosamente per il latrato di certe trombette di latta; i ragazzini portano in giro immagini di santi. La biblioteca è chiusa; così in mattinata ho fatto una lunga passeggiata. Foro di Augusto, Foro di Nerva, Colosseo, Porta San Paolo, Aventino e, infine di nuovo a casa riattraversando il Foro. Ho ricevuto una lunga lettera da Miss Orme. Mi riferisce sugli insulti brutali e furiosi che ha ricevuto. Non so che cosa devo fare. Mi sento triste.

Sabato 8 gennaio – Nel pomeriggio sono andato da Swìnton-Hunter. Non so chi sia di preciso, ma sembra che qui a Roma viva lussuosamente; ha un segretario italiano, persona cortese.

Domenica 9 gennaio – Giornata calda e bella. Nella mattinata ho fatto una lunga passeggiata. Prima al Palatino e poi a San Sebastiano, che si trova sul lato del Tempio di Apollo. Infine a San Gregorio, sotto l’Arco di Dolabella. Piazza della Navicella e per Via Claudia fino al Colosseo.

Lunedì 10 gennaio – Giornata bella; fa caldo. Ho trascorso la giornata in biblioteca.

Martedì 11gennaio – Beltempo. Ho preso in prestito dalla biblioteca due libri di Dahn: «Prokopios von Cáesarea » e « Die Koenige der Germanen ».

Mercoledì 12 gennaio – Fa bello. Sono andato a trovare il Barone Lumbroso, ma, naturalmente, non era in casa. Nella serata sono andato al teatro dell’Orfeo con O’Dunne. Rappresentazione molto povera: è stato contestato un cantante: il pubblico in sala si è schierato in fila e si è rifiutato di ascoltare i cantanti che erano in programma, e poi per protesta ha abbandonato il locale. Gli Italiani sono davvero sorprendenti in queste manifestazioni: – un pubblico inglese non avrebbe mai sprecato parte del suo danaro in questo modo.

Giovedì 13 gennaio – Giornata tetra. Ho cominciato a leggere la “Storia del Regno di Napoli”, di Giannone (in 4 volumi, 1723). Il barone Lumbroso mi invita a cena a casa sua per il prossimo sabato.

Venerdì 14 gennaio – Giornata gloriosa. Nel pomeriggio sono andato dai Lambart. Mi piacciono queste persone. Mrs. Lambart è una donna molto intelligente. Lambart è stato ammalato e ha chiamato il Dr. Axel Munte del quale ho spesso sentito parlare. Munthe, ho notato, abita qui a Roma nello stesso appartamento dove mori Keats.

Sabato 15 gennaio – Ho cenato a casa del Barone Lumbroso (Via San Martino, Macao). C’era un party: circa 10 persone. Fra loro c’era Miss Fitzmaurice – irlandese; ragazza bella e molto interessante (già piuttosto una donna), che fa l’insegnante. Nel complesso, a parte lei, la serata è stata scialba e ininteressante. La Baronessa è stata cortese, ma non molto fine. Gli invitati uomini senza alcuna qualità. Ho pagato l’affitto di casa per il mese prossimo.

Domenica 16 gennaio – Nella mattinata ho camminato in direzione di Porta San Giovanni. Nel pomeriggio sono andato con O’Dunne a un concerto di varietà in un locale di Via Due Macelli. Rappresentazione stupida. Ho ricevuto da Blackie (Collana Victorian Era) una copia di «John Bright » (di C. A. Vince).

Martedì 18 gennaio – Ho terminato quanto mi interessava di leggere dei libri di Giannone. Sto cercando di pensare a un racconto da scrivere per “Cosmopolis”. Fa molto freddo. Ho iniziato la lettura di Marangoni – Brancati (autore di Luce e Fango, 1896).

Mercoledì 19 gennaio – Freddo. Nel pomeriggio ho lasciato un biglietto per il Barone Lumbroso. Ho terminato di leggere «Prokopios» di Dahn.

Giovedì 20 gennaio – Freddo. Ho immaginato una storia per “Cosmopolis”. Nella serata ho letto una parte di «Koenige der Germanen» di Dahn.

Venerdì 21 gennaio – Inizio di bronchite. Sono andato a letto a mezzogiorno.

Sabato 22 gennaio – Non un minuto di sonno. Senza riposo. Febbre e tosse. A letto tutto il giorno.

Domenica 23 gennaio – Non ho dormito, ma non ho febbre. Mi sono alzato.

Giovedì 27 gennaio – In questi ultimi giorni ho sofferto per l’influenza. Ieri, mi sono alzato un poco per la prima volta. Il cibo ha peggiorato le cose. Wells mi informa che verrà con la moglie a trovarmi qui a Roma alla fine di febbraio; perciò ho deciso di trasferirmi all’«Albergo Minerva». Non posso sottrarmi alle nuove spese varie. Qui a Roma adesso sto cercando di fare da invalido di mezza età, ciò che ho fatto con molto disagio, quand’ero giovane e in buona salute. Justin McCarthy mi ha mandato una copia della sua nuova edizione di Life of Gladstone. Stamattina ho ricevuto un invito da Mrs. Lambart per andare a pranzo domani da lei.

Sabato 29 gennaio – Ho ricevuto da Wells il suo nuovo libro, War of the Worlds.

Domenica 30 gennaio – Giornata molto bella. Nella mattinata mi sono recato al Palatino. Mi sentivo meglio. A casa ho iniziato a leggere Gli ultimi giorni di Pompei di Edward Buwler-Lytton.

Lunedì 31 gennaio – Cielo cupo. Sono andato a far visita aí Lambart.

Martedì 1 febbraio – Bello. Sono andato a trovare Swinton-Hunter e gli ho dato in prestito War of the Worlds.

Mercoledì 2 febbraio – Ho terminato di leggere Die Koenige der Germanen. Nella mattinata ho dato uno sguardo al Dictionary Ecclesiastical Antiquitis, di Sir W. Smith.

Giovedì 3 febbraio – Fa beltempo; c’è un leggero vento. Ho ricevuto una lettera da mio fratello Algernon ed ho subito risposto.

Venerdì 4 febbraio – tempo tetro. Ho preso in prestito dalla Biblioteca: History of Roman Law in Middle Ages, di Savigny e una traduzione di Boezio.

Sabato 5 febbraio – Al mattino sono andato all’Albergo Minerva per chiedere se c’erano delle stanze disponibili. Ho saputo così che non potevo ottenere per la pensione un prezzo inferiore a lire 11 al giorno, senza vino. Una somma eccessiva; inoltre il locale è ben riscaldato, il che per la mia salute potrebbe essere molto pericoloso. Ho girovagato piuttosto tristemente dopo essere stato al Minerva; poi per caso mi sono trovato dinanzi all’Hotel Alibert, vicino a Piazza di Spagna. Qui la pensione completa (più una bottiglia di vino rosso) è di lire 9 al giorno. Wells può avere una stanza a doppio letto e i pasti per lui e la moglie per lire 17 al giorno. Ho informato Wells di queste condizioni per lettera.

Lunedì 7 febbraio – Con un biglietto datomi da O’Dunne sono andato al Vaticano per ascoltare la messa di requiem per Pio IX nella Cappella Sistina. Il Papa è entrato attraverso la porta più piccola dirigendosi verso l’altare situato di fronte al «Giudizio Universale». Portava la Mitra. C’era un gran numero di ambasciatori stranieri. Noi, la folla insignificante, eravamo esiliati alle spalle dell’altare -naturalmente stavamo in piedi- sotto la galleria del matroneo riservata alle donne. Un canto liturgico molto elegante e solenne. Dopo un po’ mi sentivo annoiato e terribilmente stanco; alla fine ero contento di andarmene. Ad assistere alla cerimonia vicino a me c’erano Lambart e Hurd, il corrispondente del “Morning Post”. Naturalmente dovevo essere anch’io in abito da sera; che però ormai era diventato troppo piccolo per me e niente affatto confortevole. Il Papa, alla fine del rito ha pronunciato l’assoluzione sulla tomba con voce tremula ma piena. Un continuo togliere e rimettere la Mitra sulla testa. Erano presenti molti cardinali.

Martedì 8 febbraio – Una “Tramontana” terribile. Dovrò ripararmi bene dal freddo.

Mercoledì 9 febbraio – C’è un po’ di vento; il sole brilla. Ho letto alcune pagine del Diario Romano di Gregorovius.

Giovedì 10 febbraio – Il vento è aumentato di intensità ed è molto forte: è impossibile camminare per le strade. Ho preso in prestito alla biblioteca il volume Theodoric, di Hodgkin.

Venerdì 11 febbraio – Stamane nel recarmi alla biblioteca sono passato per Via Mazzarino e ho visto un piccolo gruppo di persone attorno a qualcosa che stava sul marciapiede; ho sentito un passante dire: «Si è buttato qui!». Mi sono avvicinato e ho visto il corpo di un vecchio steso per terra con un fiotto di sangue che gli era uscito dal cranio (la testa rotta); era il cadavere di un uomo dalla barba grigia e ben vestito. La sua faccia era perfettamente placida, distesa. Gli è stato posto un lenzuolo sopra; poi il suo corpo è stato portato via su un veicolo. Devo guardare cosa riporta il giornale di oggi. Sembra che si sia suicidato buttandosi dal secondo piano. All’«Hotel Alibert », per avvisare che vi alloggerò da lunedì prossimo.

Sabato 12 febbraio – Oggi fa bello ed è caldo. Ho appreso dal giornale che la persona che si era suicidata è un barone tedesco, il Barone von Loeper: era ammalato pare; l’ha fatto in un momento di sconforto.

Domenica 13 febbraio – Ieri Lambart mi ha mandato i biglietti per poter andare ad ascoltare la messa che il Papa celebrerà oggi in San Pietro, per commemorare il 20.mo del suo pontificato. Ho raggiunto S. Pietro alle ore 8,00 circa e ho trovato che c’era già radunata una gran folla. Una lunga coda di carrozze arrivava fino a Ponte S. Angelo; ho dovuto scendere dalla mia carrozza e così ho proseguito a piedi. Ho trovato un posto vicino alla porta dove il Papa doveva entrare – quella della navata laterale destra, vicino all’entrata principale. Il Papa ha dovuto seguire una via barricata ai lati fino alla navata maggiore. Avrebbe dovuto entrare nella basilica alle 8,30, ma è apparso solo un’ora più tardi. La sua sedia gestatoria veniva portata sopra le nostre teste, ai lati del Papa veniva mosso un ventaglio. Con mano tremante il Papa dava intorno la sua benedizione. I «piatti» di una banda musicale situata sotto la grande arcata hanno dato il via e la gente allora ha gridato tutta insieme «Viva il papa-re!». Ho potuto vedere benissimo da vicino la faccia dell’anziano uomo, che si dimostrava molto compiacente – accennando con un lieve e senile movimento delle labbra. Non si è fermato per celebrare la messa. Era difficile sentire il fiato del grande organo quando ha cominciato a risuonare.

Lunedì 14 febbraio – Ho lasciato il mio alloggio per andare ad abitare all’«Albergo Alibert», dove ho trovato una stanza al 3° piano, con il sole che ci batte dal mattino. Nella serata sono andato a trovare Mrs. Lambart, che mi ha informato che Frank Hurd, quel finocchio del corrispondente del Morning Post, è stato adottato da Lord Ronald Gower!

Martedì 15 febbraio – Fa ancora freddo. Sono andato invitato a un teaparty dai Signori Swinton-Hunter – una cosa davvero terribile. C’erano circa venti donne inglesi; stagionate e per la maggior parte sposate con ricchi italiani: gente senza fascino, assolutamente comune e terribilmente sciocca. Naturalmente, ho dovuto parlare con loro di solenni imbecillità; mi sono sentito alleggerito di un peso sul cuore quando appena me ne sono andato.

Mercoledì 16 febbraio – Mi sono svegliato durante la notte per un attacco di bronchite; ma mi sono sentito meglio già prima che facesse giorno. Sto prendendo «Emulsion» di Scott. Oggi, essendo la giornata bella e tiepida, ho camminato per tutta la mattinata intorno a Piazza d’Armi.

Giovedì 17 febbraio – Mi sono sentito male per l’intera giornata – febbre e freddo. Ho ricevuto una lettera da Miss Collet e un’altra da Mrs. H. Norman.

Venerdì 18 febbraio – Questa mattina, ho preso una dose di chinino; adesso mi sento meglio. Ho ricevuto una cartolina dalla Signora Gabrielli. Ho scritto a Mrs. Norman, Miss Collet e a Wells. Ho aggiunto qualche idea circa il racconto da scrivere per “Cosmopolis”. Sono stato al Pincio sia al mattino che nel pomeriggio: ho imparato i nomi degli alberi; in molti casi la loro denominazione è riportata su un cartoncino attaccato al tronco.

Sabato 19 febbraio – E’ piovuto per tutta la giornata. Soffro di una tosse secca e piuttosto forte. Ho ricevuto da Bertz il ritaglio di un giornale relativo a un nuovo rimedio per la tubercolosi, chiamato “Creosotal”.

Domenica 20 febbraio – Fa bello. Ho ingerito una piccola quantità di questo “Creosotal”, ma ho scoperto che è troppo denso per poterlo prendere a gocce.

Lunedì 21 febbraio – Ho scritto al Dr. von Leyden di Berlino chiedendogli alcuni consigli per l’uso del “Creosotal”. Probabilmente non mi risponderà mai.

Martedì 22 febbraio – Pioviggina. Nel pomeriggio sono andato a trovare Mrs. Lambert; conversando mi ha confidato, fra l’altro, che sua madre è di origine rumena. Ho ricevuto altre quattro copie del mio volume su «Dickens» da Blackie; così ho dato una copia a 0’Dunne, e ne ho spedito un’altra a Bertz. Ho preso il “Creosotal” misto a olio di fegato di merluzzo.

Giovedì 24 febbraio – Acquazzoni. Al mattino ho indicato a due persone che alloggiano qui la strada per andare al Campidoglio. Ho appreso la notizia che Zola – il cui processo per diffamazione dei generali, nel caso Dreyfus, si è concluso ieri – è stato condannato a un anno di prigione e ad una multa di 3.000 marchi. Per quanto io sappia, sembra che la Francia sia stata accusata d’infamia.

Venerdì 25 febbraio – Fa un tempo tetro. Non ho fatto nulla tutto il giorno; ho soltanto comprato alcune camicie.

Sabato 26 febbraio – Tempo bello. Nel pomeriggio sono andato dai Lambart.

Domenica 27 febbraio – Molto bello. Mattinata al Palatino. Nel pomeriggio, sono andato a trovare E. L. Price, all’Albergo Minerva.

Lunedì 28 febbraio – Bello al mattino, poi la pioggia. Nella mattinata ho camminato su Ponte Milvio e sulla collina della Via Cassia. Ho pranzato al «Minerva» con Price. L’ho invitato a cenare qui con me sabato prossimo.

Martedì 1 marzo – Molto bello. Finalmente mi sono messo a scrivere il mio racconto per “Cosmopolis”, «The Last Illusion » – ho scritto una pagina e mezza.

Mercoledì 2 marzo – Ho distrutto il mio manoscritto di ieri; ho scritto invece tre pagine di un altro racconto, «Mrs. Gray’s Illusion». L’albergo è invaso da circa 50 Svizzeri in «pellegrinaggio»; assecondando una manifesta impudenza germanica la padrona dell’albergo ha fatto allontanare i pensionanti regolari dalla sala da pranzo – per dare agli svizzeri una migliore ospitalità; noialtri abbiamo dovuto pranzare in una piccola stanza affumicata e senz’aria! Non mi sarà possibile avere Price qui a cena. Dovrò andare in un altro ristorante.

Giovedì 3 marzo – Oggi ho scritto tre pagine.

Venerdì 4 marzo – Le condizioni del tempo vanno migliorando. Oggi è una grande festa a Roma – ricorre il 50.mo anniversario de “Lo Statuto” (la Costituzione Italiana). Sono riuscito a vedere poco o nulla della celebrazione. Nel pomeriggio in compenso, ho visto tre o quattro socialisti che mentre stavano organizzando una riunione, sono stati presi, arrestati e condotti a forza in una caserma della polizia. Una cosa assurda: poveri diavoli, ognuno di loro camminava stretto tra due guardie e con due carabinieri dietro!

Sabato 5 marzo – Al mattino sono andato a vedere la grande statua di Cavour ai «Prati». Il monumento è collocato tra il Palazzo di Giustizia, che è stato costruito recentemente, e un’enorme orribile struttura di un altro edificio nuovo, non ancora ultimato. Poi mi sono recato in Via Bocca della Verità e sono ritornato a piedi per il Campidoglio, Via del Monte Tarpeio, dove non ero ancora mai andato.

Domenica 6 marzo – Beltempo. Una lunga passeggiata al mattino. Sono andato a prendere il thè da Mrs. Lambart.

Martedì 8 marzo – Pioggia. Oggi si sono svolti i “funerali di stato” di Felice Cavallotti, un deputato socialista ucciso in un duello fuori di Porta Maggiore. Una gran folla in processione si estendeva da Montecitorio fino al Corso. La gente che accompagnava il feretro in corteo aveva uno sguardo arrabbiato e un’espressione funesta. Un manifesto affisso sui muri, scritto a cura degli amici di Cavallotti, affermava che il duello è uno dei relitti del Medioevo. In molte città italiane, appena si è appresa la notizia del duello con la morte di Cavallotti, la popolazione si è sollevata e ha gridato scendendo in strada: «Abbasso il duello!».

Mercoledì 9 marzo – La notte scorsa sono arrivati qui a Roma i coniugi Wells. Li ho salutati stamattina. Abbiamo trascorso la mattinata insieme al Pincio.

Giovedì 10 marzo – Al mattino, sono andato con i Wells a San Pietro e al Gìanicolo. Nel pomeriggio, sono andato a trovare Mrs. Charles Smith (un’amica di Swìnton-Hunter) a Palazzo Odescalchi. Sono stato presentato a Miss Scott – una donna in età dallo sguardo eccentrico, ma intelligente e colta, amica di Laffan di Cheltenham. Le ho promesso di andare a trovarla all’«Hotel de Russie».

Venerdì 11 marzo – Mattinata trascorsa con Wells al Vaticano.

Sabato 12 marzo – Al mattino con Wells al Foro. Un signore di Stockport, J. B. Oldham, mi ha scritto una lettera chiedendomi notizie bibliografiche perché dovrà tenere una conferenza sul sottoscritto. Ho risposto. Dopo cena mi è stato fatto recapitare un biglietto, firmato Hornung. Era da parte del romanziere (di cui non ho ancora letto nulla). Un uomo giovane di 30 anni, che soffre di asma; è sposato con la sorella dì Conan Doyle. Mi ha invitato a casa sua, assieme ad altra gente per domani sera.

Domenica 13 marzo – Mattino al Palatino. Nel pomeriggio, sono andato a trovare Miss Scott, all’Hotel de Russie. Ho appreso da lei che collaborava al “Blackwood’s Magazine”. E’ una signora anziana, molto interessante. Dopo cena, sono andato dai signori Hornung – via Gregoriana, 38 – così ho scoperto che occupano l’appartamento dove morì Mary Hovitt. Hanno un figlio. Sono rimasto da loro fino alle 23,00.

Lunedì 14 marzo – Ho iniziato a scrivere un nuovo racconto per “Cosmopolis” e ho lavorato tutta la mattinata.

Martedì 15 marzo – Ho scritto una pagina. Nel pomeriggio, sono andato dai Lambert che mi hanno dato in prestito Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand, dramma che attualmente viene rappresentato a Parigi, e Ionica di autore anonimo, del 1891.

Mercoledì 16 marzo – Ho riscritto una pagina.

Giovedì 17 marzo – Ho riscritto due pagine.

Venerdì 18 marzo – Tempo ottimo e clima favorevole. Al mattino, ho scritto una pagina. Nel pomeriggio sono andato con i Wells verso Ponte Milvio e lungo la Via Cassia. Sulla via del ritorno abbiamo bevuto insieme una bottiglia di vino nella piccola osteria che guarda Roma, non appena si imbocca la Cassia. Abbiamo trascorso un’ora deliziosa. Musica, mandolino e chitarra.

Sabato 19 marzo – Tempo molto bello. Ho scritto una pagina. Nel pomeriggio i Wells ed io siamo andati ai Giardini Medici, che io non avevo ancora visto. Poi all’«Albergo Minerva», per salutare il giornalista Croke (corrispondente del Daily Telegraph).

Domenica 20 marzo – Tetro. Ho scritto una pagina.

Lunedì 21 marzo – Cielo cupo. Nel pomeriggio, sono andato a trovare Lady Edmund Fitzmaurice (all’Hotel de l’Europe), sorella di Edward Fitzgerald, l’alpinista. E’ una donna libera e non vive più con suo marito. E’ americana, intelligente e molto frivola. Mi è stata presentata da Mrs. Norman.

Martedì 22 marzo – Ho scritto quasi una pagina. Ho avuto un forte attacco di lombaggine. Sono andato a letto senza cena. Poi ho sofferto di diarrea durante la notte.

Mercoledì 23 marzo – Mi sento meglio stamattina. Ho scritto una mezza pagina e così ho completato il mio racconto, «The Ring Finger». L’ho spedito alla redazione di “Cosmopolis”. Sono stato a pranzo con Lady Edmund all’«Europa». Poi insieme abbiamo noleggiato una carrozza per andare a fare un giro nella zona intorno al Ponte Nomentano. Per la prima volta ho visto l’Aniene e il Monte Sacro. Abbiamo camminato insieme in campagna per circa un miglio e poi abbiamo fatto di nuovo il ritorno con la carrozza.

Giovedì 24 marzo – Passeggiando nei paragi dell’albergo ho fatto una nuova conoscenza femminile, Mrs. Williams, vedova, con un figlio, sorella di Mrs. Sidney Well (Beatrice Potter).

Venerdì 25 inarzo – Al mattino sono andato con i Wells a S. Pietro in Vincoli e al Colosseo.

Sabato 26 marzo – E’ caduta abbondante la grandine stamattina: le strade erano tutte imbiancate come avesse nevicato. Sono andato con Wells a Sant’Angelo ed è la prima volta che visito il castello. Nel pomeriggio, con Mrs. Williams, sono andato a fare un giro a Palazzo Barberini e ai Giardini Medici.

Domenica 27 marzo – Al mattino i Wells e io abbiamo visitato alcune chiese. Tempo burrascoso, pioggia e tuoni.

Lunedì 28 marzo – Pioggia abbondante. Sono andato a pranzo da Lady Edmund Fitzmaurice. Erano presenti: la Contessa Pasolìni, donna molto fine, che parla bene l’inglese; la signorina Rasponi, di Ravenna, che ha fatto parecchi ammirevoli disegni di ragazzi.

Martedì 29 marzo – Pioggia ininterrotta o quasi. Al mattino, sono andato in compagnia di Mrs. Williams a visitare le sculture delle Gallerie Vaticane.

Mercoledì 30 marzo – Mattino di pioggia al mattino. Nel pomeriggio, sono andato a fare un giro al Colosseo con Mrs. Williams – sole tiepido e cielo blu. Dopo cena a un ricevimento al Caffè Nazionale. Mrs. Williams, i Wells, Evans e io siamo ritornati a casa alle 23,00.

Venerdì 1 aprile – Pioggia ininterrotta. Mrs. Williams è partita per Venezia.

Sabato 2 aprile – Infine una bella giornata. Io e gli altri tre ci siamo diretti verso Porta S. Sebastiano e poi ho camminato lungo la Via Appia fino all’acquedotto della Villa Quintiliorum e da qui attraversando l’aperta campagna siamo arrivati fino a un’osteria, dove abbiamo consumato il pasto. Poi alla stazione di Ciampino, e ritorno in treno.

Lunedì 4 aprile – Bello. Al mattino, una passeggiata fino alla Villa Papa Giulio, sulla collina dell’Acqua Acetosa.

Martedì 5 aprile – Tempo bello. Sono andato con i Wells a Tivoli col treno delle ore 9,00. Abbiamo veduto le cascate, il Tempio di Vesta e la Villa d’Este; poi ci siamo recati al capolinea della tramvia, fuori Porta Santa Croce; qui abbiamo pranzato in una piccola osteria: uova fritte, formaggio, frutta e una bottiglia di vino toscano; totale lire 3,05. Abbiamo infine fatto una passeggiata giù per la collina fino alla Villa di Adriano. Siamo ritornati a Roma con il trenino della tramvia.

Giovedì 7 aprile – I Wells, il nostro amico Evans e io siamo partiti in treno per Albano (ore 9,50). Abbiamo camminato a lungo poi, attraversando Ariccia, siamo arrivati fino ai piedi di Monte Cavo. Gli altri sono saliti fino alla cima; io sono andato a Rocca di Papa, dove li ho aspettati. Abbiamo consumato un buon pranzo in una trattoria all’estremità della città. La campagna è bellissima, fiorita di fiori primaverili: anemoni, ciclamini, ginestra, ecc. Abbonda il pungitopo. Ho visto per la prima volta il cuculo.

Venerdì 8 aprile – Caldo e bello. Mattinata al Foro. Ho cenato con Conan Doyle, i Wells e gli Hornung, eravamo insieme alla «Trattoria Colonna». Poi tutti insieme siamo andati a vedere la luna che sembrava sorgere da sopra il Colosseo.

Sabato 9 aprile – Ho passato la serata al teatro “Costanza” con i Wells e Evans, eravamo lì per assistere a una rappresentazione di «Lohengrin» di Wagner. Eravamo insieme in un «palco» vicino al palcoscenico.

Domenica 10 aprile – Con i Wells e Evans sono andato al Teatro Nazionale, per assistere alla rappresentazione della «Cavalleria Rusticana» e dei «Pagliacci». Spettacolo mediocre. Cantanti scadenti, spettatori turbolenti.

Lunedì 11 aprile – Nella mattinata sono andato con i Lambart ai Giardini Vaticani. Nel pomeriggio, invece, con i Wells al Pincio, per un saluto di addio a Roma.

Martedì 12 aprile – Evans è partito per Perugia alle 11,00. I Wells sono partiti per Napoli alle 12,00; Alfred Turner ed io siamo partiti alle 14,30 per il Nord (Turner, scultore della Regia Accademia, medaglia d’oro per il gruppo «Charity». E’ persona molto gentile e cortese. Lui è sceso dal treno a Firenze, dove aprirà uno studio).

Ho passato la notte in treno senza riuscire a chiudere occhio.

Mercoledì 13 aprile – Di buon’ora al mattino ho sentito gridare «Mantova!». All’alba inoltrata ho visto Verona dal treno. Poi il primo sole ha colpito la cima di una montagna coperta di neve nel Tirolo – un bagliore improvviso, come un lampo. Ampia valle che si inoltra verso il passo del Brennero.

Nella serata ho raggiunto Monaco di Baviera.

#

Traduzione dall’inglese di Mauro F. Minervino

Click to listen highlighted text!