“Più parlo e più ho l’impressione di sprofondare in un mistero abissale. Che io sia pazzo?”
È in libreria dal 30 ottobre La potenza delle mosche di Lydie Salvayre, (Prehistorica Editore, 2026, pp. 240; € 19 con traduzione dal francese di Lorenza Di Lella e Francesca Scala)
Il narratore viene interrogato davanti al giudice per un crimine commesso. L’uomo, una guida museale, è la voce del romanzo e non smette di interrogarsi:
“Che cosa dobbiamo dedurne? dico. Che è vano attaccarsi alla carne, che è quanto di più ingannevole e deperibile ci sia al mondo.”
È costretto a rivelarsi in una serie di conversazioni, non solo con il giudice, ma con un avvocato, sua moglie e un medico:
“No, dottore, non lo racconto a nessuno, a parte mia sorella. Le confidenze mi fanno orrore. Di solito puzzano e attirano le mosche. E le mosche mi fanno orrore”.
L’uomo è pervaso dall’odio per il padre:
“L’odio predilige la merda, Jean. Anche in questo è affine alle mosche. Odio mio padre oltre ogni limite, Jean, nessuno può immaginare fino a che punto lo odio. A lungo resterò convinto che quell’odio non mi lascerà mai.”
Da solo, trova conforto nei Pensieri di Blaise Pascal:
“Mi accontento di leggere, senza fare il minimo commento, un Pensiero che pur risultandomi oscuro mi sta molto a cuore: «Potenza delle mosche: vincono battaglie, impediscono alla nostra anima di agire, mangiano il nostro corpo».”
Un libro sul dolore che divora la mente e sulla violenza che si consuma nelle famiglie. Ma è anche una finestra del pensiero di Pascal sul nostro mondo. Il racconto di un’anima inquieta che si affida al genio per non essere più prigioniera di sé stessa.
Carlo Tortarolo
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Una deposizione? Che tipo di deposizione, mi scusi? Se posso permettermi, signor giudice, certi dettagli non hanno nessuna
importanza. Al suo posto non ne terrei conto. Sa fare il suo mestiere? Me lo auguro, signor giudice, me lo auguro.
Dal momento che insiste, ecco come io svolgo il mio. Inizio la visita dalla sala al pianterreno. Mi fermo davanti al ritratto di madre Angélique. E in tono solenne,
Osservate il suo viso, dico. È brutto. Baffuto. La bocca è scarna e storta. La mascella è enorme. Sembra quasi un travestito. Eppure il viso di questa donna, che fu la badessa di Port-Royal, esercitò sui suoi contemporanei un notevole fascino.
Perché? dico. Perché fu toccato dalla grazia divina.
Al che i visitatori si assembrano davanti al ritratto di madre Angélique e cercano spasmodicamente, su quella faccia sgraziata, i segni della grazia divina.
Che cosa vuol dire? dico. Che ciò in cui ci incarniamo conta poco.
Che cosa dobbiamo dedurne? dico. Mi sarebbe piaciuto moltissimo fare il professore, signor giudice, ma la vita ha deciso altrimenti. Che cosa dobbiamo dedurne? dico. Che è vano attaccarsi alla carne, che è quanto di più ingannevole e deperibile ci sia al mondo.
Dopodiché inizio la mia filippica sulla vanità dell’attaccamento umano. La vanità dell’attaccamento umano è il mio cavallo di battaglia. Tutto quello che Pascal afferma sull’argomento potrei averlo detto io. Attaccarsi a qualcuno, scrive, è insensato innanzitutto perché ognuno di noi è assolutamente precario, in secondo luogo perché nessuno di noi è capace di soddisfare al cento per cento le voglie e i desideri altrui.
A volte mi capita di ricamarci sopra. In particolare con i gruppi di turisti tedeschi. L’attaccamento, dico, è tanto dannoso quanto inutile. Nessuno infatti può interferire con l’orbita di un altro. Ognuno segue la sua traiettoria in modo ineluttabile fino alla catastrofe finale (dovrebbe vedere che faccia fanno!) ed è matematicamente vano (adoro quel “matematicamente”), è matematicamente vano tentare di collegare l’una all’altra due tangenti.
Per non parlare, continuo, degli effetti a lungo termine dell’attaccamento, che sono letteralmente spaventosi. Promiscuità maleodorante. Lento rimbecillimento. Rancore trattenuto o rabbia dirompente. E infine, infine, odio reciproco fra le due parti in causa che ormai hanno un’unica idea fissa: fare a brandelli il guinzaglio che li tiene legati. O impiccarcisi.
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Lydie Salvayre, La potenza delle mosche
© Prehistorica Editore, 2026
Traduzione dal francese: Lorenza Di Lella e Francesca Scala
Con la prefazione di Lydie Salvayre, pubblicata nella riedizione francese del 2023
Collana “Ombre lunghe”