La legge lo diceva chiaro: dovevo morire! Durante l’assedio degli ateniesi il cibo scarseggiava. I bimbi strillavano per la fame. L’acqua nei pozzi diminuiva in modo preoccupante. Gli assedianti non risparmiavano le torture più crudeli verso chi tentava di fuggire. Davano l’esempio lasciandoli legati ad un palo sulla spiaggia per giorni interi. La gente poteva così seguirne l’agonia. La legge fu fatta per superare le difficoltà e permettere alla popolazione attiva di cercare di sopravvivere. Gli anziani dovevano sacrificare la loro vita per salvare i bambini ed i giovani adulti. Si obbligava loro ad un suicidio rituale a cui la maggior parte dei vecchi si sottoponeva con coraggio e spirito di sacrificio.
Quando toccò a me presi la via dell’estremo saluto, sereno e risoluto. Giunto sulla collina un ultimo sguardo alla mia cara isola, che mi vide bambino, poi giovane guerriero, infine saggio anziano, e che ora mi diceva addio. Le dolci baie apparivano nella loro struggente bellezza in quel tramonto. Il volo delle rondini animava il cielo. Mentre ero preso dalla intensità di quell’ultimo sguardo, una manina strinse la mia. Una pastorella mi trascinò fin dentro una grotta, dove mi fece sedere mostrandomi un giaciglio e delle forme di formaggio. Intuii allora la sua intenzione: nascondermi per accudirmi e sfuggire al destino ed alla legge. Fu forse la delicatezza del suo sorriso a
convincermi. Restai nella grotta per tre lunghi anni. Divenni così l’unico centenario dell’isola. Rotto l’assedio l’isola tornò libera, dimenticando presto la fame e l’orribile legge. Quando ricomparvi divenni il simbolo della pace ritrovata. Da allora tutti vollero sfamarmi. Il mio unico cruccio fu non aver mai saputo il nome della pastorella. Ora che quasi non ricordo più il suo volto, ne festeggio da solo la memoria. A volte sogno ancora la bambina correre felice giù dalla collina. Nessuno lo sa, ma nelle mie tasche conservo ancora la cicuta che doveva ammazzarmi. La stringo forte tra le mani e penso ai giorni che mi ha concesso quella dolce creatura. Ho deciso di chiamarla Kea.
Maurizio Pansini