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Willy Vlautin. Nessuno al posto giusto

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«Senti, amico, io non so che cazzo succede, ma tutto il giardino è coperto di merda di cane. Sta pure tutto intorno alla base della casa. Insomma, quanti cazzo di cani hanno? Io non ne ho visto nemmeno uno, e tu?» «No». «E vicino al garage ho trovato un paio di mutande da uomo con sopra un panino»”.

È in libreria il nuovo romanzo di Willy Vlautin, Nessuno al posto giusto (Jimenez 2026 pp. 240, € 19,00 con traduzione dall’inglese di Gianluca Testani).

Il protagonista è Eddie Wilkens, un imbianchino lasciato dalla moglie che lavora con un dipendente fannullone.

La storia di un uomo paziente che si affeziona al figlio di una donna in difficoltà che si è trasferita vicino a casa sua. Il ragazzo viene trascurato dalla madre ed è perseguitato dal fratello maggiore violento:

«Curtis ha capito che avevo fatto qualcosa, ma non sapeva cosa. Così ha iniziato a picchiarmi. Berny e Josh ridevano e le macchine hanno cominciato a suonare il clacson. Curtis cercava di far ripartire la macchina e poi è arrivata la polizia e Curtis ha tentato di colpire il poliziotto e poi hanno scoperto che la macchina era rubata. Poi ci hanno portato via. Mia madre è venuta a prendermi, ma Curtis lo hanno trattenuto».”

Russell tornò a casa sua dove, nella camera da letto della madre, trovò un uomo nudo mai visto che dormiva accanto a lei. Non era coperto dal lenzuolo e aveva capelli neri e tatuaggi sulle braccia e sulle spalle.”

Per Eddie diventa quasi un figlio. A ciascuno dei due manca qualcosa in una vita vissuta ai margini, ma insieme iniziano a ricostruirsi la vita e il bambino vuole progettare un aereo:

«La nostra insegnante ha detto che ci sono delle isole vicino alle Hawaii dove non vive nessuno. Voglio volare su una di quelle».”

Restaurano una vecchia Pontiac e si prendono cura di un vecchio cane. Ognuno trova nell’altro un conforto, come un padre e un figlio improvvisati che lottano per costruire una nuova possibilità.

Una storia che racconta la resistenza della vita attraverso i legami umani, fragili ma necessari.

Carlo Tortarolo

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Heading Out to the Highway dei Judas Priest usciva distorta dalla radiosveglia sul comodino accanto al letto di Russell. Il letto dall’altra parte della stanza, dove dormiva suo fratello Curtis, era vuoto, ed entrambe le lampade e la luce centrale erano accese. La canzone finì e il dj annunciò che stavano ascoltando 92.3 kgon, la stazione classic rock di Portland. Partì Song and Emotion dei Tesla e sua madre entrò nella stanza in maglietta e mutande.

«Ma che fai, Russell? Insomma, mi sono addormentata un’ora fa. E perché deve essere così dannatamente alto?» Spense la radio e uscì dalla stanza. Russell sentiva suo fratello in bagno, così si alzò dal letto. I pantaloni del pigiama di Spider-Man erano fradici di urina, ma non se li tolse; si limitò a percorrere il corridoio fino alla stanza della nonna ed entrò. Sul pavimento, tra il letto e la parete in fondo, si sedette nel buio ad ascoltare il russare dell’anziana donna, aspettando che suo fratello fosse uscito di casa.

era l’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze estive. In classe, gli altri bambini erano scatenati per la contentezza, mentre Russell era seduto sulla sua sedia, svogliato e imbronciato. Durante un documentario sul fiume Columbia, si appisolò. A ricreazione rimase da solo vicino alla recinzione a guardare le automobili che passavano, e a pranzo non mangiò quasi nulla. Quando la sua maestra, la signora Fleming, servì dei cupcake per festeggiare, lui non ne prese. L’anziana insegnante gli toccò la fronte. «Ti senti bene, Russell? Pensi di essere malato?»

Quando la scuola finì, Russell non andò a casa. Camminò fino al fiume, si sedette sulla rampa per barche di St. Johns e guardò se passavano i rimorchiatori. Aspettò che l’orologio che le aveva dato sua nonna segnasse le cinque meno dieci e poi si incamminò verso casa. Aspettò sul marciapiede dall’altra parte della strada rispetto alla sua casa, finché un pulmino bianco non si fermò e sua nonna non scese dal sedile posteriore. Era una donna bassa e fragile, che portava scarpe ortopediche, jeans e un logoro giaccone Pendleton a quadri neri e grigi. Il pulmino ripartì e Russell corse verso di lei attraversando la strada.

Sul tavolo della cucina sua madre aveva lasciato una scatola rosa di donut. Con un pennarello nero aveva scritto: Congratulazioni Russell e Curtis. Sono arrivate le vacanze. Ce l’avete fatta!!! Sua nonna aprì la scatola e vide che erano rimasti tre donut. «Meglio che ce li mangiamo prima che spariscano» disse. Prese un piatto dalla credenza e ci mise dentro i donut. Si versarono un bicchiere di latte ciascuno e andarono nella sua stanza. Russell si sedette sul letto della nonna e mangiò uno dei donut. Sua nonna si accomodò su una poltrona vicino alla finestra e mangiò gli altri due. Arrivò la notte, e Russell uscì dalla stanza soltanto due volte. Una quando sua nonna gli scaldò del riso fritto al pollo Lean Cuisine e una per andare al bagno.

Al mattino si alzò dal letto della nonna e si affacciò nella sua camera, dove vide che suo fratello dormiva ancora. Russell andò in bagno e poi in cucina. Stava mangiando la seconda ciotola di Frosted Mini-Wheats quando Curtis entrò. Suo fratello era a torso nudo e indossava un paio di boxer a quadri. Prese una ciotola dalla credenza, si versò dei cereali e si sedette di fronte a lui. «Quest’estate voglio la stanza tutta per me» disse. «Tu dovrai dormire da un’altra parte. E quando sono in cucina, tu non puoi esserci».

Russell annuì, mise la ciotola non finita nel lavandino e uscì dalla cucina. La camera della nonna era al buio; l’unica luce era quella che filtrava attraverso le fessure delle persiane. Sul comodino c’era un sacchetto di caramelle Rolo. Russell ne mangiò tre, poi prese un sacco a pelo dall’armadio dell’ingresso. Lo distese tra il letto e la parete di fondo e vi si infilò. Al risveglio, la nonna era in piedi accanto al letto e stava bevendo un bicchiere d’acqua.

«Ti alzi, nonna?»

«No» disse lei. «Sono solo andata al bagno».

«Ti rimetti a dormire?»

«Sì».

«Curtis è qui?»

«No» disse lei, e si rimise a letto.

«Notte, nonna».

«Notte, Russell».

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