Velluto per armi nuove di Arnaldo Pontis non è una semplice silloge di liriche, ma è ciò che in Italia manca da anni.
Una voce nuova, totalmente innovativa: ha la modernità delle liriche di Michel Houellebecq e la tradizione italiana e americana che è raro leggere da noi.
Arnaldo Pontis è un songwriter che non ha bisogno della musica come una stampella: perché nei suoi versi tutta la sua musicalità è in una metrica libera e liberata da quei dettami che condannano la maggior parte della poetica italiana alla siepe di Leopardi.
E’ più un poema epico tra la tradizione classica delle radici e un postmoderno ma con uno spontaneismo che non diventa mai naïf.
Una raccolta che sin dal titolo “Velluto per armi nuove” si confronta con il “metallo urlante” di un mondo dove gli uomini sembrano voler essere o eroi o vittime di un destino ineluttabile perché subito, accettato: perché più comodo.
Molti i rimandi che non sono cripto-citazioni, ma atmosfere letterarie oltre che affrontate, vissute. Ed è anche questa la forza di queste composizioni che hanno il respiro dei classici e la forza di un moderno che non cade mai nella trappola del postmoderno.
Gian Paolo Serino
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Il canto sordo dei vinti
Io sono il canto sordo dei vinti
il loro silenzio che non tace,
la vostra guida illegale
lungo i territori del sale.
Sono il canto sordo dei vinti
memoria omicida che assale
Sono il fragore muto del male
nel fronte di questo conflitto.
Nel fiume senza pace
sono la voce di ogni ucciso 
sono l’ultimo porto
per ogni uomo morto.
per ogni uomo sconfitto.
Sono il canto sordo dei vinti
il loro silenzio che non tace.
Sia la mia voce tagliente
come lama di coltello
a segnare stragi e vittorie.
Sia ogni mia parola
un pesante fardello
macigno rovente sul petto
sopra le vostre medaglie.
Sono il canto sordo dei vinti
il loro silenzio che non tace
canto la forza della disfatta
la morte della coscienza
canto ché nessun ricordo muoia
parlo affinché nessuno taccia.
E non esista luogo
dove il silenzio sia di conforto
in questa guerra atroce
in nessun posto a nessun costo
voi vincitori troviate pace.
Io sono il sole malato
l’ombra dove la luce tace
perseguo sventura come missione
di morte e distruzione
nel naufragio dentro la stiva
perdiate speranza e coraggio
in questo nero mare salato
questo è solo un assaggio
dell’acqua che arriva alla gola
per trascinarvi giù nel profondo.
Sono il canto sordo dei vinti 
il loro silenzio che non tace
un bacio di morte a fior di labbra
per ogni cadavere sul selciato
che risorge in nome mio.
Sono il sibilo di freccia nel buio
in silenzio la mia vendetta arriva
in questo eterno viaggio per voi
non esiste luogo d’arrivo
alla fine della storia
non esiste ritorno
non esiste pace senza memoria.
Prego arrivi il giorno
in cui chi fra voi ancora urla
supplicando il perdono di dio
solo un respiro di sangue abbia in dono.
E chiedo all’ultimo dio di passaggio
che torniate sugli scudi trafitti come conigli
e vi piangano madri e padri e spose e figli.
E se anche tornaste alla vita
alle vostre case alle vostre famiglie
che troviate ogni persona cara
carne nera arsa viva sulla brace
e ricoperta di cenere e antrace.
Perché io sono il canto sordo dei vinti.
e in nome loro vi canto l’addio. 
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La ballata del sole
La strada si apre alla luce e alla riva,
si apre alla sponda e alla stiva,
si apre all’ombra che arriva.
La strada si apre, alla notte cattiva,
alla riga bianca del viaggio,
la strada si apre, alla calura estiva.
La strada si apre, si apre benigna,
si apre alla brace e alla terra legna,
la strada si apre sotto il sole e ci segna.
La strada si apre, si apre maligna,
all’asfalto nero catrame sotto l’ogiva
si apre sorda di sangue e lamento
si apre nel vento di chi ricorda.
E tu ricorda, ricorda,
ricordati ancora,
della ballata del sole mai nato,
che ti porti coraggio
e ti accompagni nel viaggio.
Il viaggio continua
lento tormento
senza un momento per noi,
senza riposo,
senza un pensiero per noi,
che andiamo a ritroso.
Nella vallata del sole salato
questa ballata del sole mai nato
s’insinua tra noi incisa su pietra
minata nel fango
senza un sorriso
senza un sentiero obbligato
senza un dannato motivo
questo canto bambino
il mio canto malato
ci porti coraggio
e ci accompagni nel viaggio.
Cerchiamo poesia ovunque sia,
macchina da guerra che ci muove
nemici da battere in ogni dove.
Abbiamo un sogno
una rete con molte maglie
per viaggi verso terre altrove.
Animali senza più gabbie
stretti in corazze a scaglie
e lontani dalle sabbie
abbiamo uncini di carne e metallo
strappiamo il nemico dal suo cavallo.
Siamo velluto per armi nuove
sempre pronti per nuove prove.
Dal tramonto al mattino
sempre in cammino
alla deriva sotto il maestrale
su legni veloci con vele di lino
sfidiamo ogni temporale
non temiamo il tempo e la sorte
abbiamo àncore per tutti i fondali
anfore piene di miele e vino
profumo di grano in mille sporte.
Siamo velluto per armi nuove
pronti per nuove prove.
Siamo padri, figli ribelli
gemelli e fratelli
nessuna mestizia
mai più a capo chino
cerchiamo solo libertà e giustizia.
Siamo uomini contro
nessuna divisa
lottiamo schiena contro schiena
solo in nome di persone e cose
per cui valga davvero la pena.
Siamo velluto per armi nuove
pronti per nuove prove
Armati e con passo greve
una lunga schiera di lestofanti
coi nostri stivali bagnati di neve
batteremo ogni pista e sentiero
dormendo all’addiaccio
fino alle acque del vostro Volga
attenderemo sotto il sole rosso
prima che il ghiaccio si sciolga
qualsiasi nemico che salti il fosso.
Siamo velluto per armi nuove
pronti per nuove prove.
Combattiamo la realtà delle cose
in questi ultimi giorni
del pane e delle rose
lottiamo perché la pace ritorni
a primavere e mimose
lottiamo perché la pace ritorni
e ci riporti alle nostre case
a riabbracciare madri e spose.