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Riccardo Berti. Teutonic Thrashing Madness

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Decisamente meno conosciuta e indagata rispetto a quella americana (intesa come quella del continente americano tout court, visto l’importante contributo alla definizione dei paradigmi del genere dato da band canadesi come Annihilator, Voivod, Exciter e Razor), la scena thrash metal nata in Germania agli albori degli anni Ottanta del secolo scorso trova finalmente una interessantissima “celebrazione” bibliografica anche qui in Italia con un volume ponderoso, scrupoloso e, soprattutto, necessario: “Teutonic Thrashing Madness. L’epoca d’oro del thrash metal tedesco 1982-1992” (Tsunami Edizioni, Le Tempeste, 2026, pp. 453, € 25) di Riccardo Berti, apprezzato collaboratore del portale Metalitalia.com, vero e proprio punto di riferimento ormai da anni per la nutrita colonia denim and leather tricolore.

Per i profani o meno devoti, gioverà innanzitutto sapere che le pesanti e velocissime sonorità nate a due passi dalle celebri e ormai fortunatamente chiuse miniere di carbone della Ruhr hanno sì ottenuto meno riconoscimenti commerciali e mediatici rispetto alle “cugine” a stelle e a strisce ma non per questo hanno esercitato un peso specifico minore nel creare uno standard a sette note di riferimento non soltanto longevo, ma a dir poco essenziale nello sviluppo delle sonorità estreme, cioè quelle che più di tutte hanno preso piede nel metal negli ultimi trentacinque anni o giù di lì. Diciamolo chiaramente: senza la “sacra triade” composta da Kreator, Sodom, Destruction, molto di quello che ascoltiamo oggi non ci sarebbe o sarebbe decisamente diverso in ambito death e black metal. E se il loro insostituibile contributo musicale (ed estetico) è sistematicamente riconosciuto nelle interviste degli esponenti più significativi delle sonorità estreme, non si può sempre dire lo stesso al di fuori di questi circuiti, dove spesso il nome e l’importanza di queste band non viene tenuta nella giusta considerazione. Il grande merito di questo libro di Berti è dunque innanzitutto quello di evidenziare e di mettere su carta questa imprescindibile, inoppugnabile verità, a beneficio soprattutto delle nuove leve che, grazie a pubblicazioni come la sua, potranno magari condurre delle necessarie ricerche “archeologiche” per capire da dove viene la musica che ascoltano. Inoltre, ed è un altro merito non da poco, queste pagine arrivano in una ricorrenza a dir poco eccezionale, perché se è vero che molti grandi capolavori americani del genere compiono quest’anno i fatidici “anta” (citiamo, tra i tanti, Reign in blood degli Slayer, Master of Puppets dei Metallica e Peace sells…but who’s buying? dei Megadeth), lo stesso, importante compleanno lo festeggiano anche i tre must teutonici del genere, vale a dire Pleasure to kill dei Kreator, Obsessed by cruelty dei Sodom e Eternal devastation dei Destruction, dischi seminali il cui impatto sui posteri, come si è già detto, deve essere storicamente considerato come non secondario.

Un aspetto poi molto apprezzabile di questo libro è quello di non lanciarsi subito a briglia sciolta nel discorso e nella classificazione musicali, ma di essere dotato di un ben congegnato cappello introduttivo: i primi esaustivi capitoli dell’opera, infatti, hanno l’importante merito di delineare un (agevole) profilo storico e socio-economico della Ruhr, che risulta fondamentale a capire perché un certo tipo di musica abbia avuto origine in queste specifiche lande e non in altre. Così come senza le fragorose acciaierie di Birmingham non avremmo avuto Black Sabbath e Judas Priest, allo stesso modo è impossibile pensare che l’assalto sonoro di Kreator, Sodom, Destruction e tante altre band coeve avrebbe potuto vedere la luce senza le già ricordate miniere della Ruhr. Allo stesso modo, e va rimarcato anche questo – come ben fa il giornalista comasco, tra l’altro, sarebbe stato parimenti impossibile che una musica così aggressiva e piena di inquietudine avesse potuto avere origine in un contesto esistenziale diverso da quello della Germania ancora divisa dal Muro di Berlino di quegli anni, dove, di fatto, una nazione era ancora letteralmente spaccata in due dalle devastanti conseguenze della Seconda Guerra Mondiale e dove l’angoscia e la paura di un imminente, nuovo conflitto globale erano certo sensazioni percepite con maggiore immediatezza rispetto ad altri luoghi.

Queste caratteristiche, unite come è facile immaginare ad una lenticolare attenzione nel seguire le evoluzioni (anche storiche a tutto raggio, s’intende, visto che dà piena contezza del quadro di riferimento pre e post caduta del Muro) della scena nel corso del decennio di riferimento, fanno di questo “Teutonic Thrashing Madness” un volume prezioso, che si lascia leggere con grande interesse grazie anche ad una prosa scorrevole, nonostante il ricorso a qualche tecnicismo linguistico che comunque non ne pregiudica mai fruibilità.

Per gli appassionati di metal un libro da non lasciarsi sfuggire. Per i curiosi di editoria musicale, un’opera per approcciare una realtà magari sconosciuta e piena di fascino.

Domenico Paris 

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