“Starship è un asset strategico per la nuova agenda spaziale americana. Nell’era del cyberspazio, gli Usa dovranno mantenere la propria supremazia. I satelliti di Starlink, gli androidi Optimus, le potenzialità di Neuralink e i razzi di SpaceX saranno probabilmente le nostre armi. Non solo degli Usa, ma dell’intero Occidente. Ci piaccia o meno”.
È in libreria La gaia incoscienza. Immaginario del tecnopotere di Guerino Nuccio Bovalino (Luiss University Press, pp. 168, € 12,00).
Bovalino ci racconta la crisi del progressismo apocalittico, incarnato dagli esponenti di una politica zombie che ha trasformato Greta Thunberg nella Cassandra del nostro tempo: un progressismo che crede nella crisi economica permanente e si affida alla cancel culture e alla teoria gender.
Con un Obama visto come un Messia e, allo stesso tempo, come l’estrema unzione del progressismo: “Nell’allucinazione obamiana risiede il seme da cui gemma il nuovo nichilismo progressista. Come una pianta che muore perché innaffiata eccessivamente con l’acqua dell’utopia. Ma che nel morire si trasfigura come pianta carnivora, che non dà più ossigeno capace di nutrire simbolicamente gli esseri umani, trasformandosi invece nell’opposto: un nuovo tremendo strumento di paura.”
Un pensiero in crisi perché non più in grado di esercitare la sua egemonia in un mondo complesso:
“I progressisti hanno compreso, tardi, di non poter controllare Internet, un medium che è strutturalmente destinato a creare un pensiero divergente, non omologato a quello delle tradizionali fonti di informazione e culturali”.
Da questa crisi nasce una nuova cultura: “È l’alba di un inedito cesarismo tecnologico. I leader della nuova era futuristica promettono al popolo di realizzare quel mondo che la fantascienza da sempre racconta, portandoci a desiderare di poter vivere un giorno quegli straordinari sogni fatti di microchip”.
Non mancano le preoccupazioni di Harari: “Per Harari il tecnopotere è l’apprendista stregone che ha liberato forze incredibilmente potenti. Usa e Cina stanno creando strumenti che non sanno più controllare. Il populismo fa il resto del lavoro, minando la democrazia e creando un mondo disunito.”
E poi il paradosso occidentale: “Difendere l’identità occidentale, che è sinonimo di libertà e di democrazia, vuol dire invece difendere proprio i diritti di quelle minoranze che paradossalmente la combattono”.
E infine l’autore dipinge l’identikit del politico nuovo: “Il vero segreto del successo risiede nel talento di chi riuscirà a radicare l’effimero, a dare un’anima alle macchine, a trovare una corrispondenza baudelairiana fra l’eterno bisogno di una radice che risieda nell’umano e l’infinito indistinto verso cui tende e ci trasporta l’artificio tecnologico che irrompe potente nella nostra era. Il nuovo Cesare è un mosaico di talenti e di qualità sovrumane e umanissime. Egli dovrà essere il sarto che ricama trame impossibili fra la carne e il silicio, tra la terra e il riflesso impalpabile di schermi viventi”.
Bovalino ci regala un saggio prezioso, una lettura articolata del presente attraverso lo Spirito del Tempo che ci racconta un’identità fluida, la paura del declino e l’ossessione per i dati e il controllo. E un potere che, come sempre nella Storia, trova la forma più adatta al suo tempo.
Carlo Tortarolo
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Genesi del tecnopotere
Il filosofo Platone narra nel suo Fedro di un dialogo fra il dio Theut e il re dell’Egitto Thamus. La divinità illustra al sovrano la rivoluzione inaugurata dall’invenzione della scrittura:
Questa conoscenza, o re, renderà gli Egiziani più sapienti e più capaci di ricordare, perché con essa si è ritrovato il farmaco della memoria e della sapienza.
Il re, pur esaltando l’ingegno di Theut, controbatte che esistono coloro che creano le arti e coloro che ne studiano l’uso giudicando i vantaggi di chi le adopererà. Thamus è fra questi ultimi, un critico spietato che realisticamente spegne l’entusiasmo di Theut evidenziando le possibili conseguenze nefaste di quella prodigiosa invenzione. Egli afferma:
La scoperta della scrittura avrà per effetto di produrre la dimenticanza nelle anime di coloro che la impareranno, perché, fidandosi della scrittura, si abitueranno a ricordare dal di fuori mediante segni estranei, e non dal di dentro e da sé medesimi: dunque, tu hai trovato non il farmaco della memoria, ma del richiamare alla memoria.
Il racconto è specchio fedele delle cicliche resistenze che ogni innovazione tecnologica trova dinanzi al suo cammino. La scrittura viene inizialmente recepita come uno strumento potenzialmente pericoloso per le nostre qualità mnemoniche. Nella realtà, è la tecnologia che permetterà la nascita di un nuovo modo di raccogliere e archiviare storie e informazioni, soppiantando l’oralità. Identico il meccanismo con cui ci si oppose alla fotografia, considerata uno strumento magico perché in grado di vampirizzare un istante del reale, tramutando i vivi in un’immagine morta. Allo stesso modo il cinema, dove il corpo smaterializzato rivive sullo schermo come proiezione fantasmagorica. Chi ne colse la potenza, anziché tacciarlo di stregoneria, lo trasformò nello strumento di propaganda per eccellenza, insieme alla radio. L’occhio cinematografico divenne lo sguardo complice del potere, reinterpretando la realtà e riconsegnandola allo spettatore nelle forme desiderate: il montaggio del cinema sovietico e le immagini dei discorsi di Piazza Venezia sono esempi plastici di questa nuova tattica narrativa. Nasce la televisione che rende domestica la visione.
La costruzione della verità avviene ora nell’ambito della propria intimità quotidiana. Il mondo irrompe nelle nostre case. Il potere si frantuma e prende direzioni infinite: lo detiene da quel momento chi usa la tv per offrire un sogno capace di far volare e fuggire con l’immaginazione al di là delle mura domestiche. Internet romperà il giocattolo dello schermo unidirezionale televisivo, creando micro-mondi, uomini atomizzati, piegati sui loro smartphone e intenti nell’opera di ri-creazione continua della propria identità sociale deflagrata in una miriade di nuove identità digitali. Il potere si trasferisce nelle mani di coloro che riescono a interpretare questo desiderio di rivalsa, a tratti rabbioso, del popolo della rete che finalmente ha un megafono per comunicare il proprio disagio e avanzare le proprie richieste. È l’era del populismo digitale, costruita su un’utopica idea di cittadinanza digitale che si mostra poco aderente ai fatti. La comunità politica che sorge nella rete si declina nella realtà più come un gruppo anarco-ludico che come un compatto partito politico classico. Motivi, questi, che rendono il peso politico dell’utente social fluido e poco incisivo.
L’era dell’IA ci porta nel tempo nuovo del potere artificiale. L’utente non ri-costruisce solo la propria identità, ma può ora costruire interi mondi ex novo. È l’era dell’utente artigiano, del creatore di falsi mondi e false storie. Quale politica possa generare una comunità globale che costruisce la propria vita su opere frutto di una intelligenza artificiale generativa è ancora difficile da prevedere e comprendere. È utile, d’altronde, provare a “surfare” sulle dinamiche che hanno fatto fiorire questo inedito immaginario sociale e sulle prospettive che esso pare alimentare. Nelle pagine che seguono non troverete il racconto delle vite straordinarie dei nuovi supereroi imprenditori tech. Non avrete accesso neanche a informazioni sulle loro parcelle o sugli investimenti economici miliardari. La gaia incoscienza è un trattato teologico-spettacolare che indaga miti e immaginari del nostro tempo ibrido, diviso fra due visioni del mondo. La prima visione, al suo tramonto, è costituita dalla disillusione dell’ideologia progressista classica che mira a costruire un mondo migliore attraverso una governance globale iper-etica, virando su un pensiero a tratti apocalittico in funzione ambientalista e anti-tecnologica. L’altra visione è la nuova utopia tecnofuturista, che dispiegandosi come nuovo progetto post-democratico e post-politico chiede al popolo di avere mani libere nel resettare il mondo che viviamo, per riconfigurarlo come un utopismo libertario e promettendo all’umanità di regalarle in cambio un nuovo sogno e una rinnovata fiducia nel futuro. Il Paradiso terrestre.