Se Blaise vivesse nel 2026 probabilmente cinguetterebbe a colpi di tweet, oppure sarebbe dedito al found footage. Kodak pare l’occhio dell’autore che trasmigra e trasfigura ad ogni battito di ciglia. Forse inconsapevolmente questo nuovo modo di fare poesia stava cercando là fuori un meccanismo per tradursi efficacemente in un nuovo dialogo visivo, ponte tra l’intimità dell’autore e le immagini proiettate su carta.
Blaise Cendrars, pseudonimo di Frédéric-Louis Sauser (La Chaux-de-Fonds 1887- Parigi 1961) è stato uno scrittore, poeta, saggista, giornalista, sceneggiatore svizzero naturalizzato francese. Ungaretti lo definì un nomade, più russo che francese per quanto amasse non stare mai fermo. Irrequieto, curioso, ansioso di (r)innovarsi, ha sempre dato libero sfogo ai suoi impulsi di viaggio e avventura, di fatto combinando l’osservazione al testo scritto e immediato. Nel Der Sturm (1913, una delle riviste più influenti per l’espressionismo, il cubismo e il futurismo in Germania) dice di sè: Mi piacciono le leggende, i dialetti, gli errori linguistici, i romanzi polizieschi, la carne delle ragazze, il sole, la Torre Eiffel. Durante la prima guerra mondiale perde il braccio destro, ma la sua vocazione e i suoi primi scritti stavano già facendo la differenza nella Parigi che conta, a stretto contatto con Chagall, Léger, Survage, Suter, Modigliani, Csaky, Archipenko, Jean Hugo e Robert Delaunay. Blaise sapeva come muoversi, possedeva il fiuto avanguardista selvaggio di chi sa sbirciare il mondo e sfuggire alla sua stretta mortale al momento opportuno. D’altronde, il ritratto realizzato da Modigliani sembra affermare una certa spregiudicata propensione all’overthinking.
C’è del fantastico in Kodak (Documentario). La collana “Interno Novecento” porta nelle librerie italiane, per la prima volta, quest’opera del 1924, collocandola come un piccolo classico della letteratura francese. Mia Lecomte traduce e apre con L’equilibrio dell’instabile, prefezione ordinata e precisa, per l’appunto incisiva nel descrivere l’intera vita-scrittura di Blaise Cendrars (come) una mirabolante arte della fuga (dell’io dall’io). La vitalità e il ritmo sono avanti di molti anni, nell’immediatezza l’arte del risveglio quotidiano, la radicalità di un battito immutabile che non vuole annegare e pretende di essere sempre (ri)montato da capo.
E avanzo da solo con il mio piccolo apparecchio kodak in 
un terreno dove posso camminare senza fare rumore
Non c’è niente di più divertente che vedere alzarsi
abbassarsi rialzarsi di nuovo
Aggirarsi in ogni direzione
Le proboscidi degli elefanti
Di cui la testa e il corpo immenso restano nascosti
Giardino lussureggiante come una radura
Sulle rive vaga l’eterna canzone frusciante del vento nel
fogliame delle casuarine
Con in testa un leggero capello di giunco e armato di un
ampio parasole di carta
Contemplo i giochi di gabbiani e cormorani
O esamino i fiori
O qualche pietra
Ad ogni gesto spavento scoiattoli e topi di palma
Testi in francese e italiano, main dans la main.
Samuel Chamey
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Kodak, Blaise Cendrars, Interno Poesia Editore 2026, Pp. 164, Euro 14,25.