È in libreria da oggi Degrado Paradiso di Ray Banhoff (Transeuropa 2026, pp. 170, € 17).
Un affresco in versi (con gratta e vinci in copertina) sui quarantenni senza rendita né gloria, costretti a lavorare perché non hanno ricevuto eredità.
Ragazzi che per anni hanno letto, suonato e sognato e si trovano in un presente deprimente immerso in un consumismo disperato. Ma non rinunciano a sognare e a desiderare di più.
Una poesia prosaica che inquadra quel che resta e che ancora si fa interrogare nella miseria dell’esistente:
“L’ottantenne si vanta ha chiavato una rumena…Merito de “la pasticca”.
Altre volte la vitalità improbabile che diventa scherzo: “«Quaranta euro per leccartiii la fiaaa»
lo dice tutte le mattine un omino alla panaia”.
E poi come le Forme uniche della continuità nello spazio di Boccioni: “I trans, spiritati, avanzano ad ampie falcate”.
Mentre ci si scontra con la realtà: “Sto andando a un incontro pubblico e ho le mani che sanno di fica”.
E ci si spoglia nella consapevolezza: “Sono un bel niente, un equilibrio rotto”.
Un poema minimalista, senza illusioni, con appetiti e sbalzi di umore che ci ricorda che esista o meno, questa è la realtà. 
Carlo Tortarolo
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Il Bar Degrado è l’unico circolo Arci
in cui si inneggia a Mussolini
Entra l’elettricista
e mi fa: «Ma quest’impianto è fuori norma dal ‘90!».
Eh lo sapevo, ogni tanto avevo paura…
Un paio di volte ho preso la scossa
togliendoppiatti dalla lavastoviglie.
«Eh ci credo, i tubi son tutti di ferro,
ora vanno in plastica,
in ferro ci sta che sei sotto la doccia
e la lavatrice non scarica bene
e rimani folgorato.
Non hai neanche il salvavita,
o lo scarico a terra!
Ci vuole il muratore bisogna spaccare tutto…
sarà 10mila euro minimo di lavori.
Ah bimbo, sei seduto su una bomba».
Sì ecco, ecco la
mia vita.
15,31 al bar
imbriachi immersi nel sole giallo
fiati pesanti e discorsi loffi
basterebbe un secondo a scatenar la scintilla.
Uno gli manca un dente e beve la birra
l’altro tracanna caffè col rum,
Ray-Ban e bombetta, totalmente no-sense.
Entra una con un cane. Nobile. Secco. Coi capelli!
Ecco i briai far mille feste alla bestia
che li fissa immutata, distante.
«ohhhh issa» uno si china per una carezza
e il cane si scansa
e la padrona imbarazzata: «Non gli piace!»
Anzi inorridita…
«‘Ellina»fa il briao
E ride roco, tutto rosso, loco
completamente ignaro di esser respinto
perché nel sole giallo caldo di gennaio
col vento contro, per 4 euro e 50,
egli ha vinto.
Al bar del complottista, c’è una bisca clandestina
una breccia dentro al muro,
il Campari del postino, abbandonato,
verdura mencia dietro al vetro,
la parete dei grattini
scegli quale vuoi: Il Milionario o I Faraoni?
L’albanese sbottonato, le urla stridule dei bimbini
sono gli anni Cinquanta, poi Novanta, poi i Duemila
la fila lenta di lumaca, una foto del Cesena
stinta, ingiallita, di un altro tempo
una nuance, scent of a woman
Malizia profumo d’intesa e la donna pitonata
Calippi svuotati restano i gusci,
aperitivi sudati, raccatti i tuoi cocci con scioltezza,
la Gazzetta stropicciata, la Juve sempre loffia
l’alternarsi di stagioni uguali o simili, indistinguibili
l’epitaffio dell’uomo in ciabatte, del bisfrattato
dell’ analfabeta funzionale che segue il calciomercato
Laudrup mirami al cuore, non un palmo più su
mira e non ci pensare, colpe per me non ne hai.
La gente fa un sacco di rumore io tolgo anche la suoneria del cellulare
per non disturbare per non farmi vedere
per non farmi dire di tagliarmi i capelli.
O che sono sbagliato, o diverso
un po’ li combatto
un po’ cerco la loro attenzione.